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Seconda dose, vaccino funzionante al 100% dopo una settimana

Tutti i medici vaccinati sviluppano anticorpi contro il SARS-CoV2: lo studio del Bambin Gesù. Novità anche sulle cure del covid con colchicina

Il vaccino funziona fino al 100% dei soggetti in cui è stato inoculato, già dopo 7 giorni dalla seconda somministrazione. I risultati del monitoraggio effettuato dall’Ospedale Pediatrico della Santa Sede danno la certezza dell'efficacia del vaccino Pfizer. Questa è l'ennesima certezza che si aggiunge alle novità sulle cure della malattia che si sviluppa dopo aver contratto il visus. La colchicina trattata per curare gotta, artrite infiammatoria, ma anche pericardite, secondo alcuni studi funziona: blocca l'avanzata della malattia covid-19. Uno studio clinico controllato e randomizzato in doppio cieco (cioè somministrato all'insaputa di oltre 4mila pazienti), ha dimostrato che la colchicina previene il fenomeno della tempesta di citochine e riduce le complicazioni associate a Covid-19. Quindi, gli studiosi pensano che con una pastiglia si possano curare i pazienti con nuovo coronavirus, senza finire nei reparti infettivi o in terapia intensiva. In un lavoro di sperimentazione (che si è svolto tra Canada, Stati Uniti, Brasile, Spagna e Sudafrica) su pazienti non ospedalizzati, ma che presentavano almeno un fattore di rischio per complicanze di Covid-19, si è giunti a questo risultato.

LA CONFERMA CHE IL VACCINO PFIZER FUNZIONA AL 100%

A 21 giorni dalla somministrazione della prima dose del vaccino anti-SARS-CoV-2, il 99% dei vaccinati ha sviluppato anticorpi contro il virus e trascorsi 7 giorni dall'inoculazione della seconda dose l'efficacia del vaccino è al 100%. Sono i dati del primo monitoraggio realizzato tra gli operatori sanitari dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù dall’équipe della Medicina del Lavoro e della struttura complessa di Microbiologia, con il supporto dell’Immunologia clinica e il coordinamento della Direzione sanitaria.

«Ad oggi, al Bambino Gesù, la prima dose di vaccino è stata somministrata a quasi 3.000 operatori sanitari 'negativi' (ovvero mai entrati in contatto con il virus SARS CoV-2), la seconda dose a 1.425 operatori- spiega un comunicato del noto ospedale pediatrico - Il monitoraggio a 21 giorni dalla prima dose ha rilevato una risposta anticorpale positiva nel 99% dei vaccinati esaminati, con la produzione di una quantità di anticorpi specifici (titolo anticorpale) 50 volte superiore alla soglia di negatività. 7 giorni dopo la seconda dose, gli anticorpi sono stati sviluppati dal 100% dei vaccinati finora valutati, con un titolo anticorpale di circa 1.000 volte superiore alla soglia di negatività, indice di elevato tasso di potenziale protezione».

Positivi i dati anche sul fronte immunologico: a soli 7 giorni dalla prima somministrazione si è registrato un incremento delle cellule B di memoria (quelle che mantengono la produzione di anticorpi nel tempo) nell’80% dei casi e un incremento significativo delle cellule T di memoria (che coordinano l’intera risposta immunitaria contro il virus) nel 64% delle persone vaccinate.

Risultati che sembrano supportare pienamente i dati epidemiologici: a partire dal 14° giorno dalla prima dose, cioè successivamente alla comparsa degli anticorpi protettivi e della memoria immunitaria, finora non è stato infatti registrato alcun caso di infezione tra gli operatori sanitari vaccinati. Solo 7 persone hanno sviluppato l’infezione da SARS CoV-2, ma tutte entro il 14° giorno dalla prima somministrazione del vaccino, con lievi sintomi e senza necessità di ricovero ospedaliero.

«Si tratta dei primi risultati che confermano nella pratica clinica la bontà dell'approccio vaccinale in termini di efficacia e di protezione dal SARS-CoV-2 - commenta il prof. Carlo Federico Perno, responsabile di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia - Ampliano inoltre le nostre conoscenze, mostrando i dettagli dei meccanismi della risposta immunitaria al vaccino, e suggeriscono, basandosi su quanto finora evidenziato, che gli anticorpi prodotti dalla vaccinazione abbiano una persistenza nell'organismo alquanto duratura. Sarà ora necessario ampliare le osservazioni e prolungarle nel tempo, tuttavia quanto finora osservato in questa rilevazione è alquanto promettente e supporta l'utilità di una vaccinazione di massa contro il COVID-19».

LA NUOVA SCOPERTA SUL FRONTE DELLE CURE

Ci sono importanti novità sul fronte delle cure della malattia covid-19: sembra che basti un vecchio farmaco, già utilizzato da anni per evitare ospedalizzazioni e per curare i pazienti nel proprio domicilio. Un antinfiammatorio può essere la chiave di volta nelle cure: ce lo svela uno studio portato avanti dai ricercatori del Montreal Heart Institute (Mhi) in Canada. La colchicina somministrata a pazienti non ospedalizzati ha ridotto i i ricoveri del 25%: questo ha prodotto una riduzione del tasso di mortalità del 44%. Se questi studi dovessero essere confermarti, avremo il primo farmaco orale al mondo il cui uso potrebbe avere un impatto significativo sulla salute pubblica e potenzialmente prevenire le complicanze da Covid-19 per milioni di pazienti.

Gaetano Gorgoni

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