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«Non avevo l'acqua calda ma non ho smesso di sognare»: il toccante monologo di Elodie a Sanremo

Elodie ieri sera si è messa a nudo sul palco di Sanremo, raccontando le umili origini e la voglia fortissima di sognare e di abbattere i muri del pregiudizio

Un monologo toccante, che ha emozionato i telespettatori. Elodie ieri sera si è messa a nudo sul palco di Sanremo, raccontando le umili origini e la voglia fortissima di sognare e di abbattere i muri del pregiudizio. Qui il video

«Quando Ama mi ha chiesto “Mi piacerebbe raccontassi qualcosa di te” mi sono spaventata – ha esordito Elodie, fasciata in un elegantissimo abito rosso di tulle firmato Gianbattista Valli e avvolta da un collier di diamanti di Bulgari -  Parlare in pubblico non mi ha mai messa molto a mio agio, ma mi sono accorta che tutte le volte che sono riuscita ad abbattere un muro sono successe cose molto belle nella mia vita.

Allora ho deciso di darmi una possibilità per raccontare un pezzo di me. Vengo da un quartiere popolare di Roma, da un contesto di borgata, una realtà onesta crudele ma anche straordinaria. Dove ci sono persone demoralizzate e a volte arrabbiate, io ero una di quelle. Il mio quartiere mi ha dato tanto ma mi ha tolto tanto. E non parlo solo delle privazioni materiali, come non avere l’acqua calda, non arrivare a fine mese e non riuscire a pagare le bollette. 

Ma parlo anche del coraggio di sognare. Ho sempre voluto fare questo mestiere fin da bambina, ma mi sembrava un sogno troppo grande per una bambina così piccola come me. Non mi sentivo all’altezza, non mi piaceva la mia voce e mi accorsi che non avevo gli strumenti. Tante volte non mi sono data una possibilità: non ho finito il liceo, non ho preso il diploma, non ho preso la patente, no ho studiato canto, ho sbagliato lo so. Ma in certi contesti è difficile focalizzarsi su cosa puoi essere da grande.

Il mio fidanzato in un suo pezzo dice: «Voci rubate al tempo, che è l’unica cosa che abbiamo». Se nasci in certi contesti, devi lavorare più degli altri. È difficile mettere a fuoco il tuo sogno.

A 20 anni avevo deciso che per me la musica era già finita, non cantavo nemmeno sotto la doccia. Ma sono stata molto fortunata, perché ho fatto un incontro fortunatissimo.

Ho conosciuto un musicista, un pianista jazz, si chiama Mauro Tre e questa sera è con me sul palco. Ci tenevo a ringraziarti in uno dei momenti per me più importanti – ha detto la cantante rivolta al musicista -  perché non so cosa accadrà per me nella vita. Grazie perché mi hai dato una possibilità, quando non me la sono data io. Tutti ci meritiamo un momento importante, e tu mi hai fatto amare il jazz. Io nn mi sentivo all’altezza nemmeno del jazz, perché per me era troppo alt e raffinato, pensavo fosse snob. Invece al jazz non interessava da dove arrivassi, perché il pregiudizio è degli esseri umani e io sono stata la prima ad avere un pregiudizio su me stessa. 

Ti ringrazio dal profondo del cuore. Quello che volevo dire è che quello che mi ha insegnato Mauro, la vita e la musica è che non ci si deve per forza sentire all’altezza delle cose. L’importante è farle, e poi si aggiusta in corsa.

Probabilmente io non sono all’altezza di questo palco, dell’orchestra e di tutta questa attenzione. Ma l’altezza è un punto di vista, non un problema. Elodie ha poi ringraziato il musicista salentino Mauro Tre, al pianoforte sul palco con lei: «Grazie perché mi hai dato una possibilità» ha detto. Poi l’esibizione della cantate sulle note di “Mai così” di Mina. 

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