Salute Sette 

La proposta: «Tagliare il cordone ombelicale più tardi per restituire il sangue al piccolo»

Un’associazione di mamme e di esperti del benessere hanno chiesto a tutte le Asl pugliesi di garantire il diritto all’assistenza della partoriente.

 Un’associazione di mamme e di esperti del benessere hanno chiesto a tutte le Asl pugliesi di garantire il diritto all’assistenza della partoriente, ma anche della madre che allatta al tempo del covid-19. Purtroppo in alcuni ospedali non si fanno ancora entrare i padri nella prima fase del parto o nell’allattamento. Tra i problemi c’è anche quello del cordone ombelicale: non dev’essere tagliato subito dopo la nascita, bisogna attendere, secondo gli esperti. Ne abbiamo parlato con Denise Montinaro, presidente dell’associazione “Rinascere al Naturale”. 

Partorienti e neomamme in campo perché venga garantito il diritto a non restare sole in questa difficile fase in cui l’emergenza covid-19 sta imponendo diversi limiti agli accessi in ospedale. In una lettera alle Asl di Puglia si chiede un passo avanti su tre importanti punti: diritto all’assistenza durante il parto, durante l’allattamento e diritto a garantire la salute del bambino tagliando il cordone almeno un’ora dopo e non subito, come si fa in molti ospedali. A questo bisogna aggiungere che alcuni esperti insistono sul fatto che anche la mamma malata di covid abbia  il diritto di allattare il proprio figlio, naturalmente con la mascherina, perché le evidenze scientifiche attuali dimostrano l’intrasmissibilità del SARS-COV-2 attraverso il latte materno. Il care partner con sostegno emotivo e psicologico di una persona di fiducia, dal travaglio al momento del parto e del post-parto, è importante nella medicina resa più umana, che cura gli aspetti psicologici della paziente. Anche con il covid dev’essere garantito: 

«A sostegno della nostra richiesta facciamo riferimento al primo punto delle 15 raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità in cui sì spiega che per il benessere psicologico della neo-madre deve essere assicurata la presenza di una persona di sua scelta (familiare o non) e poter ricevere visite nel periodo post-natale” - chiarisce Denise Montinaro, presidente di “Rinascere al Naturale”. Anche l’Istituto Superiore di Sanità spiega che, nonostante l’emergenza covid, “le donne dovrebbero essere incoraggiate ad avere una persona di propria scelta presente durante il travaglio e il parto e i presidi sanitari dovrebbero consentire l’accesso di un’unica persona, asintomatica, che possa stare con la donna almeno per il travaglio e il parto, a meno che non si renda necessaria l’anestesia generale. Il direttore sanitario dell’Asl Brindisi, Andrea Gigliobianco, ammette che ancora ci sono forti restrizioni, ma che comunque ai padri è concesso di assistere al parto. «Li fanno entrare (non in tutti i casi) solo quando sta per nascere il piccolo - puntualizza la presidente Montinaro-Questo è un problema per le stesse madri che possono distrarsi e si può bloccare il processo. Nel resto d’Italia non hanno mai interrotto la partecipazione dei padri alla nascita, che dovrebbero essere presenti fin dai primi momenti del travaglio. La persona scelta, il partner o qualcun altro, dovrebbe entrare, con tutte le accortezze che sono necessarie in questo periodo (tampone e altre procedure di sicurezza) per sostenere la madre nel travaglio attivo, fino ai primi momenti dopo la nascita. Le condizioni psicologiche con cui si affronta un parto sono fondamentali: tante madri pugliesi ci scrivono perché hanno paura di rimanere sole. Del parto non bisogna alterare la funzione ormonale: una partoriente si sente meno sicura e, quindi, va nel panico senza una persona vicina. Le mamme della Puglia vogliono sapere se possono avere il padre vicino e se subito dopo la nascita possono avere il bambino vicino: noi ci rifacciamo ai documenti nazionali e internazionali e agli studi scientifici che consigliano la presenza di una persona per assistere la partoriente, ma anche la neo-mamma nell’allattamento». 


LA MADRE VICINA AL FIGLIO NELLE PRIME ORE DELLA NASCITA 


L’esperta ci spiega che il sostegno all’allattamento entro la prima ora dal parto sia un altro momento necessario, ma in alcuni ospedali si separa subito  il neonato dalla madre:

«A sostegno della nostra richiesta ci sono le 15 raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: ‘Si deve promuovere immediatamente l'inizio dell'allattamento persino prima che sia lasciata la sala parto. L'allattamento costituisce l'alimentazione normale ed ideale del neonato e dà allo sviluppo del bambino basi biologiche ed effetti impareggiabili.

Più recentemente l’OMS riconferma la propria posizione favorevole relativamente all’allattamento anche in caso di madre sospetta o confermata positiva al SARS-CoV-2. La neomamma con Covid, munita di mascherina, ha tutto il diritto di allattare il proprio piccolo: non esistono evidenze scientifiche che provino il passaggio del virus attraverso il latte.


CLAMPAGGIO DEL CORDONE OMBELICALE RITARDATO PER LA SALUTE DEL PICCOLO 

«Data la mancanza di evidenze scientifiche contrarie, il ritardato clampaggio del cordone è ancora raccomandato dopo il parto, in caso non ci siano altre controindicazioni. Il neonato può essere pulito e asciugato come succede normalmente, con il cordone intatto”. Lo afferma l’Associazione nazionale di ginecologi-ostetrici inglese (RCOG), insieme alle associazioni nazionali di ostetriche, pediatri, anestesisti e l’Agenzia sanitaria nazionale. Il sangue neonatale è una risorsa preziosa per il neonato, pertanto le decisioni sulla procedura del clampaggio e del taglio del cordone ombelicale non vanno prese alla leggera”. Il clampaggio consiste nella chiusura con una molletta del cordone ombelicale per poi essere tagliato. Secondo l’associazione di partorienti e di neomamme, in molti ospedali pugliesi si fa tutto velocemente, tagliando dopo solo un minuto il cordone. “Noi siamo abituati a credere che appena nasce il bambino il cordone deve essere tagliato. Quando il bambino nasce, un terzo del suo sangue viene conservato nella placenta, perché questo consente al bambino di venir fuori attraverso il canale nel migliore dei modi. Dopo che il bambino nasce, nei minuti successivi, la placenta restituisce al bambino il suo sangue. Quindi, tutto il sangue che si trova nella placenta è sangue del bambino. Se noi tagliamo il cordone, il bambino viene privato di un terzo del suo sangue e ci possono essere delle conseguenze a breve, medio e lungo termine, compresi quelli di anemia. Aspettando il tempo necessario si permette alla placenta di restituire il sangue del bambino. Bisogna aspettare il tempo necessario: quando il cordone diventa bianco e non contiene più sangue, allora si può tagliare. In alcuni ospedali dicono di attendere, ma in realtà aspettano solo un minuto, che secondo me non è sufficiente a garantire un sano processo fisiologico. Bisognerebbe attendere almeno cinque minuti per far passare il sangue. Nei casi migliori, anche nei parti in casa, si attendono persino due ore. L’importante, però, è che negli ospedali si garantiscano almeno un po’ di minuti per consentire il passaggio del sangue. Visto che ci sono le evidenze scientifiche e che in molti altri ospedali questo tempo viene garantito, vorremmo che anche in tutti gli ospedali pugliesi fosse garantita questa pratica».

 Gaetano Gorgoni 






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