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Coperture vaccinali, tendenza in miglioramento. Per il vaccino contro il Covid tempi lunghi e già uno stop

La sospensione della sperimentazione del vaccino anti Sars-CoV-2 da parte di AstraZeneca per un caso (su 50 mila) con effetti avversi ci fa capire che la strada è ancora lunga

La sospensione della sperimentazione del vaccino anti Sars-CoV-2 da parte di AstraZeneca per un caso (su 50 mila) con effetti avversi ci fa capire che la strada è ancora lunga, com’è avvenuto per tanti altri vaccini, che ora sono sicuri e gratuiti. I dati forniti dal Ministero della Salute sulle coperture vaccinali del 2019 sono positivi, ci si vaccina di più anche per la varicella (anche se le vaccinazioni dai 5 ai 7 anni hanno subito un calo): quest’anno si spera che vada ancora meglio. I vaccini hanno salvato la vita a tantissimi bambini. Si pensi alla grande tragedia della poliomielite che siamo riusciti a debellare quasi del tutto (esiste ancora in alcuni stati poveri): la più temuta delle epidemie, capace di rendere paralitici migliaia bambini (che in caso di paralisi del diaframma morivano per soffocamento). Bisognerebbe ricordare ai “NoVax” che la scienza e il progresso hanno consentito ai più fragili di vivere in salute, anziché perire per “selezione naturale”. 

Le coperture vaccinali In Italia vengono monitorate annualmente, in maniera routinaria: Regioni e province forniscono i dati sulle vaccinazioni effettuate. I dati sono stabili per quanto riguarda la polio: al 31 dicembre 2019 i bambini vaccinati entro i due anni sono il 95,01%, si perde uno 0,08% rispetto al 2018, ma con 14 regioni che superano il 95% e 3 che vi si avvicinano. La tendenza è in miglioramento nel caso della copertura per la prima dose di vaccino contro il morbillo, che arriva al 94,49%, con un +1,27% rispetto all’anno precedente, con 9 regioni che superano il 95% e solo 1 che ha una CV inferiore al 90%.

Aumentano le vaccinazioni per la varicella, che un tempo veniva considerata una malattia da far sperimentare ai propri figli: in Italia saliamo al 90,50% nel 2019 con un +16,27% rispetto al 2018. Sale la vaccinazione per il rotavirus (+6,71%: 19,44% nel 2018 contro il 26,15% nel 2019). Trend positivo pure per il meningococco B (+22,92%: 46,06% nel 2018 vs 68,98% nel 2019). Aumentano anche le coperture nei confronti della vaccinazione anti-pneumococcica (+0,11%: 91,89% nel 2018 vs 92,00% nel 2019). Dunque, la tendenza è positiva, come confermato anche dalle coperture vaccinali nazionali a 36 mesi (relative ai bambini nati nell’anno 2016). Ci sono stati diversi bambini vaccinati in ritardo, ma è meglio tardi che mai!  Però bisogna sapere che vaccinare i propri figli dopo il periodo previsto li espone ad un inutile rischio di malattie infettive, più frequenti e gravi nei primissimi anni di vita. La crescita delle adesioni al vaccino è confermata anche dalle coperture vaccinali a 48 mesi (relative ai bambini nati nell’anno 2015), rilevate sempre per verificare l’attività di recupero dei soggetti inadempienti: l’anti-polio passa da 94,60% (dato a 24 mesi rilevato al 31 dicembre 2017) a 96,05%, e l’antimorbillo da 91,84% a 95,16%, con un guadagno rispettivamente dell’1,45% e del 3,32%. 

VACCINAZIONI DAI 5 AGLI 8 ANNI 

Sono molto importanti le vaccinazioni in età prescolare, anche nei confronti di chi è più fragile e non può vaccinarsi, perché viene tutelato indirettamente dai compagni. Le vaccinazioni in età pre-scolare, generalmente somministrate a 5-6 anni (relative ai bambini nati nell’anno 2012) hanno subito una diminuzione del 2,09% per la quarta dose di anti-polio (90,71% nel 2018 contro l’88,62% nel 2019) e dell’1,62% per la seconda dose (ciclo completo) di anti-morbillo (89,20% nel 2018 contro l’87,58% nel 2019). Le vaccinazioni eseguite entro gli 8 anni (relative ai bambini nati nell’anno 2011), invece, sono in aumento dell’1% per quanto riguarda il morbillo (seconda dose) raggiungendo il 90,20% (rispetto al dato registrato al 31 dicembre 2018 nella stessa coorte) mentre la copertura nei confronti della polio (quarta dose) aumenta dello 0,95% arrivando al 91,66%. 

VACCINI TRA GLI ADOLESCENTI 

Anche per i vaccini che riguardano 16enni e 18enni si conferma un miglioramento delle coperture vaccinali, anche se più limitato rispetto al passato: l’anti-difterica (quinta dose) nei sedicenni aumenta dello 0,44% (70,43% nel 2018 vs 70,87% nel 2019) e l’antimorbillo (seconda dose) guadagna il 3,90% (85,72% nel 2018 contro l’89,62% nel 2019); nei diciottenni si osserva un aumento del 3,33% per anti-difterica e dell’1,38% per la seconda dose di anti-morbillo. Le differenze tra regioni permangono perché servizi, informazione e sistemi sanitari sono diversi, ma col passare degli anni si assottigliano.

In particolare, la copertura a 24 mesi contro la polio è inferiore al 90% solo nella P.A. di Bolzano (81,18%), mentre nelle altre si va dal 91,14% della Sicilia al 97,47% dell’Abruzzo, con 14 regioni che superano la soglia del 95%.

Si attenuano anche le differenze rilevate nella copertura vaccinale per morbillo: sebbene il range sia apparentemente ampio (dal 75,53% nella P.A. di Bolzano al 96,11% in Toscana), a parte la P.A. di Bolzano nessuna regione ha coperture inferiori al 91% e 9 regioni hanno una copertura superiore al 95%, raccomandata dall’OMS.

“È da sottolineare l’aumento della copertura vaccinale contro la varicella, che, col PNPV 2017 -2019 è stata offerta attivamente, gratuitamente e obbligatoriamente a partire dai nati nel 2017 - spiegano gli esperti del ministero - L’obiettivo di raggiungere una copertura vaccinale oltre il 95% per la prima e la seconda dose non è stato tuttavia ancora raggiunto.

È necessario proseguire l’impegno, in termini di miglioramento dell’offerta e dell’accesso ai servizi, ma anche della capacità di rispondere alle istanze dei cittadini per dissolvere i dubbi sulla efficacia e sicurezza dei vaccini e sull’utilità ed opportunità delle vaccinazioni, anche nei confronti di malattie solo apparentemente scomparse, per garantire un ottimale livello di protezione della popolazione”. Come dicevamo prima, l’informazione fa la differenza (e probabilmente anche la scuola, che dovrebbe essere capace di combattere l’ignoranza funzionale) nel promuovere la prevenzione di terribili malattie. 

IL VACCINO CONTRO IL COVID 

Mentre la prestigiosa rivista scientifica Lancet spiega che il vaccino russo sembra avere la capacità di produrre anticorpi, senza importanti effetti collaterali, quello su cui ha puntato l’Europa sembra subire una battuta d’arresto. La sperimentazione del vaccino AstraZeneca è stata sospesa per un caso con reazioni avverse gravi su 50mila: ora una commissione indipendente farà i dovuti approfondimenti, ma intanto si allontana l’illusione di avere il vaccino pronto per l’inverno 2021. È tramontata del tutto la possibilità di avere le prime dosi entro fine anno 2020 (2-3 milioni, aveva annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza, da destinare in un primo tempo a operatori sanitari e anziani con patologie). 

Adesso si sta cercando di capire cosa abbia causato la malattia al volontario (la mielite trasversa) e se sia legata alla risposta immunitaria indotta dal vaccino: potrebbe rappresentare una pesante sconfitta per molti dei gruppi di ricerca impegnati nel mondo. Circola anche l’ipotesi che il problema riguardi il vettore virale utilizzato dal team di Oxford: altri vaccini basati sulla stessa strategia (CanSino, Gamaleya, Janssen) e arrivati alle battute finali utilizzano vettori diversi (di origine animale o umana). Le risposte le avremo a breve, per il vaccino che farà uscire l’umanità dall’incubo covid, invece, ci vorrà ancora tanto tempo. 


Gaetano Gorgoni

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