Teatro Lecce 

Processo a Socrate con Enzo Decaro al Chiostro dei Teatini

Dall’Opera di Platone con Enzo Decaro ed Enrico Palmieri (contrabbasso) per la drammaturgia di Alessandra Pizzi: appuntamento domani, 6 settembre, alle 21

Va in scena a Lecce, sul palcoscenico del Chiostro dei Teatini la nuova produzione ERGO SUM, per la regia di Alessandra Pizzi. Un nuovo progetto artistico che si aggiunge alla lunga e costante tradizione della regista pugliese impegnata nella “riscrittura” dei grandi classici della letteratura. Per questa nuova produzione ha scelto l’opera di Platone e la sua Apologia di Socrate, per raccontare al pubblico, attraverso la trasposizione scenica, un testo di “un’attualità imbarazzante”, come lo ha definito la stessa regista (che cura anche l’adattamento teatrale). Lo spettacolo, affidato alla narrazione dell’attore ENZO DECARO, ripercorre le fasi della vicenda che videro, oltre duemila anni fa, protagonista un uomo, Socrate appunto, dai suoi primi atti d’accusa alla sentenza e lo fa in un una maniera del tutto inedita e originale, ripercorrendo ipotetici e probabili atti giudiziari, i verbali di udienza, le testimonianze, offrendo spunti per la costruzione di quel processo che allo stesso imputato, come voleva la tradizione del tempo, fu negato. “Quale sarebbe stata la sorte di Socrate se gli fosse stata offerta l’opportunità di un giusto processo? E quale sarebbe il verdetto se quel processo si compisse adesso?” Da questi quesiti parte la pièce teatrale (che consolida il sodalizio artistico tra la regista Alessandra Pizzi e l’attore Enzo Decaro, già avviato con lo spettacolo Un’Odissea Infinita), che mira a ribadire l’importanza della ricerca nei classici di spunti per leggere e comprendere il presente. Uno spettacolo che non si pone l’obbiettivo di dare risposte, ma che (socraticamente, appunto) offre allo spettatore spunti di riflessione, elementi di analisi, strumenti per la valutazione. Stimola la curiosità avvicinando il pubblico dei lettori al teatro e quello del teatro alla lettura, in questo tentativo di realizzare un match, nella conoscenza dei grandi autori classici e il bisogno, sempre vivo, di partecipazione condivisa che il teatro sa soddisfare.

In scena con Enzo Decaro, il musicista pugliese Enrico Palmieri, al contrabbasso.

Lo spettacolo si avvale della consulenza tecnica per la riscrittura degli atti processuali di Giuseppe Calogiuri, avvocato, già autore di romanzi e saggi.

Con il patrocinio del Comune di Lecce, PROCESSO A SOCRATE, andrà in scena il 6 settembre, ore 21,00 (Chiostro dei Teatini), nell’ambito della rassegna LECCE IN SCENA

Lo spettacolo si avvale della collaborazione del Consorzio del Teatro Pubblico Pugliese (TPP).

Info al n. 3279097113. Biglietti on line su www.ciaotickets.com e presso tutti i punti vendita del circuito.

Note di Regia a cura di Alessandra Pizzi

Fra tutte, l’opera di Platone, L’Apologia è certamente la più ricca d’informazioni riguardanti il pensiero di Socrate. L’opera appare come un’incondizionata difesa da parte dell’autore, Platone, della figura e dell’insegnamento del suo amato maestro, davanti quelle gravi accuse che lo avevano portato al processo, la cui causa va certamente rintracciata nell’errata interpretazione del suo pensiero. Sebbene Socrate avesse avuto inizialmente alcune possibilità di scelta, per evitare la pena di morte, ammettendo la propria colpevolezza e andare in esilio, egli scelse di non tradire i propri ideali. Nel 399 a. C, dopo aver affrontato il processo, Socrate fu condannato a morte.

Durante il processo a suo carico Socrate non mette in discussione le leggi, ma soltanto l’errore giudiziario di cui è vittima. Ma la sua sorte non lo autorizza a tradire i patti con la sua coscienza. Avrebbe potuto scegliere di non continuare a esporre in pubblico le sue dissertazioni, o di fuggire, ma se lo avesse fatto in ogni caso non avrebbe onorato la sua parola.

 

Un errore giudiziario, quindi, con un processo finito con le condanna a morte, che ricorda quelli ai cui tanto la storia e la cronaca di hanno abituati, e che rievoca, anticipandolo, il più grande errore contro un innocente commesso dall’umanità, e che trova la sua forma più espressiva nell’icona della crocifissione…

La riduzione drammaturgica ripercorre il processo per raccontare una vicenda umana, che è quella di molti: di chi ogni giorno è soggetto al giudizio e allo scherno della folla, perché “diverso”, e di chi sotto il peso di un’accusa infamante errata ha perso la vita.

La giuria popolare che condannò a morte Socrate, aveva cinquecento cittadini, e sappiamo che fu sempre la folla a scegliere di liberare Barabba. Quella stessa che oggi, a distanza di oltre 2000 anni da quegli errori, quando non può capire, preferisce condannare.

La rappresentazione ruota attorno al dialogo tra Socrate e se stesso, oltre la presenza degli accusatori. A Socrate ciò che importa non è dimostrare agli altri la propria onestà, ma restare coerente con se stesso, nonostante le interferenze esterne.

La ricerca della propria verità diventa più importante della prova della propria innocenza, perché di fronte ad una falsa accusa non restano che due strade: infrangere le leggi e quindi essere asserviti a quello stesso sistema che condanna, oppure diventare migliori di se stessi.

Socrate scegli la seconda, sino a sublimare il suo pensiero non alla ricerca della verità oggettiva, ma della bellezza soggettiva che trova nella coerenza del pensiero. Un uomo, quindi, che intraprende uno scambio dialettico con la propria coscienza. “…. Ma è già l’ora di andarsene, io a morire, voi a vivere, chi dei due però vada verso il meglio è cosa oscura a tutti, meno che a Dio”, furono queste le ultime parole che Platone fa pronunciare a Socrate prima di morire. Perché la storia insegna a non dimenticare. 

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