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I vaccini antinfluenzali ancora non ci sono. Proteste di pediatri e medici di base

A metà ottobre (cioè ora) avrebbero dovuto avere inizio le vaccinazioni gratuite per i soggetti più fragili, con una platea più larga. I medici di base, i pediatri e tutta la medicina territoriale, però, brancolano nel buio. Dei vaccini nemmeno l’ombra, ma i medici sono costretti a subire tutte le pressioni dei loro pazienti, che sono in ansia per l’avanzata del covid e del freddo


A metà ottobre (cioè ora) avrebbero dovuto avere inizio le vaccinazioni gratuite per i soggetti più fragili, con una platea più larga. I medici di base, i pediatri e tutta la medicina territoriale, però, brancolano nel buio. Dei vaccini nemmeno l’ombra, ma i medici sono costretti a subire tutte le pressioni dei loro pazienti, che sono in ansia per l’avanzata del covid e del freddo. Servono centinaia di migliaia di vaccini antinfluenzali per coprire la fascia prioritaria che va dai 60 anni in su. Però la medicina territoriale contemporaneamente deve garantire le dosi per immunodepressi, donatori e bambini. Poi c’è il problema del numero garantito dall’Asl, che non basta: «Al momento ci hanno comunicato che la prossima settimana distribuiranno ad ogni pediatra 35 dosi di vaccino, io personalmente ne ho richiesti 400 - protesta la pediatra Patrizia Di Tonno - Dicono che ci saranno date più avanti le altre dosi».

«Per avere un’idea precisa del numero minimo di vaccini da distribuire ai medici, bisogna fare la somma di coloro che hanno età da 60 anni in su:il totale è di 239.729 vaccini agli over 60 solo nel Leccese».

 Il medico di base, Antonio Chiodo, dopo un esposto in Procura, continua a manifestare più di una perplessità sui vaccini che non sono ancora arrivati e che non coprono la platea degli aventi diritto. Ma la situazione non è migliore per i pediatri che avranno massimo 50 vaccini a testa, contro i 400 che servirebbero per coprire tutti i pazienti su cui è consigliato intervenire. Recenti studi hanno provato che il vaccino antinfluenzale “allena” il sistema immunitario a reagire anche contro il covid.

I vaccini antinfluenzali sono l’arma in più nel tempo della pandemia, come conferma la pediatra Patrizia Di Tonno: «Danno buona copertura nei confronti dell'influenza e consentono dunque di riconoscere i primi sintomi di infezione da Covid. Tra l'altro, soprattutto negli adulti, riducono le forme respiratorie e dunque l'espressione degli Ace 2 recettori cui si lega Covid-19».

 Il direttore del SISP, Area Nord, dell’Asl leccese, Alberto Fedele, in un’intervista che ci ha rilasciato due settimane fa prevedeva la distribuzione dei vaccini antinfluenzali per metà ottobre, ma si registra già un ritardo. Ci sono problemi burocratici e di distribuzione probabilmente. Lo sforzo sarà enorme: si partirà dalle categorie a rischio, insieme a quelle più esposte. «Punteremo sulla vaccinazione degli anziani, immunodepressi e categorie a rischio, come sanitari e forze dell’ordine - ha detto nella scorsa intervista il dottor Fedele - Poi, sulla base delle scorte vedremo se sarà possibile soddisfare altre richieste. È chiaro che noi consiglieremo a tutti di fare i vaccini per affrontare meglio l’emergenza covid-19 in inverno. Si tratta di un modo per scongiurare ulteriori problemi. Aumentare le coperture del vaccino antinfluenzale è il primo passo nella strategia di prevenzione delle complicazioni che portano alla compromissione della salute dei più fragili».

LE POLEMICHE

Secondo Patrizia Di Tonno, pediatra operativa anche a livello ospedaliero, il ritardo è clamoroso: sarebbe stato necessario vaccinare tutti già da fine settembre perché ora il covid avanza: «Non abbiamo ancora ricevuto nessuna dose di vaccino. Eppure è stato raccomandato dai 6 mesi ai 6 anni e sui bambini più fragili. Avremmo dovuto già vaccinare. Si sapeva già da tempo».

Il direttore generale dell’Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, sembra che abbia rassicurato i medici: 20mila dosi di vaccino sarebbero già state consegnate alle farmacie distrettuali per la distribuzione ai medici di medicina generale.

Ma il dottor Antonio Chiodo chiede di smentire la notizia dopo aver telefonato alla farmacia del vecchio Fazzi, che ha confermato che non ci sono vaccini. In tanti si trovano senza alcuna risposta, con i vaccini non sono arrivati. Ci sono alcuni medici di base costretti ad affiggere sul muro del proprio studio cartelli in cui sostanzialmente si dice, con un po’ di ironia, che per quanto riguarda questa vicenda sono totalmente all’oscuro di tutto. A metà ottobre il nostro sistema sanitario è inciampato sulla distribuzione: speriamo che si possa rimediare a un ritardo pericoloso in un momento in cui i reparti Infettivi covid sono saturi e i numeri crescono.

Gaetano Gorgoni

 

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