Turismo 

Concessioni demaniali e direttiva Bolkestein: balneari a confronto ad Expo Rimini

In attesa dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 20 ottobre, che stabilirà le sorti di 30mila imprese balneari, il presidente di Federazione Imprese Demaniali Salento, Mauro Della Valle, ha chiamato a raccolta gli imprenditori salentini del settore, rendendoli partecipi della più importante fiera sul turismo.

RIMINI / LECCE - In attesa dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 20 ottobre, che stabilirà le sorti di 30mila imprese balneari, il Presidente di Federazione Imprese Demaniali Salento, Mauro Della Valle, ha chiamato a raccolta gli associati imprenditori salentini del settore, rendendoli partecipi della più importante fiera sul turismo, l’expo di Rimini: l’occasione è stata data dalla conferenza stampa organizzata da Alex Giuzio, caporedattore di Mondo Balneare, sui possibili scenari giurisprudenziali futuri, circa la scadenza delle concessioni demaniali, fissata per il 2033.

In collegamento da remoto, il Presidente del Tar Lecce, Antonio Pasca, ha evidenziato come il vero assente sia il decisore politico, facendo appello al buon senso e auspicando la creazione di commissioni “ad hoc”, laddove i Comuni non siano in grado di sciogliere i nodi: «Il giudice interviene solo se c’è una domanda di giustizia quindi in questo stato di incertezza non si può fare affidamento sul giudice. Il sistema amministrativo dovrebbe andare avanti con le gambe proprie mentre qui manca del tutto l’applicazione della legge, che diventa un “optional”. Il Tar che presiedo ha ritenuto di sollecitare una riflessione critica e autocritica. Non solo era “in vacanza” il buon senso ma lo erano le stesse norme giuridiche. La giurisprudenza della Corte di Giustizia è per noi vincolante nel dire che l’articolo è ostativo alla proroga automatica della concessione demaniale. Il Tar Lecce ha posto dei problemi finalmente e mi sento soddisfatto: per troppo tempo ci hanno fatto credere che il Tar Lecce non faceva testo ma invece il grande problema della Bolkestein è che il vero assente è il decisore politico. Dov’è la certezza del diritto, se ogni comune va per conto suo? Già questo è contrario ai principi della Corte di Giustizia. Occorrerebbe individuare premialità e penalità, occorrerebbe una divisione in tre fasce sia con riferimento all’impatto ambientale e paesaggistico sia con riferimento al livello di redditività. Bisognerebbe fare “tabula rasa” perché una norma che dichiarasse la nullità “ex lege” di tutti i provvedimenti di diniego di proroga al 2033 dovrebbe essere azzerata per poi ricominciare. Una normativa nuova e completa, che riformi il codice della navigazione come il problema del montaggio e smontaggio delle strutture.

Nella nostra riflessione abbiamo cercato di dare degli ancoraggi di buon senso: quando il giudice si trova davanti due norme che nella scala dei valori sono parificate ma fra esse contrastanti, dobbiamo valutare il fatto che un’impresa va garantita dallo Stato in tutte le sue estrinsecazioni e quindi anche dalla pubblica amministrazione. Le concessioni demaniali sono diventate forse anche un po’ per caso un terreno di scontro su questioni fondamentali riguardo i rapporti tra norme di integrazione europea, tra giudice nazionale e internazionale. Il diritto è una materia viva che cerchiamo di affinare e di limare come una scultura su cui si lavora sempre e quindi occorre valutare anche se le normative di armonizzazione possano essere compatibili tra loro.

Che si debba andare a gara è fuori discussione. Il problema è che è adesso non abbiamo credibilità perché il recepimento della normativa sulla procedura di infrazione era molto all’italiana, mentre occorre una normativa di attuazione seria. La politica dovrebbe dare la rotta: dobbiamo presentarci all’Europa con una precisa riforma del settore con la previsione delle regole delle gare e della loro durata: è lapalissiano che nessun imprenditore faccia investimenti con scadenza di un anno. Occorre una legge che disciplini la concorrenza: come si può pensare all’imparzialità quando alcuni comuni hanno un anno di tempo, altri due, altri tre?

Il miglior concessionario non è quello che offre più soldi. Bisogna anche considerare i canoni, sulla base della qualità: occorrono dei requisiti soggettivi molto stringenti proprio per evitare che le spiagge finiscano nelle mani di società spregiudicate, con il riciclaggio di denaro proveniente da attività illecita o comunque al limite della legalità».

A prendere poi la parola, Leonardo Maruotti, l’avvocato che insieme a Francesco G. Romano difende gli imprenditori di FID: il legale ha posto un semplice interrogativo, chiedendo come può un ingegnere o un architetto avere le conoscenze tecniche per capire quando una norma europea è direttamente applicabile e stabilirne il limite:

«Le gare non sono un nemico dei balneari. Le gare in assenza di regole sono il nemico dei balneari, ed è questa la sintesi di quanto ha affermato la sentenza del TAR Lecce.

Il principio della gara c’è ma il problema è che non ci sono delle regole e ogni comune può fare ciò che desidera, nel più totale arbitrio, col risultato che due comuni limitrofi ad oggi possono decidere diversamente. È auspicabile una riforma totale. Non si può sapere oggi chi può vincere una gara e ciò non consente all’imprenditore di avere alcuna certezza». Ha infine espresso orgoglio il Presidente Mauro della Valle: «Finalmente la mentalità è cambiata e non è quella di cinquant’anni fa. Confidiamo nel fatto che i migliori balneari continueranno a fare sempre questo, per tutta la vita, finché non si stancheranno della propria azienda. Ritengo però che siamo arrivati di fronte all’obbligo di fare un salto di qualità culturale e difenderemo sempre l’attività dei balneari».


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