Salute Sette Cavallino 

“La cannabis terapeutica non è una droga”, le novità sull’uso medico

Dibattito acceso tra esperti neurologi e anestesisti in un convegno che ha fatto chiarezza sull’uso della marijuana per scopi medici. Tutto sui principi antinfiammatori e sui successi contro il ...

Dibattito acceso tra esperti neurologi e anestesisti in un convegno che ha fatto chiarezza sull’uso della marijuana per scopi medici. Tutto sui principi antinfiammatori e sui successi contro il dolore in campo oncologico e non solo.  “Dobbiamo educare le persone sul fatto che la marijuana non è una droga, ma un fiore e Dio l’ha messa qui”. La professoressa Patrizia Cretì cita una frase che si rivolge a chi ha pregiudizi su una pianta che contiene principi capaci di combattere il dolore, le infiammazioni e una serie di gravi problemi di salute. Il convegno che si è tenuto nella sala conferenze del Centro di Maria Luisa e Ruggiero Calabrese di Cavallino, intitolato “Update sulla cannabis terapeutica, evidenze, indicazioni terapeutiche emergenti, continuità terapeutica”, ha fatto ulteriore chiarezza sulle nuove frontiere di questo tipo di terapia. Molto spesso il pregiudizio nasce dalla mancanza di conoscenza: lo spiega nell’intervista di oggi il dottor Felice Spaccavento, che ricorda come sia necessario studiare (per gli stessi medici) una materia che è nuova. Il dottor Giovanni Caggia chiarisce che in alcuni casi oncologici la cannabis può sostituire gli oppiacei. “Si tratta di una sostanza molto particolare: le dosi, l’utilizzo e la terapia si migliorano con l’esperienza - spiega il neurologo- C’è un nuovo modo di fare medicina: il real life, cioè riportare tutto alla vita reale ecco perché è così importante l’esperienza e quello che un paziente riferisce. Gli effetti della marijuana su ogni singola persona variano.  I principi della cannabis sono tantissimi: questa complessità rende la sostanza difficile da standardizzare in un protocollo o in uno studio scientifico”.  I PRINCIPI CHE COMBATTONO LE INFIAMMAZIONI  “Il THC, che non deve far pensare solo allo ‘sballo’ e al fumo da strada, ha effetti positivi sulle infiammazioni e sul dolore: è il fitocannabinoide più conosciuto, ma non è il solo - spiega il direttore del Centro Cefalee Calabrese, il neurologo Giovanni Caggia - Ci sono principi come il cannabidiolo, il CBD, un cannabinoide non psicotropo, che ha effetti anche superiori al THC. L’efficacia antinfiammatoria di alcuni principi della cannabis apre nuove prospettive.  Tra le potenzialità della cannabis ci sono gli effetti prodotti dai terpeni, in particolare il Beta-Cariofillene, che è un fortissimo antinfiammatorio utile nelle cure di artrosi e altri tipi di infiammazioni. È una prospettiva di lavoro interessante quella di sostituire con gli elementi di una pianta naturale i farmaci antinfiammatori chimici”. La marijuana contiene, tra i tantissimi principi il cannabinoide THC o delta 9-tetraidrocannabinolo: siccome questo cannabinoide (uno su 70 -100 contenuti in una foglia) ha degli effetti psicotropi la maggior parte dei “profani” si fa sopraffare dal pregiudizio. Poi ci sono elementi come il cannabidiolo, che ha effetti straordinari contro il dolore nei pazienti oncologici e non ha effetti psicoattivi. I TERPENI  I terpeni sono una classe di composti che determinano gli odori nei vegetali: gli odori di lavanda o rosmarino sono un mix di terpeni. Queste molecole, presenti nelle piante di cannabis (ce ne sono circa 100 tipi), hanno proprietà antinfiammatorie, antidolorifiche, antibatteriche (in particolare il mircene che si trova nelle foglie di marijuana) e lavorano in sinergia con i cannabinoidi. Si è scoperto che i terpeni possono influenzare la quantità di THC che entra nel cervello attraverso la barriera emato-encefalica e possono influenzare direttamente i neurotrasmettitori. Il Beta- cariofillene, ad esempio, ha una forte azione antinfiammatoria: è un terpene le cui qualità sono note dall’antichità. È importante non bruciarlo ma ingerirlo insieme agli alimenti. Di recente si è scoperto che i terpeni svolgono un ruolo importante sui particolari effetti della marijuana, ma non tutti hanno gli stessi effetti: alcuni ci fanno rilassare, altri ci possono eccitare. L’industria della cannabis terapeutica si sta concentrando sugli effetti che si possono ricavare dalla sinergia di terpeni e cannabinoidi. Col limonene, ad esempio, si possono avere importanti effetti stimolanti, aggiungendo linalolo, invece, l’effetto è rilassante: è la nuova frontiera della medicina tutta da scoprire.  LA RELAZIONE DEL DOTTOR FELICE SPACCAVENTO Felice Spaccavento, anestesista barese, utilizza la cannabis terapeutica nel dolore cronico. I dolori sono di diverso tipo: nocicettivo, neuropatico, idiopatico e nociplastico. I cannabinoidi riducono il dolore e la rigidità, riducono le citochine infiammatorie e agiscono anche in maniera periferica. Effetti positivi che si riscontrano anche nelle terapie antinfiammatorie. “In futuro si potrebbero produrre delle creme che sfruttano il valore antinfiammatorio del CBD estratto dalla marijuana per combattere le infiammazioni  - riflette l’anestesista - Non c’è mai stato nessun morto di cannabis terapeutica: i principi attivi possono essere utilizzati nel dolore ed è più efficace della morfina, ma con meno effetti collaterali. La cannabis non è la panacea di tutti i mali e non può essere utilizzata sempre da sola nel dolore oncologico - ha continuato il dottore - Ma nel dolore che riguarda il paziente oncologico o con una sclerosi multipla integra o sostituisce. Il paziente anziano con artrosi o con tutta una serie di problematiche può ottenere importanti risultati attraverso la cannabis terapeutica”.  INTERVISTA AL DOTTOR FELICE SPACCAVENTO, L’ANESTESISTA CHE CURA CON LA CANNABIS  Dottore, la cannabis terapeutica non sarà la panacea di tutti i mali, ma ne combatte moltissimi, vero? “La utilizziamo con buoni risultati anche per contrastare nausea e vomito indotti da chemioterapici e radioterapici, oppure per altre differenti problematiche, come le sindromi epilettiche dei bambini. La cannabis può sicuramente aiutare a combattere il dolore: chi, come me, ha la responsabilità di trattare i pazienti ha il dovere di prendere in considerazione questa sostanza”.  Il problema di noi profani è che quando sentiamo la parola cannabis ci viene in testa lo spinello “da strada”. “Questo è il pensiero più sbagliato. La cannabis come terapia viene data in olio, compresse o vaporizzata (che permette di bruciare la sostanza a temperature molto più basse del fumo della sigaretta, permettendo di inalare principi positivi e sani). Il fumo dello spinello non è terapia: tra l’altro le sostanze illegali che circolano tra i giovani contengono tutta una serie di veleni che danneggiano la salute (additivi e coltivazione di dubbia origine). Nel caso di spinello illegale, l’uso prolungato, può dare dei problemi, ma qui si parla di altro”.  Come si spiega che il principio più noto sia solo quello dello sballo, il THC? “Intanto chiariamo che il THC non ha solo questa funzione psicoattiva, ma si lega ad alcuni recettori che abbiamo nel nostro sistema producendo effetti antidolorifici e antinfiammatori. Inoltre la cannabis non è solo THC, ma anche CBD e tutta una serie di cannabinoidi che hanno effetti positivi sul dolore e insieme ai terpeni hanno sul nostro organismo un effetto entourage, cioè un fitocomplesso con tante sostanze che hanno effetti curativi per moltissime patologie”.  Oggi si parla molto del CBD “Sì, perché svolge un’azione antinfiammatoria, analgesica, miorilassante e, secondo gli studi più recenti, antiepilettica. Alcune ricerche attribuiscono un ruolo fondamentale al cannabidiolo nelle epilessie dei bambini.  In alcuni casi oncologici può bastare anche solo la cannabis? “Molti pazienti oncologici che usano gli oppioidi subiscono gli effetti collaterali: è chiaro che io, in qualità di terapista del dolore, se posso utilizzare un farmaco con meno effetti collaterali, lo faccio. Se il paziente risponde bene a questa terapia, io posso utilizzare anche solo i cannabinoidi”.  La produzione della cannabis terapeutica è ancora incomprensibilmente deficitaria, come si spiega? “È assurdo, ma spesso i pazienti non riescono a reperire il prodotto. Ci sono due grandi problemi: la produzione e la burocratizzazione. I pazienti vengono mandati da un ufficio all’altro per avere la loro terapia. Questo non è giusto. Troppo disagio per ottenere un diritto. Bisogna puntare su meno burocrazia e maggiore produzione”.  Marijuana e morfina possono essere complementari o alternative in medicina? “Oppioidi e cannabinoidi agiscono in maniera diversa, ma sinergica. Esistono già i primi studi sulla coanalgesia: l’uso sinergico di oppioidi e cannabinoidi nel dolore oncologico sta dando buoni risultati”.  Esistono ancora tanti medici restii ad utilizzare la cannabis, come mai? “Il pregiudizio è un fattore culturale ed è dovuto al fatto che non ci si mette a studiare una materia nuova e una nuova medicina. Alcuni sono poco propensi, anche per pigrizia, alle novità”.   

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