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Manifesti col nome da uomo per la trasgender Gianna: Taffo ne crea uno nuovo

Molto conosciuta ad Andria, la sua nuova identità non era mai stata accettata dai familiari

La morte di Gianna, ad Andria, diventa un caso di transfobia. Conosciuta dai suoi concittadini come donna e ricordata invece nei manifesti funebri con il suo nome da uomo, richiesto e imposto dai familiari, che non hanno mai accettato il suo percorso di transizione verso la conquista di un'identità sessuale che le è costata cara.

La storia di Gianna ha colpito profondamente l'opinione pubblica e i media che, proprio oggi hanno appreso la vicenda grazie al tweet di Vladimir Luxuria, che ha denunciato quanto accaduto sui suoi social: «Muore ad Andria una persona transgender, Gianna, indigente e scartata dalla società. La famiglia decide di affiggere manifesti funebri con il suo nome al maschile (che preferisco non ripetere). Un’offesa al nome e all'identità con cui la conoscevano tutti». Al tweet di Luxuria risponde Riccardo Pirrone, con la proposta di sostituire e correggere in rete il manifesto, per pubblicarlo nella sua corretta forma. Il SMM dell'agenzia funebre Taffo Funeral Services, da sempre attenta a casi di discriminazione di genere e tematiche LGBTQI+, pubblica il manifesto sulla sua pagina ed in breve diviene virale.

Il post viene condiviso dalla Senatrice Monica Cirinnà, con le parole della Corte Costituzionale nel 2017: «L'aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli al momento della nascita, con quello soggettivamente percepito e vissuto costituisce espressione del diritto al riconoscimento dell'identità di genere», scrive Cirinnà che, conclude: «Gianna non c’è più, e la sua dignità deve essere rispettata anche adesso. Nessuno - nemmeno la famiglia di origine, dopo la morte - ha il diritto di violarla». Parole dure che non ammettono giustificazione, come quelle rilasciate da Luxuria che, aggiunge: «Ho voluto essere vicina ad una persona discriminata al quadrato, per il suo orientamento sessuale e per come viveva, senza luce ne riscaldamento».

 All'azione combinata di Luxuria e Pirrone, fanno eco le parole della Sindaca di Andria, Giovanna Bruno: «La nostra città ha persone fragili. Fragilità di varia natura, con storie che vengono anche da lontano, diverse tra loro ma con un denominatore comune: sofferenza, solitudine, tristezza, precarietà sociale o fisica. La città a volte si indigna, a volte respinge. In alcuni casi è solidale, in altri si fa giudice. Storie di vita su cui tanti si arrogano il diritto di intervenire per sentenziare. Apprendo con tristezza che una di queste fragilità cittadine non c'è più: Gianna. Apprendo dai suoi vicini, che in silenzio tante volte l'hanno aiutata, che una brutta caduta le ha stroncato l'esistenza. Con la sua dipartita cade il muro di pregiudizi nei suoi confronti, cade la cultura dello scarto. Ma che ce ne facciamo ora che non c'è più? Quante altre Gianna la nostra Comunità conosce, di cui deve farsi carico a partire dalle istituzioni? Gianna mi ha fermato qualche giorno dopo il mio insediamento. Cercava un alloggio ma mi ha raccontato che nessuno voleva farle il contratto. Aveva un sostegno economico dai servizi sociali ma il suo cruccio era la casa. Questo ho saputo di lei, dal suo racconto. Mi sarebbe venuta a trovare, voleva parlare, essere ascoltata. Oggi, la notizia della sua scomparsa».

Le esequie si sono svolte nella Parrocchia di San Riccardo, in una zona lontana dal centro, laddove la solitudine di quel nome sbagliato ha fatto rumore oltrepassando i confini regionali. Ancora una volta a vincere è l'odio, anche in famiglia.

 

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