Salute Sette 

Covid, test rapidi ai medici di base per prevenire la diffusione del virus

La Regione ha dato la possibilità di eseguire gratuitamente dalla prossima settimana test rapidi antigenici presso gli studi di circa 300 medici di famiglia

In un momento in cui gli ospedali, centri per le emergenze, sono in sofferenza per i posti letto occupati dai malati di covid, bisogna cominciare a pensare alla possibilità di rendere protagonista della prevenzione la medicina territoriale. Ai medici di base possono essere affidati i test. Nel Lazio ci hanno già pensato. La Regione ha dato la possibilità di eseguire gratuitamente dalla prossima settimana test rapidi antigenici presso gli studi di circa 300 medici di famiglia. Bisogna fare presto. Al Fazzi il Reparto di Malattie Infettive è saturo, mentre in Terapia Intensiva si registra il ricovero di un ragazzo. 

La medicina territoriale può farci risparmiare un bel po’ di posti letto intercettando per tempo i positivi e isolandoli. Con i contagi fuori controllo in molte zone d’Italia e persino nel nord della Puglia, diventa fondamentale il tracciamento. Individuare tutti i contatti dei positivi però è diventato un compito arduo per il SISP delle varie Asl, che non ha il personale sufficiente a coprire tutte le operazioni. Pensate al problema della provincia di Bari: ieri i nuovi positivi erano 234. È chiaro che con questi numeri rintracciare tutti i contatti di ogni singolo nuovo positivo è molto difficile. L’idea di affidare ai medici di base dei test-covid per andare a intercettare tra i loro pazienti i nuovi infetti può essere l’idea giusta per prevenire un aumento esponenziale della circolazione del SARS-Cov-2 nelle varie province. Per ora, nel Lazio, hanno aderito più di 300 medici di medicina generale e circa 40 le Unità di Cure Primarie (UCP). Si tratta di un servizio gratuito per i cittadini e i kit ai medici verranno forniti dal Sistema sanitario regionale. 

I TEST GRATUITI A TAPPETO, DOPO ALCUNI TENTATIVI, DIMENTICATI

Nella prima fase della pandemia alcuni Comuni e alcune associazioni hanno provato a puntare sui test gratuiti per rintracciare gli asintomatici che rendono più subdola la diffusione del SARS-CoV-2 nella popolazione. Le autorità sanitarie, però, non si sono interessate più di tanto a questa pratica. “Avremmo potuto intercettare una importante percentuale di contagiati, nei mesi terribili di marzo e aprile, se avessimo potuto contare, così come pure ripetutamente e accoratamente richiesto, su uno screening più allargato, più ampio, più diffuso, semmai anche praticato con metodiche diagnostiche quantomeno orientative, seppur validate, in un panorama rimasto all'epoca in gran parte inesplorato - riflette il professor Mauro Minelli - Mi chiedo quanti asintomatici potenzialmente contagiosi avremmo potuto, all'epoca, isolare se solo avessimo potuto praticare quegli screening allargati, semmai impedendo a quei portatori asintomatici di diffondere inconsapevolmente l'infezione quando poi, con l'abbassamento della guardia, da giugno in poi si è data voce e spazio al ‘liberi tutti’...

Mi è sempre sembrata inutile, stantia e perfino triste  la logica del ‘senno del poi’, tanto più in un momento in cui ad essere in gioco - oggi come ieri - non è il destino ‘del poi’, ma la corretta declinazione del presente’, per la quale è rigorosamente richiesto il contributo leale, lineare e convinto del ‘senno’ di tutti. Nessuno escluso!”. 

Gaetano Gorgoni

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