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Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno: oltre 53 mila casi in un anno

Necessario recuperare il tempo perduto a causa del Covid. Sono 53.200 i nuovi casi di carcinomi della mammella in Italia nell’anno 2019, secondo i dati LILT

Sono 53.200 i nuovi casi di carcinomi della mammella in Italia nell’anno 2019, secondo i dati LILT. Con le nuove tecnologie, l’informazione e la prevenzione si muore molto di meno e si vive più a lungo rispetto al passato: la sopravvivenza a 5 anni delle donne con tumore alla mammella è pari all’87%. Il ministro Salute, Roberto Speranza, è intervenuto nella conferenza stampa di presentazione della LILT for Women - Campagna Nastro Rosa 2020 per la diffusione della cultura della prevenzione e della lotta al carcinoma mammario. La dottoressa Maria Luisa Calabrese, del Centro Calabrese di Cavallino, consiglia a tutte le donne di cominciare gli screening già a 40 anni, se non c’è una familiarità che impone di anticipare i controlli, ma soprattutto di effettuare mammografia ed ecografia contestualmente, con lo stesso operatore, perché i due esami sono complementari. Inoltre, bisogna affiancare mammografia ed ecografia avvalendosi delle tecnologie più avanzate che il Salento offre, capaci di vedere lesioni che altre macchine non vedono. 

I tumori mammari rappresentano il 30% della totalità di tumori maligni diagnosticati alle donne, secondo i dati della LILT. A ottobre facciamo in tempo a recuperare tutti gli screening che non abbiamo fatto nel periodo del lockdown: la prevenzione è l’arma più efficace contro il tumore. La sanità nella prima ondata del SARS-CoV-2 si è fatta trovare impreparata ed è andata in tilt: le liste d’attesa sono diventate più lunghe e in molti hanno rinunciato a controlli importanti per la propria salute. Prima del 2020 nessuno avrebbe mai immaginato una pandemia di queste proporzioni: fatta questa difficile esperienza, adesso è il momento di rimboccarsi le maniche e di occuparsi con più efficienza di prevenzione di gravissime malattie come il cancro al seno: 

È partita la comunicazione di “LILT for Women - Campagna Nastro Rosa 2020” per la diffusione della cultura della prevenzione e della lotta al carcinoma mammario.

La campagna di quest’anno, introdotta dal Prof. Francesco Schittulli, Presidente LILT Nazionale, sfrutta l’iconografia della sveglia che segna l’ora per ricordare l’appuntamento con la visita senologica: c’è un volto noto della tv come testimonial, la giovane giornalista RAI Benedetta Rinaldi, già vicina alla LILT in qualità di coordinatrice nazionale della Consulta Femminile LILT.

Come ogni anno, il mese di ottobre offrirà l’occasione delle visite senologiche gratuite presso le associazioni provinciali LILT e i circa 400 ambulatori attivi sul territorio nazionale, dove si daranno anche consigli e si potranno trovare materiali informativi e l’opuscolo dedicato, nonché partecipare alle molte iniziative che ogni LILT Provinciale sta preparando. 

GLI ESAMI CHE SALVANO LA VITA 

Quando parliamo di tumore al seno, dobbiamo tener presente che un ruolo fondamentale lo gioca il tempo: scoprire in anticipo qualcosa che non va può salvarci la vita. “A quarant’anni si comincia a fare la mammografia: se invece ci sono casi di tumore al seno in famiglia, è meglio farla prima - spiega la dottoressa Maria Luisa Calabrese - C’è da dire che qualsiasi donna, a qualsiasi età, nel momento in cui presenta un dolore, una tumefazione, un ingrossamento delle ghiandole sospetto deve subito fare dei controlli: almeno un’ecografia. Un’altra cosa importante è che mammografia ed ecografia concentrate nello stesso luogo (noi le facciamo nello stesso piano e la paziente non ha nemmeno la necessità di rivestirsi) e con lo stesso operatore danno molti vantaggi in più rispetto alla scelta di vagare per studi diversi: così l’esperto ha un quadro completo della situazione e può fare una diagnosi molto più precisa. Molto spesso si vedono referti di mammografie negative, che fanno abbassare la guardia alla paziente, ma dopo sei mesi arriva l’ecografia e si scopre la lesione. È per questo motivo che la contestualità è fondamentale: il quadro deve essere chiaro fin da subito all’operatore”. Al nord, quando si entra in un centro d’eccellenza, con i macchinari adatti, si fa un percorso diagnostico unico e non spezzettato. Decontestualizzare gli esami rischia di far perdere ulteriore tempo utile per intervenire con tempestività ed efficacia: questa è una lacuna che la sanità pubblica non ha ancora risolto. Oggi si punta anche sull’umanizzazione della radiologia: il Centro “Mammo Suite Sensation” di Cavallino, ad esempio, ha un’impostazione da centro benessere. L’esame di svolge in un ambiente bello, profumato, confortevole, rilassante, con un sottofondo musicale e dal design raffinato: perché è importante che la paziente sia a proprio agio. In mezz’ora mammografia ed ecografia sono eseguite senza stressarsi. Con la tecnologia 3D le macchine sono capaci di effettuare prestazioni poco invasive ed efficientissime: con l’occhio del radiologo esperto, si possono scoprire lesioni che altre macchine non vedono. Riducendo la dose di radiazioni rispetto ai mammografi tradizionali si effettua l’esame in due dimensioni. “La grande differenza la fanno le nuove tecnologie, che hanno una risoluzione di immagine avanzatissima ormai - spiega la dottoressa Calabrese - Con questa tecnologia siamo in grado di scoprire il 30% in più dei tumori (lesioni invisibili alle altre macchine)”. Un altro consiglio che dà alle donne la responsabile del Centro Calabrese di Cavallino è quello di fare controlli annuali per osservare eventuali cambiamenti delle ghiandole e per capire se sta per succedere qualcosa: possibilmente con lo stesso operatore che conosce e possiede gli esami precedenti. 

Gaetano Gorgoni 

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