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Tamponi, divergenze tra esperti. Lopalco: «Farli solo con sintomi». Resta: «A tutti»

La comunità medico-scientifica e ospedaliera non trova l’unanimità sulla questione dei tamponi: si va in ordine sparso.

La comunità medico-scientifica e ospedaliera non trova l’unanimità sulla questione dei tamponi: si va in ordine sparso. In Veneto, ora, si vuol adottare la linea dei tamponi “a tappeto”, stile Corea, la Lombardia potrebbe fare lo stesso, ma ci vogliono più centri e più energie.  Ieri, il governatore Fontana ha annunciato tamponi a tutti i monosintomatici (chi presenta solo un sintomo come tosse o altro). Ma le linee dell’Istituto Superiore di Sanità sono chiare, fino ad oggi: i tamponi sono consigliati solo per i pazienti sintomatici. Eppure importanti esponenti del mondo medico, come i dottori Resta e Minelli, ribadiscono la necessità di estendere i tamponi, soprattutto al personale dei centri di ricovero e ospedalieri. Oggi ci siamo svegliati con la notizia di 4 nuovi positivi tra gli operatori dell’ospedale di Gallipoli. La caccia all’asintomatico è l’unica prevenzione contro il virus SARS-CoV-2. 

Le regole dettate dall’Istituto Superiore di Sanità hanno determinato il protocollo che oggi tutte le Regioni seguono: una delibera del comitato tecnico scientifico del 27 febbraio 2020 ha spiegato che i tamponi si devono fare esclusivamente ai sintomatici. Lo stesso governatore della Lombardia, Attilio Fontana, lo ha spiegato ieri in conferenza stampa ai giornalisti che chiedevano come mai non sia stata fatta una più efficace “caccia all’asintomatico”, che è il soggetto che favorisce molto più facilmente l’estensione del contagio della malattia covid-19. In un primo momento dovevano essere plurisintomatici i destinatari dei tamponi (cioè manifestare due sui tre classici sintomi): adesso, in Lombardia, basta essere mono-sintomatico per il test. Ma nella comunità medica c’è chi spinge per effettuare i tamponi a tutti, soprattutto nelle strutture sanitarie: è un’operazione di prevenzione utilissima, ma l’Istituto Superiore di Sanità dovrebbe aggiornare la sua raccomandazione, visto che siamo a fine marzo e negli ospedali avanza il contagio. Abbiamo visto cosa è successo nella RSA di Soleto e oggi a Gallipoli con 4 nuovi contagi tra infermieri cinquantenni, un operatore delle pulizie e ora si teme per un altro medico. Agire sulla prevenzione isolando gli asintomatici potrebbe essere la salvezza. Ma il noto epidemiologo Pier Luigi Lopalco non la pensa così e si esprime in linea con l’ISS: “Non servono i tamponi a tappeto. I tamponi vanno fatti in modo mirato - ci dice il professore al telefono, questa mattina, 27/03/2020 -  Quando abbiamo identificato il caso e messo in sicurezza i contatti, il tampone va fatto al primo comparire dei sintomi. Importante è l’identificazione e l’isolamento”. 

L’IDEA DEI TAMPONI PER TUTTI: A CACCIA DEGLI ASINTOMATICI 

Il professore Mauro Minelli, immunologo salentino, e il professore Onofrio Resta, pneumologo barese, sono convinti che i tamponi a tappeto ci possano dare un’idea più chiara della mortalità e della diffusione del covid-19, oltre a prevenire contagi isolando gli asintomatici. “Tra le priorità c’è l’urgenza di porre un argine alla diffusione subdola e vigliacca del coronavirus - spiega il professor Minelli - In mancanza di terapie validate, priorità assoluta va data alla ricerca dei tanti soggetti che, pur senza sintomi, sono tra noi inconsapevoli portatori del virus. Per questo abbiamo costituito l’Associazione ‘UNITI PER IL SALENTO – CoViD 19’, che si pone come primo obiettivo quello di prodigarsi ad effettuare gratuitamente ad una larga fascia di popolazione test a rapida lettura, capaci di fornirci indicazioni reali dell’attuale stato dell’arte.

 Per ora siamo riusciti, grazie alla donazione di alcuni benefattori, a recuperare alcune centinaia di kit che metteremo a disposizione intanto delle categorie più a rischio. Il numero dei test da eseguire dipenderà dal numero dei dispositivi diagnostici che riusciremo ad acquistare. Nelle prossime ore forniremo indicazioni più dettagliate sugli aspetti organizzativi dell’Associazione”. Il professore, per raggiungere l’obiettivo dei test a tappeto, chiede l’aiuto di tutti. 

Tra i sostenitori di questa linea anche l’esimio Prof. Onofrio Resta, esperto in Pneumologia e Malattie Respiratorie, tra i massimi esperti nella regione per l’asma, neoplasia polmonare, insufficienza respiratoria e BPCO. Resta è professore ordinario di malattie dell'apparato respiratorio, presso l'Università degli Studi di Bari e Direttore dell’Unità di Malattie dell'apparato respiratorio, presso l’Ospedale Giovanni XXIII del Policlinico di Bari. 

INTERVISTA AL PROFESSOR ONOFRIO RESTA 

Professore, serve fare i tamponi a tappeto, in stile coreano? 

“È necessaria una strategia di prevenzione intercettando i positivi asintomatici soprattutto tra il personale sanitario. I focolai da dove stanno nascendo i futuri contagiati (e speriamo i futuri guariti!) sono principalmente nei luoghi di cura: ospedali, RSA e ambulatori. Quindi, bisognerebbe accelerare i test soprattutto per queste categorie”. 

Ma i tamponi a tappeto, come in Corea, sono giusti? 

“Questo discorso va bene se si fa come la Corea anche per quanto riguarda i controlli dei positivi che dovrebbero essere confinati in determinate strutture, cioè tracciando i loro spostamenti attraverso il cellulare. È certo che con i tamponi fatti in strada tutti potremo avere un quadro molto più chiaro della situazione, quindi capire se la malattia COVID-19 è molto più estesa e quindi andare a ridimensionare la stima che riguarda i decessi. I dati di mortalità con molti più contagiati diventano meno allarmanti. Ci sono esperti che dichiarano che ci siano molti più contagiati: cinque o sei volte in più. C’è una buona parte di contagiati completamente asintomatica, che contagiano nei primi cinque giorni tutte le persone con cui hanno contatti: si parla del 20-30%. Sarebbe importante scoprirli in tempo”. 

Gaetano Gorgoni 

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