Salute Sette 

Dieta mediterranea da 10 anni patrimonio dell’umanità: uno dei segreti della longevità

Era il 16 Novembre 2010 quando fu fatto questo grande passo, su proposta di Italia, Spagna, Grecia e Marocco: divennero patrimonio dell’umanità “un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni, che vanno dal paesaggio alla tavola”

Sono passati poco meno di dieci anni dalla proclamazione ufficiale della Dieta Mediterranea come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità: per la prima volta, una pratica alimentare tradizionale iscritta nella lista Unesco. Era il 16 Novembre 2010 quando fu fatto questo grande passo, su proposta di Italia, Spagna, Grecia e Marocco: divennero patrimonio dell’umanità “un insieme di competenze, conoscenze, riti, simboli e tradizioni, che vanno dal paesaggio alla tavola”. Il professore Mauro Minelli e il rettore dell’Unisalento hanno partecipato a un convegno celebrativo in cui sono emersi molti spunti e progetti per la valorizzazione di questo “patrimonio” che ogni giorno arricchisce le tavole di chi abita nel sud Italia e che rappresenta un toccasana contro tutta una serie di malattie. La dieta mediterranea, in altre parole, oltre a donarci sapori unici e il piacere del cibo, è il segreto per vivere di più e meglio: l’unica strada per un “invecchiamento di successo” e per riequilibrare il nostro microbiota. 





Fioriscono in italia tutta una serie di iniziative per celebrare una grande conquista dell’umanità. In vista della celebrazione del decennale, presso la sede dell’ecomuseo della Dieta Mediterranea in Pioppi piccola frazione del comune di Pollica (SA) patria storica della Dieta Mediterranea, si è tenuto pochi giorni fa, a cura del Centro Universitario europeo per i Beni Culturali di Ravello, un interessante convegno dal titolo “la Dieta Mediterranea, una risorsa attrattiva per i nostri territori” a cui hanno partecipato, tra gli altri, il prof. Fabio Pollice, Magnifico Rettore dell’Università del Salento, e il prof. Mauro Minelli nella sua qualità di docente di Scienze dell’alimentazione e dietetica applicata, oltre che referente per il Sud-Italia della Fondazione Medicina Personalizzata.

Nell’intento degli organizzatori, l’idea di creare una Community scientifica permanente con competenze diversificate, che affianchi il Comune di Pollica ed il Centro di Ravello nelle attività di preparazione alla celebrazione del decennale proponendo, tra l’altro, attività culturali e formative dedicate.

 Ne abbiamo parlato con il prof. Minelli, approfondendo in modo particolare alcuni aspetti molto intriganti legati all’azione benefica della Dieta Mediterranea, con particolare riferimento alla capacità di quest’ultima di favorire la longevità ed una senescenza attiva, nell’ottica ambiziosa ma possibile del cosiddetto “invecchiamento di successo”. 

 

INTERVISTA AL PROFESSOR MAURO MINELLI 



Professore, chi mangia bene vive di più e meglio? È scientificamente provato, vero?



“L’alimentazione non è solo la soddisfazione di un bisogno fisiologico identico in tutti gli esseri umani, ma rappresenta anche la diversità delle culture e tutto ciò che contribuisce a plasmare e a definire, oltre che le esigenze dietetiche, anche l'identità dei vari popoli, le loro strutture sociali, la loro visione del mondo e, in definitiva, una serie di tradizioni lentamente costruite nel corso dei secoli.

E proprio nel corso dei secoli si è andato progressivamente affermando e consolidando un modello alimentare, diffuso in tutte la nazioni del mediterraneo, basato su un apporto adeguato e coordinato di cibi prettamente naturali: verdure, legumi, frutta, noci, pesce,  olio d’oliva, cereali preferibilmente integrali e loro derivati (pane pasta), carni bianche con basso consumo di carne rossa e latticini e grassi saturi.

Partendo da queste premesse, con uno studio condotto da Ancel Keys e Coll. in Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia e pubblicato nel 1970 su Circulation, viene riscoperta la Dieta Mediterranea dopo aver documentato che la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) era molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto agli altri paesi”.



La dieta mediterranea, dunque, è un patrimonio da trasferire alle nuove generazioni per la sua capacità di proteggere la salute in modo naturale...

 

“L'aderenza coerente al regime ‘Dieta Mediterranea’ è associata a riduzione dell'incidenza di diverse malattie e della mortalità, aumento dell'attività antiossidante e conseguente riduzione dell'infiammazione cronica di basso grado, azione favorente il cosiddetto ‘invecchiamento di successo’ con conseguente controllo e contenimento di tutte le peculiarità dalle quali si genera la fragilità del soggetto anziano, quali la perdita della funzione cognitiva, la sarcopenia ossia il progressivo declino della massa e della forza muscolare, lo sviluppo di malattie croniche come il diabete e le sue complicanze o l'aterosclerosi.  

Ed è per questo che la modifica dei protocolli alimentari con adozione della Dieta Mediterranea viene suggerita proprio come un'importante strategia terapeutica per affrontare con successo la fragilità insita nell’invecchiamento”.  



Quali sono le novità nel campo della ricerca? 

 

“La novità più rilevante in questo panorama è rappresentata da una serie di studi molto interessanti e decisamente accreditati secondo i quali una coerente aderenza ai canoni della Dieta Mediterranea risulta essere associata a cambiamenti benefici nella composizione del microbiota intestinale, con riduzione dell'abbondanza di alcune famiglie batteriche particolarmente nocive, accompagnata da un aumento dei livelli di produzione di sostanze benefiche soprattutto rappresentate da alcuni acidi grassi a catena corta. In effetti, precedenti valutazioni avevano evidenziato come una dieta povera e soprattutto poco differenziata cui generalmente è costretta una larga fetta di popolazione anziana soprattutto ospitata in case di cura o di riposo, se protratta a lungo termine, fosse in grado di modificare negativamente il microbiota, accelerando i processi di progressivo indebolimento organico correlato con l’invecchiamento. Partendo da queste premesse si è indagato in maniera molto ampia e dettagliata per vedere se la Dieta Mediterranea potesse mantenere inalterato il microbiota dei soggetti anziani o, addirittura, promuovere la proliferazione di batteri associati ad un invecchiamento ‘sano’”. 



Basta una corretta alimentazione a ridare equilibrio al microbiota: si comincia dalla tavola, vero? 



Il progetto NU-AGE, finalizzato proprio a definire nuove strategie dietetiche per soddisfare le specifiche esigenze della popolazione anziana per un sano invecchiamento in Europa, è stato avviato proprio per studiare gli effetti della Dieta Mediterranea, somministrata almeno per un anno, su una popolazione molto ampia di soggetti anziani di età compresa tra i 65 e i 79 anni, di cinque differenti Paesi europei (Polonia, Paesi Bassi, Regno Unito, Francia ed Italia). Lo studio, partito nel 2019, è condotto su oltre 1200 persone alcune delle quali non ancora del tutto debilitate. Confrontando la composizione del microbiota intestinale degli individui che hanno partecipato allo studio prima e dopo l’inizio dello stesso, si è visto come seguire la Dieta Mediterranea (anche solo per 12 mesi) comporti cambiamenti benefici del microbiota che si manifestano con miglioramenti della deambulazione e delle abilità cognitive, fra cui soprattutto le capacità di memoria.

Un’analisi più dettagliata ha mostrato come vi fosse un aumento dei batteri noti per la produzione di acidi grassi a catena corta (quelli considerati buoni) e una diminuzione dei batteri coinvolti nella produzione di acidi biliari che, alla lunga, sono correlati ad un maggior rischio di cancro all’intestino, insulino-resistenza e diabete, fegato grasso e danno cellulare”.



Abbiamo bisogno di nuovi approcci terapeutici nei confronti di pazienti cronici e anziani? 

 

“Appare chiaro come tutto questo imponga la necessità e l’urgenza di approdare a nuove, impellenti conoscenze  che passano attraverso la formazione di nuovi specialisti e operatori tecnici capaci di intervenire nelle dinamiche della salute non solo attraverso le consuete pratiche di attività motoria modulata e/o di analisi e gestione dello stress o degli eventuali squilibri psicologici, ma anche e soprattutto attraverso protocolli personalizzati di prevenzione ottimizzata grazie alle pratiche della precision medicine; attraverso protocolli individuali di nutrizione clinica, gestione preventiva e riparativa delle malattie infiammatorie da alimenti, recupero dell’equilibrio del microbiota;  studio delle eventuali interconnessioni esistenti fra substrati genetici, ambiente  e stili di vita;  utilizzazione, non soltanto in ambienti di ricerca, dei contributi provenienti dalle cosiddette Scienze Omiche (Genomica, Proteomica, Metabolomica, ecc) anche con l’ausilio di tecniche avanzate di bionformatizzazione”. 


Gaetano Gorgoni 

 

Potrebbeinteressarti

La nuova sindrome del neurosviluppo scoperta su 7 bambini: nuova malattia rara

Ancora una volta i ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù insieme all’Istituto Superiore di Sanità e ad altri centri internazionali hanno risolto un mistero che riguarda una patologia della famiglia delle RASopatie e che è dovuta a mutazioni del gene MAPK1 e all’iperattivazione della via di comunicazione intracellulare promossa da questa proteina.