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Vaccino anticovid nel Salento verso la vaccinazione di massa: ecco com’è andata e come funziona

I primi vaccini giunti nel Salento sono stati somministrati già questa mattina

Ci sono tutti i dirigenti della sanità leccese quando, alle 10 di questa domenica 27 dicembre 2020, il furgone con cella frigorifera arriva davanti alla Cittadella dell’Asl leccese per portare le 80 dosi di una somministrazione simbolica che aprirà la strada a quella di massa. “È una giornata importante e storica - spiega Alberto Fedele, direttore SISP Area Nord - Si parte da chi è in prima linea, da chi è ogni giorno negli ospedali”. “Noi che siamo sempre a contatto con il virus dobbiamo evitare di dargli le gambe” - spiega il direttore dell’Asl/Le, Rodolfo Rollo, il primo vaccinato del leccese. “Tutti i medici sono fortemente desiderosi di fare il vaccino-spiega il presidente dell’ordine dei medici di Lecce, Donato De Giorgi - Sono particolarmente emozionato per essere stato uno dei primi in Europa a poterlo fare. Sono sicuro della bontà e dell’efficacia di questo vaccino, che è ormai un’acquisizione scientifica. Il vaccino è sicuro e noi siamo qui per testimoniare il senso di responsabilità nella promozione della cultura e conoscenza medica”. 


È stata una corsa scientifica collettiva alla soluzione di una tragedia planetaria: alla fine il vaccino è arrivato anche a Lecce: la vaccinazione di massa comincia da gennaio, secondo gli annunci delle autorità sanitarie. Si partirà da medici e operatori sanitari, poi rsa, anziani, categorie a rischio e, infine, tutti quelli che lo vorranno fare. Il vaccino in tutta Europa è su base volontaria, gratuito e distribuito in contemporanea in ogni paese europeo. Un principio cardine sarà l’uguaglianza nella distribuzione. Non sarà facile la fase della vaccinazione di massa, ma abbiamo già mosso il primo passo in questa domenica. Il vaccino della casa farmaceutica Pfizer è il primo arrivato, testato su decine di migliaia di persone, serve a prevenire la malattia da COVID-19 nei soggetti di età pari o superiore a 16 anni. Non viene inoculato il virus come nei classici vaccini, ma una molecola denominata RNA messaggero (mRNA) con le istruzioni per produrre una proteina presente su SARS- CoV-2, il virus responsabile di COVID-19. Il vaccino viene somministrato nella parte superiore del braccio per due volte a distanza di 21 giorni l’una dall’altra. Subito dopo la somministrazione bisogna restare sotto osservazione per i classici 15-20 minuti, dopodiché si può tornare a casa. Oggi il direttore Rodolfo Rollo è stato vaccinato dal direttore Sisp Alberto Fedele, facendosi riprendere dal cellulare del suo ufficio stampa. Il vaccino funziona nel 95% dei casi: le persone sopra i 16 anni che lo faranno si metteranno al sicuro e non andranno incontro alla malattia nel caso il SARS-CoV-2 dovesse attaccarli.


COME FUNZIONA IL VACCINO ANTICOVID 


Gli esperti dell’AIFA ci spiegano sul siti dedicato che i virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando una proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre. “Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule. Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è fatto con molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) che contengono le istruzioni perché le cellule della persona che si è vaccinata sintetizzino le proteine Spike. Nel vaccino le molecole di mRNA sono inserite in una microscopica vescicola lipidica che permette l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule e avvia la sintesi delle proteine Spike.

Le proteine prodotte stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. In chi si è vaccinato e viene esposto al contagio virale, gli anticorpi così prodotti bloccano le proteine Spike e ne impediscono l’ingresso nelle cellule.

La vaccinazione, inoltre, attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni a SARS-CoV-2

Il vaccino, quindi, non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata dovesse entrare nuovamente in contatto con il SARS- CoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo.

L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo ma si degrada poco dopo la vaccinazione”. 


GLI EFFETTI COLLATERALI 


Nello studio sul vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) sono state osservate reazioni avverse di lieve entità: dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre. Molto più raro l’arrossamento nel sito di iniezione e la nausea (una persona su 10). “Prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere sono stati effetti non comuni, che hanno interessato meno di 1 persona su 100 - spiegano gli esperti dell’AIFA - Debolezza nei muscoli di un lato del viso (paralisi facciale periferica acuta) si è verificata raramente, in meno di 1 persona su 1000.

L’unica reazione avversa severa più frequente nei vaccinati è stato l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche. Si tratta, comunque, di una patologia benigna che guarisce da sola”. È tutto pronto per vaccinare i salentini in completa sicurezza: il 2021 potrebbe essere l’anno di fuga dall’incubo pandemico.


Gaetano Gorgoni

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