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Test sierologici sui prof: rivolta di alcuni medici di base. Chiodo: “Obsoleti e di competenza dei biologi”

Il dottore Antonio Chiodo, medico di base molto attivo sindacalmente, ha contestato l’utilità dei test sierologici

Sono già 2700 i professori e bidelli positivi in Lombardia su 57mila test sierologici effettuati su base volontaria: si stima che sia positivo uno su 4. Anche la Puglia si rimbocca le maniche per i test a scuola. Il  Servizio Igiene e Sanità Pubblica di Lecce sta pensando di farsi aiutare dai medici di base. La richiesta a livello nazionale è stata inoltrata alla categoria con circolare del commissario Arcuri: il dottore Scotti, rappresentante del sindacato dei medici FIMMG, ha detto di sì, ma per molti ha dato una disponibilità senza consultarsi con i medici e senza ragionare sui problemi che ne derivano. Alcuni sindacati sono contrari e la metà dei medici si rifiuta di collaborare. Il dottore Antonio Chiodo, medico di base molto attivo sindacalmente, ha contestato l’utilità dei test sierologici e anche l’idea che si debbano caricare sulla categoria oneri e pericoli che si potrebbero risolvere aprendo infermierie specializzate nelle scuole. 

Nel Salento sono in tanti i medici di base a dire no a un’ulteriore carico di lavoro senza garanzie e retribuzione. In prima fila c’è Antonio Chiodo, che scrive al presidente dell’Ordine dei Medici: “Caro Presidente De Giorgi, i medici non si rifiutano di offrire la propria professionalità clinica, ma semmai di accogliere le richieste di servitú informatica e telematica, nonché l'illegittimo impossessamento del proprio studio, del proprio denaro (bonifica e presidii strumentali) e della propria salute la cui compromissione avrebbe effetti devastanti economicamente e socialmente. Nessun medico ha mai negato la propria specifica  disponibilità pur essendo di pertinenza dei biologi e degli infermieri un test del genere.

L'Ordine dei Medici è garante e tutore della professionalità clinica!

Pertanto si adoperi affinché nelle scuole venga organizzata una infermeria  anche in considerazione del fatto che la siero-diagnosi non ha alcun valore dirimente e non può essere praticata un sola volta per la sicurezza di una comunità”. I test vengono effettuati su base volontaria: stima che la metà dei 14mila “addetti ai lavori” potrebbe aderire alla campagna dei test sierologici. I numeri sono proibitivi per il SISP, che non ha personale in più da impiegare: ecco perché si era pensato ai medici di base. A livello nazionale l’idea è di fare i test su tutto il personale della scuola prima del suo inizio: un modo efficace per fare prevenzione. 

Ma i dubbi dei medici di base sono tanti anche sull’efficacia del test. 

I DUBBI SUI TEST SIEROLOGICI 

Molti medici di famiglia rifiutano un compito non loro, gratuito che rappresenta un sovraccarico per via di una serie di passaggi burocratici, lunghi e che potrebbero complicare le normali attività.  “Ci sono tante perplessità - spiega il presidente Donato De Giorgi - Però stiamo vivendo una pandemia mai vista prima. I medici del territorio non possono continuare a visitare e poi rifiutarsi di fare i test: anche visitando si rischia il covid. Sicuramente sarebbe più facile farli nelle infermerie delle scuole, ma ci sono tutta una serie di problemi di organizzazione. I medici territoriali devono essere protagonisti della battaglia contro il SARS-CoV-2. Non dico che i medici debbano fare il lavoro che fanno biologi e infermieri, ma in questo momento difficile sarebbe meglio fare uno sforzo in più. Non dico che debbano fare questo esame, che desta qualche perplessità, ma è bene continuare ad avere un atteggiamento collaborativo per trovare soluzioni più idonee”

“Diciamo la verità - spiega il dottor Chiodo - ho anche inoltrato un esposto al direttore generale dell’Asl perché la sierodiagnosi è obsoleta: i kit sono stati acquistati il 24 aprile scorso. Sono arrivati a maggio e sono stati distribuiti oggi. Ci sono intanto dei test più avanzati e aggiornati (quelli virali). Quelli sierologici hanno finalità epidemiologica-statistica e non sono attendibili. Non ti dicono se ti sei ammalato negli ultimi 10 giorni. Ci possono essere falsi positivi e falsi negativi. Lo Stato vorrebbe, in maniera volontaria, che noi medici facessimo i test: ma se trovo un positivo devo chiudere lo studio, perdere soldi, pazienti e bonificare a mie spese”. Secondo i medici “dissidenti” le scuole dovrebbero aprire un’infermeria, come si fa in aeroporto. “Si facesse il test virale con risposta in poche ore - tuona Chiodo -  Il medico è un clinico: per questi test ci ci vuole il biologo e l’infermiere. Vogliono caricare ulteriori spese sulla medicina territoriale: così tolgono tempo, salute e soldi, senza nessun aiuto. Non rifiutiamo la nostra prestazione, ma un esame del genere non è compito nostro”. È stato calcolato che ogni medico di base avrebbe 25 insegnanti da testare, ma non sarà facile mettere d’accordo tutti.


Gaetano Gorgoni

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