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Scuola, scontro Miur e Regione, chiesto ritiro o correzione ordinanza: «Famiglie disorientate»

Il Ministero dell’Istruzione chiede alla Puglia di ritirare o correggere l’ordinanza sulle scuole, tenendo conto di quanto previsto dal Dpcm dello scorso 3 novembre per le zone “arancioni”

Il Ministero dell’Istruzione chiede alla Puglia di ritirare o correggere l’ordinanza sulle scuole, tenendo conto di quanto previsto dal Dpcm dello scorso 3 novembre per le zone “arancioni”. Il Miur boccia in una nota la decisione assunta dalla Regione Puglia con cui si stabilisce che gli studenti possano scegliere se fare lezioni in presenza (dopo la pronuncia del Tar di Bari che ha di fatto 'riaperto' elementari e medie) oppure proseguire con la Didattica a distanza che dovrà essere garantita dagli istituti scolastici.

La presa di posizione del Ministero arriva sulla base delle numerose segnalazioni da parte della comunità scolastica pugliese e delle famiglie che “manifestano confusione e disorientamento: per questo, in una nota, si ribadisce come serva scongiurare un insostenibile conflitto tra scuole e famiglie, alimentato da indicazioni che incentivano scelte unilaterali da parte di queste ultime sull'attivazione della didattica a distanza.

Dal ministero si chiarisce inoltre che sono stati già oltre 510 i milioni di euro quelli stanziati per le scuole pugliesi, tra fondi per l'edilizia e risorse per l'emergenza, con un lavoro importante per garantire un rientro in sicurezza e per preparare il sistema scuola all'eventuale ritorno alla didattica digitale a distanza: ma di quelle risorse “è stato speso – si legge - il 61,94%”.

Anche il coordinamento regionale docenti per il diritto alla salute interviene sul tema, rivendicando il diritto alla salute anche per gli insegnanti che nella scuola si sentono “sballottolati come marionette” e che, in una nota, chiarisce che “il riferimento nel decreto del Tar Bari sul ricorso proposto dal Codacons Puglia di Lecce (n.1236 del 2020) ad una presunta inadeguatezza del sistema scolastico pugliese ad attivare subito la DAD, oltre a non corrispondere al vero, rappresenta uno schiaffo all’impegno e alla professionalità di moltissimi lavoratori del mondo della scuola”. 


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