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La sindrome post covid: i problemi neurologici e la stanchezza

Chi ha contratto il SARS-CoV-2 può andare incontro a dei postumi importanti: ritorniamo sull’argomento per capire a che punto siamo su questo fronte. Le conoscenze vanno avanti in questo campo: i pazienti hanno bisogno di essere seguiti e aiutati anche dopo

Chi ha contratto il SARS-CoV-2 può andare incontro a dei postumi importanti: ritorniamo sull’argomento per capire a che punto siamo su questo fronte. Le conoscenze vanno avanti in questo campo: i pazienti hanno bisogno di essere seguiti e aiutati anche dopo.

Mentre ancora si cerca l’inquadramento più giusto della CoViD-19 in quanto malattia clinicamente eterogenea con sintomatologia poliedrica di tipo respiratorio, ma anche intestinale, neurologico, cutaneo, cardiovascolare, più definita appare la Sindrome del Post-Covid ovvero il “Long Covid”. “Si tratta, in estrema sintesi, della descrizione di una particolare condizione nella quale risultano essere coinvolti soggetti che, originariamente infettati dal SARS Cov-2, hanno superato la fase critica ma, differentemente da quel che accade nella maggioranza dei casi, non sono del tutto guariti” - chiarisce il professor Mauro Minelli.  

Professore, dobbiamo fare i conti anche con il post covid: siamo pronti? Abbiamo un quadro chiaro di questa sindrome?

“I primi riscontri ufficiali, già pubblicati al termine dell’estate 2020 sul British Medical Journal, raccontavano di un quadro clinico in molti casi invalidante caratterizzato da dolori articolari e muscolari, battiti cardiaci e pressione arteriosa irregolari, inappetenza, dimagrimento, ma soprattutto da forte affaticamento fisico e abbattimento psicologico. Sintomi, questi ultimi, piuttosto tipici di un’altra patologia, la Sickness Behavior (“malattia comportamentale”) principalmente caratterizzata da una sostanziale riduzione dei livelli di attività, scarso interesse per l’ambiente, inappetenza, astenia e facile affaticabilità, frequente confusione mentale, insonnia, turbe di memoria, aumentata sensibilità al dolore.

Data la sovrapponibilità dei quadri sintomatologici, si potrebbe anche ipotizzare una patogenesi comune tra Sickness Behavior (SB) e Sindrome del Post-Covid, anche in ragione del fatto che una condizione di stanchezza profonda e prolungata è stata osservata tra i postumi di altre malattie infettive, come la mononucleosi, la borreliosi, la SARS e la più comune influenza.

E, d’altro canto, la SB sembra essere più frequentemente indotta da infezioni acute e sostenuta da una ‘tempesta citochinica’ che riporta ai primi approcci immunologici alla CoViD-19 includendo, tra i suoi principali attori, quella interleuchina-6 della quale, nelle fasi iniziali della pandemia, si parlò talmente tanto da chiamare in causa un farmaco biologico capace di bloccarla in maniera elettiva”. 

Quali sono le ipotesi in campo?

“L’ipotesi patogenetica più accreditata, nella SB, è che un fattore scatenante, eventualmente infettivo, in un soggetto predisposto per un difetto della risposta immunitaria innata, provochi una disregolazione nella sintesi e nella secrezione di citochine ‘pro-infiammatorie’. Queste a loro volta, agendo sul sistema nervoso ma poi anche più diffusamente nell’organismo, provocherebbero un quadro sintomatologico caratterizzato da stanchezza, malessere, iperalgesia, disturbi gastrointestinali, anoressia, perdita di peso, turbe del sonno e dell’umore, ‘annebbiamento mentale’. 

C’è anche chi ha associato la Sindrome del Post-Covid alla più famosa Sindrome da Fatica Cronica (CFS) ipotizzandone una patogenesi comune. Ma a ben guardare, piuttosto che con la CFS nella quale i fattori scatenanti sono molto poco definiti e includono infezioni acute e croniche, malattie infiammatorie o autoimmuni, più credibile appare oggettivamente la correlazione del Long Covid con la SB che invece, rispetto alla CFS, è risposta ‘adattativa’ indotta da citochine infiammatorie verso infezioni acute, e può essere considerata espressione di una riorganizzazione centrale atta a fronteggiare le sollecitazioni di un sistema immunitario turbato. Questa riorganizzazione delle attività comportamentali, sotto l’influenza delle citochine, corrisponde a quello stato che gli psicologi definiscono di ‘cambiamento motivazionale’. 

Una sorta di meccanismo propedeutico ad una riorganizzazione della ripresa, quasi una risposta comportamentale ‘vantaggiosa’ finalizzata a risparmiare energia per combattere l’infezione, migliorare il recupero e velocizzare la risoluzione dell'infiammazione”.

Gaetano Gorgoni 

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