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L’inquinamento da PM 2.5 alleato del Covid: nuove conferme

Il professor Mauro Minelli ha spiegato, con nuovi dati alla mano, che il PM 2,5 scatena una reazione nelle persone più esposte all’inquinamento mettendo in moto il recettore Ace2 per proteggerci dalle microparticelle, che però diventa un cavallo di Troia perché è la “chiave che fa entrare il coronavirus nelle cellule umane

Dopo una serie di studi sull’inquadramento ecologico del fenomeno covid, anche alcuni esperti governo condividono l’idea della correlazione tra PM 2.5 e aumento dei malati nei territori dov’è più alta la presenza di queste piccolissime particelle inquinanti. Il grande enigma a cui molti studi hanno tentato di rispondere è quello della diffusione del SARS-CoV-2 molto più spinta al Nord, in territori come quello Bergamasco, e invece molto meno incisiva al sud. Oggi sappiamo che le cause sono ambientali, genetiche e ospedaliere. L’inquinamento dell’aria influirebbe sul tasso di incidenza del coronavirus nella popolazione, ma in maniera indiretta. Il professor Mauro Minelli ha spiegato, con nuovi dati alla mano, che il PM 2,5 scatena una reazione nelle persone più esposte all’inquinamento mettendo in moto il recettore Ace2 per proteggerci dalle microparticelle, che però diventa un cavallo di Troia perché è la “chiave che fa entrare il coronavirus nelle cellule umane. 

Un particolato sottilissimo, un miscuglio di veleni 35 o 40 volte più piccolo di un granello di sabbia, in grado di penetrare negli alveoli polmonari con eventuale diffusione nel sangue, che deriva dal fumo di tabacco, dalla combustione del carburante per autoveicoli, da centrali elettriche, incendi di materiali e da altro, è il colpevole di una maggiore diffusione della malattia covid, perché il sistema immunitario di chi è più esposto per difendersi attraverso l’ACE2 fa entrare il virus nelle cellule umane. Il primo studio su questa reazione al coronavirus è cinese e risale al 2018: non si conosceva ancora l’esistenza del nuovo virus. Dunque, i ricercatori cinesi per primi scoprono la correlazione tra coronavirus e malattie polmonari dovuta a un recettore che permette una più facile penetrazione del virus e che in realtà viene prodotto dall’organismo solo per difendersi dall’inquinamento. Nel forum settimanale “Bio Medical Report”, uno degli ospiti, il dottor Giovanni Baglio, responsabile dell’area studio del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, ha espresso apprezzamento per questo prospettiva “ecologica”, con particolare riferimento al rapporto fra dati ambientali, epidemiologici e clinici. 

Il recettore ACE 2, prodotto per difendere il corpo umano, viene sfruttato dal virus come chiave di ingresso per entrare nelle cellule. Il professor Mauro Minelli è stato uno dei primi studiosi in Italia a evidenziare come all’aumento del PM 2.5 corrispondesse un aumento della malattia covid: ieri ha voluto diffondere personalmente i dati della ricerca  dell’Università degli Studi dell’Aquila che riguardano anche la Puglia. I polmoni in un ambiente molto inquinato producono una maggiore quantità di ACE2 su cui si aggancia più facilmente il nuovo coronavirus. Di recente si stanno studiando anche le gravi malattie che potrebbe causare il SARS-CoV-2 con l’effetto combinato di PM 2.5 e diossido di azoto. 

I DATI DEL NUOVO STUDIO SULLA CORRELAZIONE TRA PM 2.5 E COVID 

All’interno del forum “Bio Medical Report” sono stati analizzati i dati della Puglia e di Taranto, una delle città più inquinate d’Europa che però dal 2011 ha ridotto l'emissione del Pm 2.5 (dati ufficiali Arpa Puglia) - anche se poi ha prodotto enormi quantità di altri inquinanti non così correlati al coronavirus. Taranto risulta essere la provincia della regione con il più basso tasso di incidenza di del virus sulla popolazione: 0,04% (dati del Dipartimento della Protezione Civile aggiornati al 18/4/2020), mentre Lecce si attesta sullo 0,05%, Bari 0,08%. Brindisi 0,11% e Foggia 0,13%.

Analizzando il trend temporale dei livelli medi di Pm 2,5 rilevati nelle province della Puglia nel corso di diversi anni e confrontandolo con i casi di Covid-19, è emersa una correlazione che evidenzia il ruolo di queste polveri sottili e che potrebbe portare alla proteina Ace2. Una variabile possibile da tenere in considerazione, che i decisori dovrebbero tenere presente, suggerisce Minelli. La partecipazione di un esperto dell’area di studio Ministero della Salute al forum dell’immunologo salentino è il primo passo verso una nuova consapevolezza che possa portare a nuovi interventi per un ambiente più sano. 

Gaetano Gorgoni

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