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Come ci stanno cambiando psicologicamente le chiusure e come si sconfigge l’«ansia da lockdown»

Il SARS-CoV-2 è stato uno tsunami capace di travolgere anche le più salde certezze: un dramma sociale ed economico che lascerà un segno indelebile nelle esistenze di ognuno di noi.

Insonnia, attacchi di panico, nervosismo, scarsa concentrazione, ansia e rapporti in crisi: oggi con la psicologa e psicoterapeuta Annalisa Bello cerchiamo di capire cosa ci succede e come reagire agli effetti collaterali delle “chiusure” e di tutti i provvedimenti che limitano le nostre libertà e creano nuove emergenze economiche. Il SARS-CoV-2 è stato uno tsunami capace di travolgere anche le più salde certezze: un dramma sociale ed economico che lascerà un segno indelebile nelle esistenze di ognuno di noi. Nel periodo pandemico sono aumentati i suicidi e, in tanti casi, molti problemi familiari che covavano sotto la cenere sono esplosi, con violenze, psicosi e guai vari. Alcuni soggetti sono diventati paranoici, si sono appassionati a teorie complottiste e a negazionismi vari, fino a mettere in atto gesti eclatanti, come quello raccontato ieri da diverse testate giornalistiche nazionali: una donna avrebbe aggredito l’equipaggio di un’ambulanza, definendo “terroristi” i soccorritori e prendendo a calci il mezzo di soccorso perché a suo dire le ambulanze vanno in giro con le sirene accese “solo per spaventare le persone”. La signora è stata denunciata.


INTERVISTA ALLA PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA ANNALISA BELLO


Con le chiusure si aggravano i problemi economici delle famiglie e la preoccupazione cresce. Il pensiero del covid e le paure invadono i nostri pensieri anche la notte. Cosa consiglia di fare? Come uscire fuori dal monologo mentale sul futuro è sul covid? 

La situazione che stiamo vivendo è particolarmente imprevedibile, portandoci inevitabilmente a sentirci disorientati e, a volte, quasi travolti da ondate emotive composite: paura, rabbia e tristezza. A chi non è capitato di provarle in questo momento storico? 

È un’esperienza comune connaturata, ahimè, con il presente e, quindi, ineludibile. 

Cosa fare, dunque, per non farsi travolgere totalmente dalle preoccupazioni? 

Vi suonerà strano ma potremmo darci un appuntamento con esse: riserviamoci uno spazio ben definito, con un’ora di inizio e una di fine, in cui quotidianamente dedichiamo spazio alle nostre preoccupazioni, occupandoci di qualcosa che ci preoccupa senza farci travolgere al punto da rimuginarci intere giornate. Ciò potrebbe ridurre quel senso di impotenza esperito e farci sentire efficaci e in grado di poter avere raggio di azione sulle nostre vite, inventandoci nuovi spazi di manovra. E, se la preoccupazione dovesse rifare capolino nella tua mente e nel tuo corpo, rimandala al prossimo appuntamento”.


Se cominciamo a dormire poco per via delle preoccupazioni, cosa può succederci? Come possiamo affrontare l’insonnia procurata dall’ansia? 


“La mente che pensa è nemica del sonno e un sonno inadeguato e di scarsa qualità ha sicuramente un riverbero negativo sul nostro funzionamento. Irritabilità, scarsa concentrazione, stanchezza sarebbero alcuni dei postumi di un sonno non ristoratore. Tutto ciò ci predispone ad essere maggiormente vulnerabili a preoccupazioni e pensieri negativi, innescando un pesante circolo vizioso. È importante, quindi, cercare di preservare una buona igiene del sonno, attenendosi alle basilari prescrizioni per cui è necessario:

1) individuare i fattori ambientali e relativi allo stile di vita che interferiscono con il sonno (limita sostanze attivanti come caffeina nicotina nelle ore serali; non cenare troppo tardi; assicurati che la temperatura della stanza sia comfortevole; utilizza dispositivi digitali in posti diversi da letto: il letto serve per dormire; se sei tra coloro che, sebbene la chiusura delle palestre, si allenano a casa, non farlo nelle ore che precedono l’addormentamento); 

2) concedersi una routine distensiva almeno due ore prima di addormentarti; 3) concedere ai propri pensieri ed emozioni un loro spazio: non lottare contro di essi ma fargli spazio; 

4) contenere i momenti dedicati ai media”. 


Che tipo di comunicazione dobbiamo adottare con i nostri figli piccoli? Con loro dobbiamo parlare di covid?

“Comunicare in maniera semplice, spiegare loro le cose in maniera comprensibile. I bambini hanno diritto a essere informati su ciò che avviene nel mondo e noi, adulti, abbiamo la responsabilità di preservarli dall’ansia e dallo smarrimento che ne potrebbero conseguire. Calibriamo la comunicazione usando un linguaggio appropriato, non solo all’età del bambino, ma anche alle sue reazioni emotive.  Possiamo farci aiutare dal materiale che troviamo in rete, affidandoci a siti internazionali come quello del World Health Organization. Diamo spazio alle loro domande e ai loro racconti”.


I farmaci possono servire per placare l’ansia da lockdown?

“Può servire sicuramente parlarne, rivolgersi a dei professionisti del settore e valutare in un adeguato contesto la possibilità di assumere dei farmaci”.


Le violenze domestiche aumentano con le chiusure. Quali aiuti esterni possono disinnescare situazioni familiari esplosive? 

”Purtroppo, sì. Le restrizioni dovute all’emergenza pandemica, la convivenza forzata e l’instabilità socioeconomica possono comportare per le donne e la propria prole  il rischio di una maggior esposizione a violenza domestica e assistita. Si registra, purtroppo, un notevole aumento di casi di violenza domestica che non può non allarmare. L’appello che sento di fare è quello di cercare aiuto. Il Numero Nazionale Antiviolenza Donna 1522 è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile. Le operatrici telefoniche forniscono una prima risposta ai bisogni della vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale, come ad esempio i Centri Antiviolenza”.


Le chiusure, che portano le coppie a passare più tempo insieme, possono essere un modo per mettere alla prova la reale consistenza del rapporto?


“Beh..., mettere alla prova la propria relazione in un momento che, come quello attuale, si prefigura per essere, peculiarmente, segnato da frustrazione, ansia, rabbia e tristezza è una bella sfida! La condivisione dello spazio abitativo in tempi di restrizioni, quarantene e isolamento senza poter ‘evadere’ può mettere a dura prova alcune relazioni. Può capitare di sentirsi insofferente verso l’altro, rischiando di riesumare crisi già preesistenti in molte coppie, acuendo i dissidi e le problematiche”. 

Gaetano Gorgoni 



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