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Il ruolo del microbiota intestinale nella depressione: combatterla riequilibrandolo

La depressione è uno dei grandi mali che attanagliano la società altamente competitiva in cui viviamo: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è la causa principale di disabilità in tutto il mondo, con circa 300 milioni di persone coinvolte

La depressione è uno dei grandi mali che attanagliano la società altamente competitiva in cui viviamo: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità,  è la causa principale di disabilità in tutto il mondo, con circa 300 milioni di persone coinvolte. È emerso da alcuni studi che un’alterazione più o meno severa della permeabilità della parete intestinale con perdita della sua fisiologica funzione di barriera e conseguente facile passaggio, nella circolazione sanguigna, di lipopolisaccaridi (LPS) e altre endotossine batteriche potrebbe giocare un ruolo chiave nella malattia che devasta tante vite. “La potente azione nociva di queste sostanze, coinvolgendo distretti diversi e dunque diffondendosi anche al sistema nervoso centrale, può influenzare la salute mentale dei soggetti interessati attraverso un aumento di neurotossine, inibizione di neurotrasmettitori e innesco di un’intensa reazione infiammazione immuno-mediata” - spiega il professore Mauro Minelli. La medicina di precisione potrebbe darci delle risposte importanti nella cura della depressione. Pensate quale straordinaria rivoluzione potrebbe essere la cura di un male così devastante con terapie probiotiche, magari da affiancare alle cure dei sintomi. 

Il “mal di vivere” è uno stato di sofferenza psico-fisica che spesso può trasformarsi nella peggiore delle malattie. In Italia, i dati pubblicati dall’ISTAT nel 2018 indicano che il 7% della popolazione oltre i 14 anni (3,7 milioni di persone) abbia sofferto nell’anno precedente di forme ansioso-depressive, con un graduale incremento dei disturbi correlato all’età (dal 5,8% tra i 35-64 anni al 14,9% dopo i 65 anni) ed un collaterale progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, poi associato a pesanti ricadute sociali.  

Le terapie sono solitamente basate sul trattamento dei sintomi, attraverso l’uso di psicofarmaci, psicoterapia e/o altri trattamenti. Al centro della pratica clinica e dei protocolli di cura ci sono, quindi, i disturbi somatici e non l’ansia o la depressione in quanto tali.

Il professore Mauro Minelli, nell’intervista di oggi, ci spiega che “recentemente, però, i nuovi traguardi raggiunti dalle scienze omiche e l’introduzione di più raffinate dotazioni strumentali afferenti all’ambito della biologica molecolare, unitamente all’implementazione di specifiche analisi di laboratorio e agli studi su modelli animali, hanno permesso di acquisire prove sempre più evidenti di un forte legame tra disturbi mentali (ansia e depressione, in primo luogo) e il microbiota intestinale”.

 Emblematico è, in questo senso, un lavoro scientifico pubblicato nel 2019 su Nature Microbiology dal titolo “Il potenziale neuroattivo del microbiota intestinale umano in termini di depressione e qualità della vita” (https://www.nature.com/articles/s41564-018-0337-x ), nel quale si dimostra l’alterata composizione della flora intestinale con assenza o netta diminuzione, nelle persone che soffrono di depressione rispetto a quelle considerate sane, di Coprococcus e Dialister, due specie batteriche appartenenti entrambe alla famiglia dei Firmicutes. Ancora una volta il microbiota intestinale assurge a grande protagonista del nostro equilibrio psico-fisico: gli scienziati si stanno accorgendo che lì c’è la chiave del buon funzionamento del nostro intero organismo. 

INTERVISTA AL PROFESSOR MAURO MINELLI, IMMUNOLOGO

Professore, riviste scientifiche autorevolissime stanno incentrando l’attenzione sulla correlazione tra alterazioni del microbiota e depressione. È sorprendente questo collegamento per noi profani...

“In realtà altri studi precedentemente pubblicati avevano documentato, nei soggetti depressi, significative alterazioni della composizione del microbiota intestinale con ridotta espressione del grande gruppo dei Firmicutes e, di contro, aumentata presenza di Bacteroidetes, Actinobacteria e soprattutto di Enterobacteriaceae appartenenti, queste ultime, alla famiglia dei Protobacteria. Inoltre, alcuni ricercatori avevano anche individuato l’efficacia di uno specifico Bifidobatterio nell’alleviare i sintomi della depressione.

Al centro del problema ci sarebbe, come sempre, un’alterazione più o meno severa della permeabilità della parete intestinale con perdita della sua fisiologica funzione di barriera e conseguente facile passaggio, nella circolazione sanguigna, di lipopolisaccaridi (LPS) e altre endotossine batteriche. La potente azione nociva di queste sostanze, coinvolgendo distretti diversi e dunque diffondendosi anche al sistema nervoso centrale, può influenzare la salute mentale dei soggetti interessati attraverso un aumento di neurotossine, inibizione di neurotrasmettitori e innesco di un’intensa reazione infiammazione immuno-mediata”.  

Chi non se ne intende di medicina è portato a pensare che il problema della depressione sia nel cervello. Invece, si potrebbe trattare di uno squilibrio delle comunità microbiche presenti nel nostro organismo?

“Lo stesso microbiota è una fonte prolifica di neurotrasmettitori visto che la produzione di alcuni di essi, come ad esempio la serotonina e l’acido gamma-amminobutirrico (GABA), viene modulata proprio da alcuni batteri della microflora intestinale. In particolare il GABA, uno dei principali neurotrasmettitori inibitori del sistema nervoso centrale, rendendo i neuroni refrattari agli stimoli eccitatori e inibendo la trasmissione nervosa, regola l’eccitabilità cerebrale generando una sensazione di calma. Una delle sue funzioni più importanti è, dunque, la capacità di ridurre non solo stress ed ansia ma anche pensieri indesiderati che alimentano depressione e altri disturbi mentali.  Solitamente, in questo spettro di patologie vi è una riduzione dei livelli del GABA ciò che spiega, per esempio, l’agitazione dell’ansioso o i pensieri negativi del depresso. D’altro canto, un’alterata modulazione esercitata da taluni batteri del microbiota sulla produzione  di  serotonina, può indurre un aumento dell’azione del cortisolo, noto come “ormone dello stress”. Si aggiunge a tutto questo, come già premesso, il ruolo dell'infiammazione nella depressione mediato da specifici recettori appartenenti al “sistema immunitario innato” e chiamati “Toll-like” (TLR) che, riconoscendo specificamente le endotossine liberate dai batteri intestinali e soprattutto i lipopolisaccaridi (LPS),  vengono da questi attivati con conseguente produzione, tra l’altro, di una ricca gamma di mediatori dell’infiammazione.

La persistenza a lungo termine di questa attivazione immunitaria mediata dai Toll-like per il tramite di prodotti di derivazione batterica, può modificare le funzioni cerebrali che portano infine a disturbi psicologici. Diverse linee di evidenza confermano oramai il legame tra stato infiammatorio e umore depresso e suggeriscono che agire sull'infiammazione possa influenzare indirettamente la salute mentale”.

Quali sono le conseguenze di questa conoscenze inedite? E quali sono gli ambiti d’intervento in questo senso già attivati da  lei e dal suo gruppo?  

“In ragione di tutto quanto sopra esposto è oramai assolutamente indispensabile ed urgente, intanto, capire e sapere come funzionano le comunità microbiche che albergano nell’intestino umano e come esse interagiscono con l’organismo che le ospita, ma anche catalogare in modo esauriente tutti i membri che compongono il microbiota di ogni singolo individuo  eventualmente affetto da una determinata patologia, che sia neurologica o metabolica o intestinale.

L’intento ultimo è quello di prevedere per ogni paziente terapie probiotiche non scelte a caso, ma rigorosamente impostate sulle caratteristiche soggettive di ciascuno. D’altro canto, i recenti progressi nelle tecnologie di sequenziamento hanno permesso di portare a compimento un numero sempre crescente di ricerche e studi strategici, anche da noi pubblicati e finalizzati ad acquisire spunti chiave sul microbioma umano e sulle patologie ad esso correlate. A questi input, ovviamente, come gruppo di lavoro non siamo rimasti insensibili dando priorità ad un impegno che, con il contributo sinergico di bioinformatici, biologi molecolari e clinici, ha prodotto un protocollo di diagnosi e cura totalmente incentrato sulle logiche della Medicina di Precisione applicate ad un ambito di ricerca avveniristico e decisamente affascinante”.

Gaetano Gorgoni

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