Società Maglie 

Religiosa a Maglie e medico a Piacenza: suor Mariachiara in corsia per i malati di Covid

L’esperienza della religiosa, che durante l’emergenza epidemiologica ha riposto l’abito delle consorelle magliesi per indossare il vecchio camice e prestare aiuto in ospedale, raccontata in un articolo dell’Agenzia Sir

Per 30 giorni ha svolto la sua missione in uno dei luoghi più bui, toccati dalle morti per il virus: la corsia di un ospedale. Suor Mariachiara Ferrari ha lasciato il suo abito di suora, e ha deciso di indossare il camice medico per assistere e curare i pazienti a Piacenza, in uno degli epicentri della diffusione del virus. (La storia integrale si può leggere qui, sul sito dell’Agenzia Sir).

Alcantarina nel convento di Maglie, suor Mariachiara ha sentito il richiamo del dovere e ha chiesto di lasciare le sue funzioni per dedicarsi attivamente alla cura del prossimo per un mese, lo scorso 12 marzo. Ottenuto l’ok dalle sue superiori, è tornata alla vita da specializzata in medicina interna.

Tante le storie che hanno segnato la sua esperienza. Suor Mariachiara le ricorda tutte anche adesso che tornata a Maglie. Un volto impresso nella sua memoria è quello di una infermiera, quarantenne, madre di due bambini: «L’ho accolta in pronto soccorso. Aveva combattuto qualche mese prima contro una leucemia dalla quale stava guarendo. Nel frattempo ha contratto il Covid-19. Una persona brillante, sorridente, vivace, molto consapevole del rischio che correva, vista la sua situazione clinica. Mi è rimasta particolarmente nel cuore. L’unico suo pensiero erano i figli. Aveva grinta e determinazione nell’affrontare quest’ennesima prova per quei bambini. Purtroppo, non ce l’ha fatta».

Oppure la voce del figlio di una paziente anziana arrivata al pronto soccorso con una polmonite grave, morta poco dopo: «La situazione era compromessa. Questo ragazzo, prima di tutto, mi ha ringraziato. E ciò mi ha colpito tantissimo. In un turno ha chiamato tre o quattro volte per chiedermi di avvicinarmi a sua madre, che era già incosciente. E lui lo sapeva. Mi chiedeva di andare a dire una ‘Ave Maria’ vicino a lei e che lui le voleva bene. L’insistenza di un figlio in lacrime non la scorderò».

E conclude con una riflessione:

«Di fronte all’assurdo, alla mancanza di risposte, abbiamo sperimentato tutti che il senso più autentico della vita rimane quello del dono di sé, lasciandoci svegliare dal bisogno dell’altro. A volte, quando le tenebre sono così fitte che sembra che anche il Padre ci abbia abbandonato, Gesù ci ha mostrato una via: è rimasto inchiodato alla sua Croce. L’amore resta, resta sempre, rimane al suo posto, resiste. Mentre il dolore chiede di essere affrontato e vissuto, non di essere anestetizzato».

 

Potrebbeinteressarti