Sanità Lecce 

Puglia terra di obiettori: in 8 ospedali sono il 100%

I dati dell’associazione Luca Coscioni

La Puglia seconda in Italia, dopo il Molise, tra le regioni con poi obiettori. I dati, aggiornati al 2021 sono forniti da “Mai Dati” di Chiara Lalli e Sonia Montegiove, entrambe giornaliste, resa nota con l’Associazione Luca Coscioni, in 10 Regioni italiane.
 
Dall’indagine basata su richieste di accesso civico generalizzato alle Regioni, il Molise conferma l’alta percentuale di obiettori  (su 2 strutture ospedaliere in totale, 1 struttura che non è punto IVG ha tutti i medici ginecologi obiettori, mentre nell’altra 8 ginecologi su 10 sono obiettori). Seguono la Puglia (8 ospedali con obiezione al 100% su 35 totali - di questi 7 non sono punti IVG e 1 è punto IVG) e le Marche (2 ospedali su 17 totali - non sappiamo se punto IVG oppure no). Inoltre, il Molise ha il record di avere il secondo ospedale con una percentuale di obiettori superiore all’80% e la Puglia presenta un totale di 16 strutture su 35 con una percentuale di obiezione sopra l’80%.
 
Le Regioni con la più bassa percentuale di punti IVG sono invece la Campania (28,4%, 19 su 67 punti IVG), l’Abruzzo (33,3%, 5 su 15 sono punti IVG), e il Molise con due sole strutture ospedaliere, una punto IVG e una no. 10 invece le Regioni che non hanno risposto alla richiesta di accesso civico e che quindi non hanno inviato i dati (Lazio, Sicilia, Calabria, Toscana, Basilicata, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Trentino Alto Adige). 
 
“Nell’augurare buon lavoro al nuovo Ministro della Salute, rinnoviamo la nostra richiesta, ormai in atto da più di un anno, di pubblicare i dati aperti per poter verificare la corretta applicazione della legge 194/1978”, ha dichiarato Filomena Gallo, avvocato e Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. “Chiediamo un’azione di discontinuità rispetto al precedente Governo: pubblicare dati aperti e dettagliati sulle singole strutture, così come previsto dal codice dell’amministrazione digitale. Aprire i dati è fondamentale per poter conoscere lo stato di salute della legge 194/1978, per evitare sospensioni del servizio di IVG ed erogazioni con tempi dilatati che mettono a rischio la salute della donna”.


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