Società Lecce 

Ristoratori in ginocchio, lo sfogo: «14mila euro di bollette da pagare, lo Stato ci aiuti»

A parlare è Danilo Stendardo, imprenditore salentino e presidente di Confcommercio per i locali serali di Lecce e provincia

Il locale chiuso da quaranta giorni, merce in scadenza e bollette da pagare che continuano ad arrivare: uno sfogo amaro quello di Danilo Stendardo, imprenditore salentino e presidente di Confcommercio per i locali serali di Lecce e provincia, che ieri in una diretta Facebook ha raccontato la difficile situazione in cui versano i titolari di attività commerciali.

L’emergenza Covid che sta costringendo il mondo ad un lungo periodo di isolamento, ha travolto commercianti e imprenditori, che dopo un mese e mezzo di chiusura cominciano a fare i conti con la crisi economica e con un rischio di fallimento che purtroppo è dietro l’angolo. 

Stendardo, che a Lecce è titolare del noto pub Road 66 e socio di altri quattro locali, parla a nome della sua categoria: i ristoratori. 

«Le spese sono tante e gli aiuti da parte del governo, 600 euro sul conto corrente, sono insignificanti – dichiara – Io ho da parte dei risparmi che con fatica ho racimolato in 30 anni di lavoro. Ma quanta gente con i miei stessi problemi, quanti soci e amici ristoratori, possono contare su risparmi per poter far fronte alle spese? 600 euro non sono nulla, potranno tutt’al più servire ad una sanificazione degli ambienti o per la manutenzione delle serrande, se e quando potremo riaprire. 

Come possiamo portare avanti queste attività se abbiamo bollette da pagare per 13mila euro, a cui si aggiungono gli affitti dei locali, gli avvocati, le assicurazioni, e le tasse dei mezzi per trasportare merci? Ho parlato con un’imprenditrice ligure, che con fatica e sacrifici aveva aperto la sua attività da due anni: con le lacrime agli occhi oggi mi ha detto che è costretta a chiudere. E quanti come lei rischiano il tracollo.

La merce che avevamo acquistato prima dell’improvvisa chiusura è tutta sotto scadenza. La settimana scorsa abbiamo fatto dei pacchi e li abbiamo donati alle famiglie che ne avevano bisogno. 

La proposta di aiuto del governo è un prestito con gli interessi al 2%. Ci dite di indebitarci, ma come potremo restituire i soldi del prestito se quando riapriremo avremo due persone nel locale! La gente non avrà denaro da spendere per andare al ristorante. Noi vogliamo aprire senza correre rischi.»

L’imprenditore si rivolge poi al sindaco di Lecce:

«Giorni fa ho inoltrato una richiesta al sindaco, a cui non ho ancora ricevuto risposta. Lecce è città che vive di turismo, il turismo significa commercio, imprenditori, perché senza di loro non si fa nulla. Tante città ad oggi hanno dato dei vantaggi ai loro commercianti, perché non farlo anche noi? Perché non eliminare la tassa sul suolo pubblico? Ma penso anche alla Tari. È un piccolo invito, una piccola spinta per aiutarci.

Quest’anno turisti non se ne vedranno, sarà un bagno di sangue. Dateci una mano. Una volta risolto i problemi dei cittadini, pensate a noi imprenditori. Dateci una mano, se chiudono le attività di ristorazione la nostra bella città possiamo impacchettarla e guardarcela dalle vecchie fotografie.

Noi stiamo facendo di tutto per distruggere quello che abbiamo creato in tanti anni di attività, per rispettare le regole. Mettetevi una mano sul cuore e trovate qualche formula velocemente per tutti quelli che stanno andando in rovina».


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