Salute Sette 

Trauma grave, prima causa di morte tra i giovani: i cambiamenti nelle terapie e l’approccio multidisciplinare

Il trauma grave è prodotto da un evento in grado di causare lesioni a uno o più distretti del corpo umano (politrauma) che incidono tanto da mettere in pericolo la vita del paziente: si tratta della prima causa di morte tra i giovani

Il trauma grave è prodotto da un evento in grado di causare lesioni a uno o più distretti del corpo umano (politrauma) che incidono tanto da  mettere in pericolo la vita del paziente: si tratta della prima causa di morte tra i giovani. È fondamentale un approccio corretto con questi pazienti che arrivano in ospedale, anche per limitarne la futura disabilità. Le lesioni prodotte da incidenti, violenze, armi e altro sono la normalità in un pronto soccorso, ma l’approccio multidisciplinare, formazione, velocità e le nuove tecniche di intervento possono fare la differenza. In Italia la principale causa di morte tra i 15 e i 24 anni è per incidente stradale: muoiono 1785 giovani l’anno! In seconda posizione ci sono i suicidi e poi gli omicidi. Naturalmente ci sono migliaia di queste tragedie e incidenti sul lavoro in cui il paziente viene salvato grazie a un buon intervento di “soccorso esterno” e all’approccio innovativo nella fase ospedaliera. Se ne è parlato nella sala conferenze dell’hotel President di Lecce, all’interno del Congresso intitolato Approccio multidisciplinare al trauma grave: cosa sta cambiando?, durato due giorni (25/26 settembre), a cura del Dr. Giuseppe Pulito e Dr. Giuseppe Rollo (Direttori rispettivamente dell'Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione e di Ortopedia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce), con il patrocinio dell'Ordine dei Medici di Lecce e del Comune di Lecce.

Gli esperti spiegano che ci sono alcuni fattori di aggravamento del trauma che portano alla morte: ipossia e ipercapnia per ostruzione vie aeree o ipoventilazione, operfusione cerebrale da ipovolemia o ipotensione, diagnosi inaccurata, gestione iniziale impropria, mancato trasferimento in centri specializzati. È chiaro che un approccio sbagliato mette a rischio la vita dei pazienti e oggi la sanità pugliese si è organizzata per adottare dei protocolli innovativi e multidisciplinari. Gli esperti possono avvalersi di nuove tecniche e nuove tecnologie.

I fattori della diagnosi accurata, della tempestività dell’intervento e del lavoro in team con diverse specializzazioni contano moltissimo, perché migliorano il soccorso alla persona traumatizzata. L’obiettivo del Congresso, a cui hanno partecipato cento medici, è definire i percorsi diagnostici, terapeutici assistenziali in urgenza ed emergenza, con lo scopo in particolare di individuare per ogni condizione clinica le tecniche di diagnositica per immagini gold standard per una diagnosi corretta e tempestiva e il successivo trattamento terapeutico con coinvolgimento plurispecialistico.  Le specializzazioni su cui puntare da coordinare nell’intervento tempestivo sono tante: medicina fisica e riabilitazione, medicina interna, radiodiagnostica, medicina e chirurgia di accettazione di urgenza neurologia, chirurgia generale, neurochirurgia, ortopedia e traumatologia, anestesia e rianimazione, medicina generale (medici di famiglia) e infermieri. 

Tra i tanti autorevoli ospiti per l’apertura del congresso, curato da Motus Animi, che si è svolto nel pieno rispetto delle normative Covid-19, anche il professor Pier Luigi Lopalco, il futuro assessore alla Sanità pugliese, che ha riservato molte attenzioni alle novità dell’approccio multidisciplinare del trauma grave. La formazione delle squadre di soccorso è una delle operazioni principali su cui puntare, perché questo consente di rendere efficace l’intervento evitando gravi incidenti di percorso. 

L’INTERVENTO OSPEDALIERO

I principali protocolli di riferimento riconosciuti a livello mondiale sono il Prehospital Trauma Care (PTC) e l’Advanced Trauma Life Support (ATLS).

Il modello dell’intervento preospedaliero nasce dall’esigenza di sviluppare una metodica di approccio e trattamento del paziente traumatizzato prima che arrivi nel pronto soccorso, basata sulle migliori evidenze disponibili e adatta alla realtà italiana, nella quale l’intervento è spesso assicurato da personale con specializzazioni diverse. 

I soccorritori extra-ospedalieri dovranno quindi avere una formazione sul trauma di tipo avanzato, perché è necessario un intervento tempestivo di specialisti ben formati: durante il convegno sono stati presi in considerazione tutta una serie di casi in cui il paziente è in condizioni critiche anche dal punto di vista della perdita di sangue. “L’ecografia in sala emergenziale è uno dei primi passi, ma la prima cosa da fare, già sull’evento traumatico, è chiudere il bacino, perché si perde tanto sangue nel  retroperitoneo che il paziente è in grave pericolo - ha spiegato il dottor Giuseppe Rollo, direttore del Reparto Rianimazione e di Ortopedia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce- Rischiamo di perdere fino a 5 litri di sangue. Quindi, bisogna chiudere anche con un lenzuolo, nel primo intervento, il bacino: si può chiudere da subito saggiando la sua instabilità. I nostri soccorritori devono essere in grado di compiere un’operazione del genere: una volta chiuso il bacino si evita la perdita di tanto sangue”. Oggi ci sono delle specie di cinture applicabili al paziente con un trauma grave, “ma bisogna saperle inserire, altrimenti è meglio non mettere nulla!”, ammonisce Rollo. Questa è stata l’ennesima puntualizzazione sulla centralità della formazione del team. 

Gaetano Gorgoni

Potrebbeinteressarti


I vaccini antinfluenzali ancora non ci sono. Proteste di pediatri e medici di base

A metà ottobre (cioè ora) avrebbero dovuto avere inizio le vaccinazioni gratuite per i soggetti più fragili, con una platea più larga. I medici di base, i pediatri e tutta la medicina territoriale, però, brancolano nel buio. Dei vaccini nemmeno l’ombra, ma i medici sono costretti a subire tutte le pressioni dei loro pazienti, che sono in ansia per l’avanzata del covid e del freddo