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Vaccino, siamo davvero in dirittura d’arrivo? La lotta col SARS-CoV-2 è ancora lunga

C’è un solo virus che l’Occidente è riuscito a debellare: si tratta del vaiolo. Prima di farlo è stato necessario attendere un vaccino e iniettarlo a milioni di persone. Con il SARS-CoV-2 c’è ancora da aspettare, anche se molti vaccini sembrano in dirittura d’arrivo

Pfizer-BionTech, Moderna e AstraZeneca sono vicine al traguardo della distribuzione dell’anti SARS-CoV-2, ma nessuno sa quando e come il vaccino potrà coprire il fabbisogno europeo: resta da definire la parte più difficile, quella della distribuzione. L’altro interrogativo è sulla durata dell’efficacia: dovremo ripeterlo ogni anni come quello antinfluenzale o con meno frequenza? Oppure saremo costretti a ripeterlo in periodi più brevi di un anno? Per quanto riguarda, invece, il fidarsi di un vaccino prodotto in così poco tempo, il microbiologo Andrea Crisanti è stato bacchettato dall’intera comunità scientifica per la sua “esternazione scettica”. In Puglia c’è chi, come il professor Lopalco, si è candidato già nella fase di sperimentazione a fare da cavia per l’anticovid e chi preferirebbe aspettare un po’.



C’è un solo virus che l’Occidente è riuscito a debellare: si tratta del vaiolo. Prima di farlo è stato necessario attendere un vaccino e iniettarlo a milioni di persone. Con il SARS-CoV-2 c’è ancora da aspettare, anche se molti vaccini sembrano in dirittura d’arrivo. Il covid-19 ha ucciso quasi 48mila persone in Italia (20mila solo in Lombardia), molti erano già malati, ma avrebbero potuto vivere altri anni ancora. Cento anni fa la spagnola uccise 40 milioni di persone, con le sue insidiose ondate: il virus colpì mezzo miliardo di persone. Il SARS-CoV-2 con quelle specie di “spine” (che vengono disegnate come pennacchi rossi) si attacca ai recettori  (che si chiamano ACE2) presenti sulla superficie delle nostre cellule, come un parassita, ingannando il sistema immunitario. A questo punto il “virus parassita” devasta la cellula e si moltiplica, poi, dopo averla prosciugata, va a infettarne altre. Il vaccino ci proteggerà, ma non sappiamo ancora per quanto: possibile che dovremo rifarlo ogni anno, come quello antinfluenzale. A ipotizzare questo scenario è stata Maria Rosaria Capobianchi, virologa dello Spallanzani di Roma, in un’intervista domenicale al Corriere della Sera. Con il primo SARS-Cov ci andò bene, ma con il nuovo coronavirus la battaglia è ancora lunga e la sanità dev’essere capace di riorganizzarsi, soprattutto quella salentina, dopo 20 anni passati a tagliare ospedali e personale, lasciando scoperti tanti posti di chi andava in pensione. 



CI POSSIAMO FIDARE DEL VACCINO ANTICOVID? 



Qualcuno dei tanti virologi salentini intervistati in questo anno ci ha sussurrato che non correrà a farsi il vaccino anticovid, di cui ancora si conosce ben poco. L’atteggiamento del noto microbiologo Andrea Crisanti, che ha affermato durante un’intervista che senza leggere i dati il vaccino non lo farà (perché vuole essere certo della sicurezza ed dell’efficacia dell’anticovid), non è rarissimo tra alcuni medici salentini, ma i più autorevoli esponenti della sanità mondiale ci spiegano che è una “paranoia” da condannare. È vero che ci vogliono 5-8 anni per produrre un vaccino e testarlo, ma non se si mettono d’impegno tutti i paesi del mondo investendo miliardi e concentrando tutte le energie sanitarie possibili. I vaccini devono superare rigidissimi controlli da parte di varie agenzie e dell’Aifa. Ecco perché il Comitato Tecnico Scientifico italiano stigmatizza i sospetti di Crisanti (che però poi ha fatto marcia indietro, dicendo di essere stato mal interpretato). Il vaccino contro il SARS-CoV-2 è arrivato velocemente perché è stato anche più facile arruolare pazienti: l’epidemia non si è mai interrotta e sperimentarlo è stato più semplice. Tra l’altro sono state investite risorse mai viste prima. Nessuna fase standard, tipica della sperimentazione dei vaccini è stata saltata: sono solo state accelerate (un gruppo di pazienti veniva osservato nella fase uno e contemporaneamente un altro successivo nella fase 2). Presto i dati ufficiali dei vaccini verranno pubblicati e tutti potranno consultarli: nessuno prenderà il vaccino al buio! 

Gli effetti collaterali che i 3 principali vaccini anticovid possono dare sono quelli di tutti gli altri vaccini: gonfiore al braccio e febbricola. 



I 3 VACCINI ANTICOVID IN CAMPO



La Pfizer ha già chiuso la fase 3 della sperimentazione e a gennaio sarà in Italia: la risposta sui campioni esaminati è stata positiva al 95%. Unico problema è che questo vaccino si conserva a -75 gradi fino a 30 giorni: questo apre altri fronti logistici. Anche il vaccino di Moderna è nella fase 3, con esito positivo nel 94,5% dei casi analizzati. Questo tipo di vaccino si può conservare fino a 30 giorni a meno 2-8 gradi. Infine c’è AstraZeneca, su cui l’Italia ha scommesso in tempi non sospetti, che è nelle fasi preliminari della fase 3 e che si può conservare a -4 gradi. Tre speranze che non si potranno realizzare nell’arco di pochi mesi. Facciamocene una ragione. 

Gaetano Gorgoni

 



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