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Con le chiusure e la crisi tutti più aggressivi. Lo psicologo: “Serve rete di sostegno”

C’è una rabbia repressa che spesso esplode come un vulcano in alcuni casi di cronaca, secondo alcuni psicologi. Intervista al presidente dell'ordine degli psicologi e psicoterapeuti Gesualdo

Il lockdown e la “pandemia economica” hanno reso buona parte degli italiani più aggressivi. C’è una rabbia repressa che spesso esplode come un vulcano in alcuni casi di cronaca, secondo alcuni psicologi. “Aggressioni violente e risse aumentano. Gli episodi di aggressioni violentissime per futili motivi giungono da tutta Italia e purtroppo sono numerosi gli episodi che quotidianamente avvengono anche in Puglia, in pieno giorno e in pieno centro - spiega il presidente degli psicologi di Puglia Vincenzo Gesualdo, che nell’intervista di oggi spiega i fatti mettendo sotto analisi il delicato periodo post-pandemico che ci troviamo ad affrontare. 

Il confinamento nelle nostre case, per buona parte degli italiani che vivono in grandi città, strette e anguste,  è la limitazione della libertà personale nella fase di lockdown  ha cambiato la quotidianità di tutti noi, generando rabbia, paura e stress. “Anche la convivenza forzata, seppure in famiglia, ha inasprito ulteriormente tensioni già esistenti, sia interpersonali che intrapersonali, causando forme di disagio crescenti, che sono esplose e stanno tuttora esplodendo in contesti diversi e per futili motivi. Il presidente Gesualdo constata quanto le risse avvenute negli ultimi giorni tra bande di ragazzini e le aggressioni che la cronaca racconta quotidianamente non siano altro che l'espressione di ansia e aggressività che determinano un aumento dell'espressione della rabbia covata in quarantena, un disagio esasperato dal ritorno repentino alla quotidianità. 

Secondo il presidente degli psicologi pugliesi il percorso sarebbe dovuto essere molto più graduale: Essere tornati alle attività quotidiane tanto repentinamente ha rivelato in tutta crudezza le angosce e le paure che hanno dominato alcuni soggetti durante la pandemia. La quarantena è stata terapeutica per chi ha saputo riequilibrare dinamiche e rapporti interpersonali persi; per altri invece la convivenza forzata ha rivelato le sofferenze, le problematiche e i disagi. È necessaria una rete sociale di sostegno a cominciare dalle famiglie. Il presidente Gesualdo afferma che l'intervento dello psicologo in questo momento post-pandemico può aiutare a riequilibrare un sistema di armonia psico-fisica, aiutare a proiettare all'esterno e verso l'altro le angosce non attraverso l'aggressività, espressa con gesti estremamente violenti, amplificati spesso dalla giovane età dei soggetti, come invece sta avvenendo. Facilitare l'intervento dello psicologo attraverso la figura dello psicologo di base è la missione dell'Ordine degli Psicologi di Puglia: Abbiamo raggiunto un importante obiettivo con i nuovi Lea, attraverso la legge approvata da poco, per intervenire in maniera preventiva garantendo a tutti i cittadini il diritto all'assistenza psicologica. 

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI E PSICOTERAPEUTI, VINCENZO GESUALDO 

Presidente, dopo queste chiusure cova in ognuno di noi della rabbia repressa?

“Abbiamo subito una specie di compressione. Adesso c’è un processo di abreazione, in psicoterapia si intende la scarica emozionale attraverso la quale un soggetto si libera di un trauma antico i cui termini essenziali sono rimasti inconsci. È un po’ come un vulcano che esplode dopo essere stato messo sotto pressione”. 

Nella fase di chiusura si sono verificati degli omicidi in famiglia, anche nel Salento, addirittura un matricidio. Chi aveva delle fragilità è esploso in maniera più violenta. 

“Uno psicologo ha fatto un esperimento chiudendo in un luogo stretto delle persone per un determinato periodo di tempo e ha notato come i livelli di aggressività crescevano in modo evidente. La chiusura forzata e la convivenza forzata portano a questo tipo di manifestazioni aggressive nei confronti degli altri”. 

Anche la pandemia economica determinerà un aumento dell’aggressività, vero? 

“Assolutamente sì, perché qui non è un problema solo sanitario, ma anche sociale ed economico. Sta esplodendo questa specie di pandemia che crea mortalità sociale ed economica”. 

Qual è il consiglio che dà lo psicologo? Che tipo di lavoro dobbiamo fare su noi stessi per tenere a bada l’aggressività? 

“Innanzitutto esiste un problema più sociologico di comunicazione: la comunicazione dev’essere accogliente e dare speranza. Poi bisogna sostenere le collettività, i territori, gli enti locali e le famiglie. Sono necessarie le risorse per sostenere tutti. Sul piano psicologico bisogna agire per il sostegno dei vari gruppi, cominciando dalla famiglia. È necessaria una rete sociale di sostegno che supporti psicologicamente ed economicamente l’individuo”. 

Gaetano Gorgoni 

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