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Coronavirus, botta e risposta tra Fitto e Lopalco sui dati pugliesi

L’eurodeputato attacca: «Puglia, triste primato». Il responsabile della Task Force: «Replico a ogni punto: diverse aree appena sfiorate dal virus»

È botta e risposta tra Raffaele Fitto e Pier Luigi Lopalco sui dati pugliesi del contagio da Covid. L’eurodeputato e già governatore, commentando i numeri, afferma: «La Puglia è l’ultima regione in Italia per guariti (17,83%); è la penultima regione in Italia per tamponi effettuati 1,59 ogni 100 abitanti (peggio di noi solo la Campania 1,73); è la penultima regione in Italia per il rischio contagio con valore 0,78 (ultimo il Molise 0,84)».

«In Puglia si muore di più – ha proseguito - che nelle altre regioni del Sud, delle isole, del Lazio e dell’Umbria, vale a dire 1 pugliese ogni 10.000 abitanti (mortalità grezza) e 10,23 decessi ogni 100 casi positivi (mortalità specifica). Peraltro oggi è squillato un campanello d’allarme: ad un numero notevolmente inferiore di tamponi (quasi la metà rispetto a ieri) corrisponde un numero di casi positivi superiore. Senza fare terrorismo, perché non è questo il mio intento, bisogna accendere i riflettori su questi Numeri per capire da cosa sono determinati, cosa sta accadendo e pretendere delle risposte chiare. Lunedì prossimo, 4 maggio, per quanto discutibile nelle modalità, si ripartirà ed è necessario ed urgente dare delle risposte a questi numeri».

«Emiliano – insiste - piuttosto che imperversare, spesso anche commuovendosi, in tutte le tv a spiegare le sue spesso inutili e confuse ordinanze - che da giorni stanno creando scompiglio tra i sindaci pugliesi e ilarità su alcuni questioni - si preoccupi di spiegare perché in Puglia abbiamo questi dati così allarmanti».

«I numeri (non miei, ma diramati ufficialmente e quotidianamente dalla Regione Puglia) – conclude - in questo caso non sono opinioni o strategie politiche o polemiche strumentali ma sono fatti oggettivi probabilmente leggermente più importanti ed urgenti della discussione su chi può andare a pescare, tre giorni prima di quanto già stabilito, e cosa può pescare».

Pier Luigi Lopalco replica punto per punto alle affermazioni di Fitto, a partire dalla Puglia “ultima regione in Italia per guariti” e “penultima per tamponi effettuati”: «Innanzitutto – spiega l'epidemiologo - il numero di tamponi effettuati è proporzionale alla diffusione della malattia. Ci sono intere province in Puglia che sono state appena sfiorate dal virus. Questo dato preso da solo non hanno valore. Anzi, in relazione ai risultati ottenuti, l’aver fatto un numero adeguato di tamponi è segno di efficacia del sistema della prevenzione. In Puglia il contact-tracing funziona molto bene e non è necessario fare tamponi a tappeto. Grazie ad un uso mirato della diagnostica in Puglia ben il 43% dei casi individuati sono asintomatici ed il 21% paucisintomatici. Automaticamente il numero di guariti sembra artificialmente basso, poiché il dato viene registrato sistematicamente per coloro che hanno sintomi, ma lo stesso non avviene certo per gli asintomatici (per i quali, ovviamente, non ci sarà guarigione clinica non avendo proprio sintomi). Pertanto sul 43% dei casi asintomatici, nella piattaforma informatica non sono ancora riportati tutti i dati del doppio tampone negativo che certifica la guarigione di questi casi».

Sull’affermazione di Puglia “penultima regione per il rischio contagio” replica: «Il fatto che il Molise (la regione meno colpita d’Italia) stia dietro la Puglia – precisa Lopalco - è sintomatico del fatto che questo valore (Rt) preso da solo non ha senso. La scorsa settimana il valore Rt della Sardegna era superiore a quello della Lombardia. Nell’ultima settimana solo 198 pugliesi si sono infettati, appena 5 su 100.000 abitanti. Il trend della curva Pugliese è decisamente in discesa dal 11 aprile».

Quanto alla Puglia “in cui si muore di più di altre regioni”, Lopalco chiarisce: «I dati di mortalità grezza non sono confrontabili fra regione e regione. Se si va a valutare il tasso di letalità in ogni fascia di età (numero di morti su numero di casi) si osserva che è ben più basso della media nazionale. La mortalità grezza va quindi standardizzata quando si fanno confronti fra regioni. Inoltre il paragone può essere falsato avendo ciascuna regione sistemi diversi di ricerca dei casi, di diagnostica e di data di inizio epidemia. Il dato andrà valutato ad epidemia conclusa. Quello che possiamo vedere chiaramente è che la proporzione di ricoverati è decisamente più bassa della media nazionale e anche della maggior parte delle regioni meridionali, noi siamo dietro Basilicata, Sicilia, Campania ed Abruzzo».

All’affermazione di Fitto sul campanello d’allarme per il numero inferiore di tamponi e di maggiori positivi, Lopalco replica: «I campanelli di allarme suonano osservando ben altri indicatori, di certo non la fluttuazione giornaliera di un singolo giorno che è assolutamente fisiologica in un sistema di sorveglianza di questo tipo».

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