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“Stagionalità dei virus respiratori”, rischio ritorno del Covid, le nostre armi e l’idea di Lopalco

La circolazione del SARS-CoV-2 ha subito una lieve accelerazione, dopo due mesi di relativa tranquillità in Puglia

Cento anni fa, la seconda ondata della spagnola fu peggiore della prima: fece 50mila morti. Ma ora abbiamo più armi, più informazioni e maggior igiene. Oggi al Perrino di Brindisi sono state effettuate due donazioni di plasma iperimmune: l’Asl brindisina ha dichiarato di aver ottenuto un successo eclatante attraverso questo protocollo. La circolazione del SARS-CoV-2 ha subito una lieve accelerazione, dopo due mesi di relativa tranquillità in Puglia, a causa di alcune leggerezze nelle aperture internazionali (visto che in alcuni paesi il virus circola pesantemente): non bisogna mai sottovalutare il nemico. Eppure pullulano gli idioti dei covid-party. Lopalco spiega in uno dei suoi post che per ragioni non ancora accertate del tutto i virus respiratori d’estate circolano di meno, per poi tornare ancora più violentemente. Dunque, abbiamo vinto le battaglie contro il covid-19, non la guerra: per prevenirlo ci vorrà un vaccino.  

Il mese scorso, mentre la curva dei contagi scendeva vorticosamente, alcuni virologi avvertivano che anche la Spagnola si comportò così... La discesa coincide con l’estate. Ma il vero problema è che nel mondo continua a circolare pesantemente e noi siamo all’interno di una società globalizzata e interconnessa: in poche parole, quello che accade in India, Brasile, Albania, Africa o in qualsiasi altro paese, ci riguarda. Questo assunto è dimostrato dal fatto che gli arrivi da paesi extracomunitari, subito dopo le aperture, hanno permesso di far arrivare nel Salento alcuni pazienti contagiati sintomatici. 

Insomma, finché non si vince la guerra non si può cantare vittoria, ma l’unico modo per vincerla e avere un vaccino: il covid-19 non va via da solo. Del resto i virus a trasmissione aerea come i coronavirus e i rinovirus (del raffreddore) “sono tipicamente associati alla stagione fredda perché si riproducono nel naso e nelle vie respiratorie, che in inverno sono maggiormente vulnerabili alle infezioni” - spiegano gli esperti. L’estate questi virus perdono carica virale anche perché si sta molto di più all’aria aperta e non in spazi chiusi e ristretti. Certo, ci sono gli studi sui raggi UV che sono molto confortanti, ma a livello di prevenzione non aggiungono nulla, come hanno spiegato gli esperti. Oggi siamo preparati per affrontare un ritorno del coronavirus in autunno, ma non siamo capaci di debellarlo definitivamente dalla faccia del mondo. Tutti gli esperti ci consigliano di sfruttare questa tregua per prenderci un vantaggio sul nuovo coronavirus: mantenendo le mascherine durante gli assembramenti all’aperto, evitando di stare vicini agli altri a meno di 1 metro e lavandoci sempre le mani potremo limitare la circolazione del virus anche in autunno. 

CHE FINE FANNO I VIRUS D’ESTATE? 

Chiedersi che fine fanno i virus d’estate, secondo Lopalco, è come la domanda che si faceva Renato Rascel nel famoso ritornello: “Dove andranno a finire i palloncini?”. 

“Non vi nascondo che la risposta è complicata e credo che la pandemia COVID19 ci aiuterà a dare risposte più robuste - spiega l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, capo della task force pugliese anti-covid - Sulla stagionalità dei virus respiratori esistono pochi dubbi. Il raffreddore, del resto, si chiama raffreddore per un motivo. In inglese lo chiamano ‘cold’ (“freddo”), più chiaro di così... E' dunque una malattia legata alla stagione fredda. Il freddo, che predispone ad inoculi virali più consistenti, insieme alla ripresa delle attività al chiuso, fanno aumentare la circolazione e l'espressione clinica di questi virus”.

Questo non significa che il SARS-CoV-2 non continui a circolare, anche se in maniera molto più limitata, come abbiamo visto in Puglia. Nella sola giornata di ieri sono emersi 9 tamponi positivi, più uno in serata nell’ospedale di Scorrano, dove sono stati bloccati i ricoveri in Chirurgia e Cardiologia. 

“Quello che osserviamo ora in molte regioni italiane rispetto alla epidemia COVID19 è che la attività locale del virus si è praticamente spenta e, grazie alla sorveglianza più o meno attiva, vengono rilevati tamponi positivi o in soggetti che probabilmente si sono infettati tempo addietro, oppure sono importati da aree dove la circolazione virale è ancora attiva - continua Lopalco - È dunque lì che vanno probabilmente a finire i palloncini, pardon, i coronavirus. Nei mesi estivi la malattia è poco evidente ma la circolazione virale è comunque sostenuta a bassissima intensità da diversi portatori paucisintomatici o asintomatici. Nei mesi invernali ritorna ad essere evidente perché aumenta sia la circolazione virale che l'espressione clinica per i motivi sopra accennati. In quei luoghi dove la circolazione fosse realmente interrotta, ci pensano i casi di importazione a far riprendere le catene di contagio. I dati di questi giorni dunque stanno a dire che il virus continua a circolare a bassa intensità, ma circola. Proviamo a scoppiare quanti più palloncini possibile, prima che arrivi l'autunno”.

Gaetano Gorgoni 

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