Torre Veneri, la replica dell’Esercito: “Contaminazioni già escluse da Università e Procura”

sabato 13 febbraio 2016

In una nota arriva la risposta ufficiale al diniego della Regione Puglia alla Via: “Esercitazioni limitate e senza alcun danno all’ambiente”.

Torre Veneri, dopo la decisione della Regione Puglia che ha negato la valutazione di impatto ambientale, arriva la replica dell’Esercito in un comunicato della Scuola di Cavalleria di Lecce. Nella nota si precisa come nell’ambito del programma annuale di monitoraggio ambientale, che la Forza Armata predispone per i propri sedimi al fine di monitorare ogni possibile fonte di inquinamento, “rientri d’iniziativa anche il poligono di Torre Veneri per il quale è stato prodotto un piano di valutazione di incidenza ambientale proprio a significare la disponibilità dell’Esercito”.

“Da evidenziare – si legge ancora - come il poligono di Torre Veneri abbia subito nel corso dell’ultimo ventennio (1995-2015) un graduale ‘decremento’ delle attività addestrative e, in particolare, delle giornate ‘a fuoco’ soprattutto nella stagione ‘riproduttiva’. Peraltro, in ossequio all’evoluzione delle tecnologie militari, la F.A. ha progressivamente utilizzato munizionamento, materiali e mezzi di sempre minore impatto ambientale, investendo su sistemi di simulazione (Siat - Sistema integrato di addestramento terrestre) che, prevedendo l’utilizzo di sistemi virtuali in luogo a mezzi e munizionamento reali, hanno concorso a incidere in misura sempre minore sull’habitat floro-faunistico del sito”.

Peraltro la superficie effettiva destinata alle attività esercitative nel poligono, ricompreso nell’omonimo Sic non interesserebbe l’intera superficie del sito ma il 60% e le attività addestrative non interesserebbero il Sic “Bosco La Lizza e Macchia del Pagliarone” contenuto nel sedime del poligono.

“In merito ai superamenti evidenziati di rame e piombo – si chiarisce -, la valutazione d’incidenza prodotta dalla Forza Armata ha già indicato che vista la natura dei potenziali contaminanti (prevalentemente inerti derivanti da attività a fuoco), si escluderebbe la possibilità di assorbimento da parte di organismi viventi. Sull’argomento ogni approfondimento è necessariamente rimandato al termine del piano di caratterizzazione in corso di perfezionamento amministrativo. Quanto alla valutazione d’impatto sul mare – si conclude -, un recente studio del Dipartimento di Scienze tecnologiche e ambientali dell’Università del Salento aveva già escluso, come anche la Procura nell’ambito dell’inchiesta, qualsiasi ipotesi di contaminazione”.

 

 

 

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