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Ernia iatale, ne soffrono 6 persone su 10: alimentazione, farmaci e chirurgia

L’ernia iatale è uno dei problemi più diffusi, soprattutto tra persone obese e in sovrappeso, ma paradossalmente il più sottovalutato

L’ernia iatale è uno dei problemi più diffusi, soprattutto tra persone obese e in sovrappeso, ma paradossalmente il più sottovalutato. I dolori alla “bocca” dello stomaco e i rigurgiti spesso possono essere dovuti a questa patologia. Per la diagnosi certa basta una radiografia con mezzo di contrasto e, in alcuni casi, una esofagogastroduodenoscopia. Il noto chirurgo salentino dell’apparato digerente, dottor Donato De Giorgi, oggi ci spiega come intervenire: le tre strade da seguire sono quelle della dieta anti-acidi, cura farmacologica e chirurgia (nei casi più gravi).

L’ernia iatale è una patologia disabilitante che consiste nel passaggio dello stomaco attraverso il diaframma: dall’addome, passa al torace, provocando una strozzatura. Questo passaggio avviene attraverso un “foro” naturale (lo iato esofageo/diaframmatico, che è un’apertura o forame del diaframma attraverso il quale l’esofago si unisce allo stomaco) che allargandosi più del previsto crea un problema. I tipi di ernia iatale più conosciuti sono ben cinque: quella più diffusa in assoluto (90% dei casi) è da “scivolamento”, frequente nelle persone obese (la pressione nell’area addominale supera la pressione diaframmatica e lo stomaco tende ad essere spinto verso l’alto, nel mediastino, attraverso lo iato diaframmatico); quella paraesofagea o da rotolamento (Tipo II): consiste in una rotazione dello stomaco lungo la grande curvatura in modo tale che la parte superiore della stessa fuoriesca attraverso lo hiatus esofageo; l’ernia iatale “da esofago corto” per alterazione chimica della parete esofagea (ingestione accidentale di acidi), che comporta retrazione cicatriziale dell’esofago; c’è anche quella di tipo III, a carattere misto; infine l’ernia iatale di tipo IV, che consiste nella manifestazione di ernie anche di altri visceri, come il colon e la milza. I più noti i fattori di rischio sono fumo, obesità, gravidanza, intensi sforzi fisici.

INTERVISTA AL DOTTOR DONATO DE GIORGI, CHIRURGO DELL’APPARATO DIGERENTE E COLONPROCTOLOGO Dottore,

L’ernia iatale è un problema diffuso, addirittura ne soffrono sei persone su dieci...

“Ce ne sono varie forme, però le percentuali sono altissime. È una situazione molto frequente!”.

È vero che può manifestarsi in seguito a sforzi fisici, esattamente come un la classica ernia?

“Anche quello è un meccanismo che può innescare l’ernia iatale, come quando c’è uno sviluppo poco armonico nella fase adolescenziale, un’improvvisa crescita in altezza, e per altre cause, come l’obesità”. 

L’ernia iatale porta sempre a reflusso gastro-esofageo?

“Spesso si dice che l’ernia iatale sia collegata a reflusso ma ce ne sono alcune tipologie in cui questo tipo di problema non si manifesta. Con l’ernia iatale viene meno il principale meccanismo della continenza”.

Per semplificare, lo stomaco fuoriesce da questo “foro” naturale, che quando è più grande, porta a un’eccessiva fuoriuscita fino a posizionarsi nel torace, vero?

“Sì, può accadere che lo stomaco e anche altri organi migrino all’interno del torace e in questo caso siamo costretti a intervenire con la chirurgia. Questo tipo di quadro può comportare l’alterazione della dinamica respiratoria. Quando si verifica una fuoriuscita eccessiva dello stomaco a causa dell’ernia iatale, lo spazio che devono occupare i polmoni viene occupato da altri organi ed è un problema piuttosto serio. Si potrebbe verificare anche una compressione dei grandi vasi, fino a uno stimolo cardiogeno (palpitazioni e altro)”.

Come si interviene per fronteggiare il problema dell’ernia iatale?

“Ci sono vari step: si comincia dal discorso dietetico. Non parliamo di quantità solamente, ma anche di qualità della dieta: bisogna evitare cibi acidi, troppo grassi, troppi dolci bevande gassate, fumo e alcol. Quando il raggiungimento dell’equilibrio nell’alimentazione non basta, il secondo step è quello medico: ci sono alcuni farmaci che diminuiscono il reflusso e migliorano il meccanismo della digestione, oppure limitano le conseguenze del reflusso (anti-acidi). Ci sono anche gli inibitori delle secrezioni gastriche: quello che refluisce non è più così dannoso. I farmaci, naturalmente, devono essere associati ad alcuni accorgimenti: non andare a letto subito dopo cena, alzare la testiera del letto (non mettere due cuscini, che non serve!) e altro”.

A volte, però, è necessario il terzo step: quello chirurgico...

“In ultima istanza si arriva alla chirurgia, che consiste nel riposizionare lo stomaco e il cardias nell’addome e nel ricostruire il foro (iatoplastica): ci sono tante metodiche per rimodellarlo. Spesso abbiamo a che fare anche con enormi ernie che dobbiamo ridurre e rendere più piccole con il posizionamento di una rete (una protesi che evita recidive a breve). Se la diagnosi è fatta in modo preciso, con la chirurgia si può risolvere il problema”.

Gaetano Gorgoni 

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