Salute Sette 

La dieta cambia con il clima, con le stagioni dell’anno e della vita

Dobbiamo essere in grado di modulare la nostra dieta anche sulla base di quello che ci offre la natura in un dato momento

Dobbiamo essere in grado di modulare la nostra dieta anche sulla base di quello che ci offre la natura in un dato momento: è la filosofia del chilometro zero, con filiera chiara è controllata, della frutta e verdura di stagione e dell’adattamento ai cicli dell’anno. Il Salento è fornito di pesce, carne, frutti di tutti i tipi e verdure (anche selvatiche): tutte ricchezze accessibili senza grandi sforzi per chi vive in queste zone. Quando cambiano le stagioni, deve cambiare la dieta: i clinici parlano di dietoterapia (cioè mangiare equilibrato adattandosi ai diversi periodi, ai diversi luoghi e al microclima differente). “I motivi per preferire frutta e verdura nel corso della loro naturale maturazione stagionale sono tanti e diversi - spiega il professor Mauro Minelli - I vantaggi di questa scelta ricadono sulla salute, economia e ambiente”

Carciofi, broccoli, arance e tanto altro è meglio mangiarli d’inverno, come è meglio mangiare ciliegie, nespole e altri frutti nella loro stagione di maturazione: c’è un periodo giusto per ogni frutto della terra. Ma c’è anche una dieta differente da adottare per ogni posto in cui ci si trova e per ogni periodo della nostra vita: è necessario puntare su un’alimentazione in armonia con le stagioni e con i luoghi. La dietoterapia è fondamentale nella prevenzione di tutta una lunga serie di malattie. Da dove cominciare?

 Dal rispetto dei cicli stagionali. “I prodotti consumati nel corso della loro naturale maturazione stagionale hanno qualità pregevoli dal punto di vista merceologico e nutrizionale rispetto a un frutto o una verdura maturati fuori dal loro arco di tempo naturale”- spiega il professor Mauro Minelli, all’interno di un approfondimento con la partecipazione del dottor Giorgio Calabrese, dietologo e consulente del Ministero della Salute, professore di alimentazione e nutrizione umana presso le università di Alessandria, Torino e Messina e Alessandra Civilla, chef. L’idea dei tre ospiti è chiara: prodotti in serra e organismi geneticamente modificati non hanno le stesse qualità del frutto o della verdura stagionali e “non corrispondono alle esigenze salutistiche che ci aspetteremmo”. Il dottor Giorgio Calabrese aggiunge un elemento in più: un cibo come la “bagna cauda” piemontese mangiata a Siracusa, con un microclima più caldo e molto differente, raggiunge livelli di acidità non accettabili. Dunque, è anche il luogo e il microclima che fa la differenza nella “dietoterapia”. “Le cellule del nostro stomaco risentono non soltanto della presenza del cibo, ma anche della temperatura esterna, umidità, che possono stimolare il nostro apparato digerente a produrre più succo gastrico e, se non c’è una sufficiente quantità di mucina, la digestione si complica. Il nostro organismo si adegua al clima in cui si trova” - puntualizza il professor Calabrese. 

COSA E COME MANGIARE AL TEMPO DEL COVID E DELL’INFLUENZA 

L’autunno è già arrivato, le giornate diventano più fredde e siamo più esposti a raffreddori e influenze. A questo bisogna aggiungere che il SARS-CoV-2 continua a circolare insieme a noi. È possibile una specie di prevenzione attraverso la dietoterapia che ci faccia essere più in salute e renda il nostro sistema immunitario più forte? Secondo gli esperti che hanno discusso nell’appuntamento online “Bio Medical Report”, di Mauro Minelli, la risposta è affermativa. “Il cibo non è un farmaco, ma a un’azione light che gli assomiglia-spiega il professore Calabrese-Attraverso una corretta alimentazione possiamo fare prevenzione. “Un modo di mangiare che si deve adattare al clima: se noi andiamo alle Maldive quando qui è inverno ci portiamo le magliette e i pantaloncini, così anche per il cibo - spiega il professor Calabrese - Nella prevenzione gioca un ruolo fondamentale la vitamina D, che rinforza il sistema immunitario. Ma abbiamo bisogno di selenio, zinco, di vitamine liposolubili, come la vitamina A, perché sono antiossidanti fantastici. Abbiamo bisogno anche di vitamine idrosolubili, come la vitamina C. Tutte queste sostanze le troviamo all’interno di alcuni alimenti della dieta mediterranea e sono un toccasana per il nostro sistema immunitario. Si tratta di antiossidanti fondamentali. Dobbiamo puntare su frutta, legumi e verdura di stagione a filiera corta, perché il microclima ci permette un migliore adattamento delle nostre difese organiche. Poi dobbiamo aggiungere le proteine: carne, pesce, uova, latticini e formaggi in dosi e modi adattati al nostro organismo”. 

COME AIUTARE IL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO COL CIBO 

Il nostro sistema immunitario svolge un lavoro molto impegnativo e ha bisogno di molte energie. Esiste una strettissima correlazione fra dieta e sistema immunitario: alcuni nutrienti sono fondamentali per il suo buon funzionamento. Il professore Minelli, esperto immunologo, spiega che il sistema immunitario deve essere allenato innanzitutto con le pratiche vaccinali, poi con gli stili di vita sani e con un’alimentazione rispettosa del proprio organismo. La formula perfetta suggerita dall’immunologo salentino è in tre numeri: zero, cinque, trenta”: niente sigarette, mangiare frutta cinque volte al giorno e fare 30 minuti di movimento o esercizio fisico al giorno. Gli stili di vita malsani e le abbuffate portano all’obesità, che genera tutta una serie di malattie e produce uno stato infiammatorio che in caso di covid può essere letale. 

UNA DIETA DIVERSA PER OGNI STAGIONE DELLA VITA 

Ogni stagione della vita ha una dieta diversa anche sul piano delle quantità di cibo da assumere: ormai la scienza ha fatto chiarezza anche su questo aspetto. Un bambino ha bisogno di latte e, quando viene svezzato, deve poter mangiare i primi legumi, le prime verdure, i cereali, carni bianche, pesce, tuorlo d’uovo, come una piantina che cresce e ha bisogno di struttura e flessibilità. Poi la dieta deve cambiare: un giovane che fa sport ha bisogno di più energia. “Ad ogni modo non dobbiamo mai rinunciare ai carboidrati (pasta e altro), che sono la benzina energetica del nostro organismo, ma dobbiamo solo regolarne l’assunzione a seconda delle età - chiarisce il professore Calabrese - Se mangiamo 2000 calorie a cinquant’anni, ne dobbiamo assumere 1800 a 60 anni: più si va in là con l’età e più si deve ‘alleggerire’ la propria dieta. Con l’anzianità il corpo ha meno massa muscolare, si fa meno movimento: dunque, inevitabilmente bisogna cambiare l’alimentazione. Per gli anziani sono assolutamente sconsigliabili le diete iperproteiche: le persone più in là con l’età non hanno bisogno di tutte quelle calorie. Se noi produciamo molta insulina, ma non ci muoviamo, questa brucia gli zuccheri e produce grassi. Meglio puntare sulle giuste porzioni di carboidrati integrali, divisi in cinque pasti. Il consiglio è mangiare con costanza frutta, verdura, legumi. Tra i miti da sfatare c’è quello che la frutta fine pasto gonfi: non è vero, si può mangiare senza problemi”. Mangiare bene aiuta a invecchiare bene e a vivere più a lungo: anche questa è una verità scientifica. “Ma attenti a non convincervi che basti il cibo a risolvere determinate malattie, magari anche congenite: quelle sono fake news messe in giro da qualche santone! - avvisa il professor Minelli - La qualità benefica di certi alimenti dev’essere interpretata sempre in un contesto clinico in cui la corretta alimentazione viene associata alla terapia specifica per quel determinato caso. Una corretta dieta, diversificata e personalizzata, porta a cambiamenti benefici del microbiota intestinale, con riduzione di alcune famiglie batteriche particolarmente nocive. Gli anziani sottoposti a una dieta povera e poco diversificata ne risentono sul piano del microbiota, che si altera negativamente. Il gruppo di studio del professor Minelli ha dato vita al progetto Nu-Age nel 2019 per studiare gli effetti della dieta mediterranea (la più varia e genuina) sulla popolazione anziana (lo studio ha coinvolto 5 paesi europei). La ricerca ha dimostrato scientificamente come questo tipo di alimentazione diversificata e personalizzata abbia prodotto un miglioramento del microbiota nei soggetti che hanno partecipato al progetto: questo progresso ha permesso una migliore deambulazione, miglioramento delle capacità cognitive e migliore capacità di memoria. “Grazie a questi studi sappiamo che c’è bisogno di specialisti che siano in grado di puntare su nuovi protocolli individuali di nutrizione clinica. Non generici, ma basati su ogni singolo microbiota” - ha concluso il professor Minelli.  

Gaetano Gorgoni


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