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Stimolazione magnetica transcranica e psicoterapia: approccio integrato contro la depressione

Questo tipo di terapia su soggetti depressi può essere unita ai farmaci e alla psicoterapia

La stimolazione neuronale attraverso l’elettricità ha prodotto importanti risultati nel mondo: esistono diverse pubblicazioni al riguardo. Il direttore del reparto Neurologico del Centro Calabrese di Cavallino, Giovanni Caggia, ci spiega che questo tipo di terapia su soggetti depressi può essere unita ai farmaci e alla psicoterapia. La stimolazione magnetica transcranica può essere utilissima nel caso di farmacoresistenza. La dottoressa Selenia Greco, Neuropsicologa Clinica e Forense, si occupa della fase psicoterapeutica, combinando così più terapie e affrontando con successo, in maniera multidisciplinare, un problema gravissimo come quello della depressione. 

La depressione oggi è la seconda causa di disabilità del mondo, ma si stima che nel 2030 salirà al primo posto. In una società altamente competitiva, frenetica, alienante e che lascia poco spazio alle emozioni è facile avvertire il “mal di vivere”. 

«La depressione determina una perdita consistente di produttività e un aumento della mortalità - ci spiega la neuropsicologa Selenia Greco - Comporta disabilita lavorativa e sociale più elevata rispetto a malattie come ipertensione, diabete, artrite e lombalgia. Siccome esistono diverse forme cliniche, è più corretto parlare di depressioni, situate lungo un continuum depressivo. La tendenza alla tristezza, alla scarsa autostima, il pessimismo e l’autoisolamento si possono trasformare in una terribile malattia, che può spingere al suicidio. La persona appare cupa, introversa, solitaria, incapace di divertirsi, tendente alle rimuginazioni. Bisogna distinguere le reazioni depressive fisiologiche, come la tristezza (reazione alle avversità), il blues (cattivo umore transitorio) e il lutto (nei vissuti di perduta)». Ogni anno nel mondo si suicidano circa 880.000 persone: in Italia oltre 4000 l’anno. Si tratta di un fenomeno largamente diffuso che è una delle principali cause di morte tra i 14 e i 29 anni. Il fattore depressivo contribuisce alla scelta suicida, anche se si tratta di una vulnerabilità che si acquisisce durante lo sviluppo. I disturbi mentali sono di natura recidivante-cronica e coinvolgono complessi sistemi neuronali ed endocrini, motivo per cui l’efficacia di una terapia si valuta non solo dalla riduzione sintomatologica, ma anche da fattori preventivi e di mantenimento della funzionalità psicosociale. Insomma, non bisogna limitarsi a curare solo i sintomi. Le principali linee guida internazionali concordano sulla necessità di personalizzare i trattamenti sulla base delle caratteristiche socio demografiche, cliniche e psicologiche: è importante un approccio integrato a specifici interventi psicologici e psico-sociali che possono contribuire a una revisione sintomatologica, funzionale e personale. L’approccio nella battaglia alla depressione dev’essere multidisciplinare, con la medicina di precisione (adattata al singolo paziente). 

STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA  

«La stimolazione magnetica transcranica si è dimostrata un’arma importantissima contro le dipendenze ma anche contro la depressione: viene utilizzata in strutture d’eccellenza in tutto il mondo - ci assicura il neurologo Giovanni Caggia - Agisce ‘resettando’ determinate aree corticali che sono implicate nella depressione (nella fattispecie la corteccia prefrontale dorsolaterale di sinistra, dove si incentrano la maggior parte dei protocolli). Stimolando magneticamente quest’area celebrale si stimolano anche altre zone, perché i circuiti celebrali sono più o meno sempre connessi. Quindi non si agisce solamente nell’area dove l’impulso arriva, ma indirettamente anche nelle altre aree celebrali che sono implicate nella depressione e nell’ansia». 

In altre parole, i neuroni vengono stimolati e la stimolazione può essere di tipo “eccitatorio” o ”inibitorio”, a seconda della frequenza. Nel caso di alcuni disturbi neuropsichiatrici, come il disturbo ossessivo-compulsivo, si pratica una stimolazione magnetica transcranica inibitoria. Nel centro dei dottori Maria Luisa e Ruggero Calabrese è stata utilizzata molto questo tipo di terapia per combattere le dipendenze: “Abbiamo ottenuto importanti risultati su tutti i pazienti che si sono sottoposti a questo dopo di protocollo. Persino con gli schizofrenici, affetti da allucinazioni uditive, siamo riusciti a ottenere importanti risultati attraverso la stimolazione magnetica transcranica, che funziona nell’ampio ambito neurologico e psichiatrico». La stimolazione magnetica transcranica è un’importante opportunità, perché le medicine nella depressione funzionano fino a un certo punto: ci possono essere dei casi di farmacoresistenza o effetti collaterali del farmaco (anche gravi, oltre all’obesità) che non consentono la prosecuzione della cura. Del resto, come ci spiega il neurologo, la terapia farmacologica può essere fatta per un determinato periodo di tempo e affiancare la stimolazione transcranica può solo essere un vantaggio in più. Le linee guida internazionali spiegano che una terapia con antidepressivi dev’essere prescritta per un massimo di 10 settimane. Molti pazienti che soffrono di depressione cronica possono non rispondere bene ai trattamenti farmacologici. Ecco perché la stimolazione magnetica transcranica può essere l’arma in più (spesso da affiancare al farmaco). Studi internazionali consigliano di integrare le due terapie: quella farmacologica e quella della stimolazione magnetica. «Nel caso di depressioni stagionali o post partum la stimolazione magnetica transcranica può essere una validissima alternativa al farmaco»- puntualizza il dottor Caggia. 

DURATA DELLA TERAPIA 

Naturalmente la stimolazione magnetica non può essere utilizzata in pazienti che hanno il pacemaker o altri dispositivi elettronici impiantati nel proprio corpo, perché gli impulsi magnetici potrebbero alterare il funzionamento di queste apparecchiature. La terapia della stimolazione è controindicata in pazienti con epilessia grave. I protocolli approvati a livello internazionale consigliano la stimolazione transcranica per un periodo che va dalle quattro alle sei settimane nel caso di depressione, con sedute che vanno dal lunedì al venerdì. La seduta dura circa 30 minuti: «Il paziente può venire anche da solo e in quel tempo essere sottoposto alla psicoterapia, oppure fare altro». Alla stimolazione, a seconda dei casi, si può aggiungere un trattamento farmacologico seguendo le linee guida internazionali. Per valutare i risultati farmacologici, oppure quelli ottenuti dalle altre terapie, si utilizza la scala della depressione di Hamilton (Hamilton Depression, Rating Scale, ou Ham-D): é una scala comunemente usata in ambito clinico per valutare gli stati depressivi. Ecco perché quando un antidepressivo non funziona è necessario provarne un altro: il periodo di assunzione del farmaco deve essere limitato, come prevedono le linee guida ufficiali. «Mi è capitato di vedere cose assolutamente irrazionali: ho incontrato pazienti che utilizzavano un antidepressivo, che non funzionava, per quattro o cinque anni di fila» - spiega il dottore Caggia. 




NEI CASI DI DEPRESSIONE LA PSICOTERAPIA È DA ASSOCIARE ALLA STIMOLAZIONE MAGNETICA TRANSCRANICA 

Depressione, disturbo ossessivo-compulsivo attacchi di panico e tanti altri problemi possono essere risolti associando stimolazione magnetica transcranica e psicoterapia. «La stimolazione elettrica si ottiene con due elettrodi che stimolano principalmente la corteccia prefrontale dorsolaterale - spiega la dottoressa Selenia Greco - Agiamo su un’area  cerebrale implicata  nel funzionamento di aspetti cognitivi che sono inficiati e che possono essere considerati una causa, una fisiopatogenesi del disturbo depressivo. La stimolazione in quell’area ci permette di ampliare il segnale elettrico e quindi di favorire una migliore risposta nel contrastare i sintomi, ma anche dal punto di vista cognitivo. La persona ottiene un miglioramento dal punto di vista del ragionamento, nella ristrutturazione cognitiva e nell’applicazione delle strategie cognitive trasmesse durate la seduta di psicoterapia. L’approccio psicologico modifica il ragionamento a lungo termine: con la stimolazione magnetica transcranica, il paziente usufruisce contemporaneamente dei vantaggi di due terapie. In questo modo otteniamo dei risultati immediati. L’approccio terapeutico integrato interviene non soltanto sull’eliminazione dei sintomi, ma anche sul buon funzionamento e sul miglioramento della qualità di vita. Anche l’approccio psicoterapeutico è individualizzato: viene plasmato sulle esigenze del singolo paziente. Ci sono stati depressivi che provocano uno scarso rendimento al lavoro, con dei vuoti di memoria: stimolazione transcranica e psicoterapia, in un approccio integrato, sono le armi migliori per riprendere in mano la propria vita. 


Gaetano Gorgoni 




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