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Clorochina contro il covid e rischi cardiaci. Grima: «Lo sapevamo». Passo indietro sul Lancet

Lo studio sull’uso della clorichina contro la malattia scatenata dal virus SARS-CoV-2 pubblicato dal Lancet, che ha allarmato il mondo, oggi viene messo in discussione per la metodologia, tanto che l’OMS ha annunciato la ripresa dei test clinici.

L’ormai famoso Paquenil, cioè l’idrossiclorochina, che si usa per alcune patologie reumatologiche e che si usava contro la malaria, è al centro di una disputa scientifica per quanto riguarda la lotta al covid. Oggi scopriamo che tre dei quattro autori dello studio pubblicato dalla rivista Lancet, che aveva sollevato dubbi e allarmismi sull'impiego della idrossiclorochina nella cura della Covid-19, hanno ritirato la loro partecipazione perché hanno affermato non poter più garantire la veridicità delle fonti. Il quarto autore, Sapan Desai, responsabile dell'azienda Surgisphere, non ha ancora ritrattato. Grima bacchetta i colleghi: “C’è una corsa ad arrivare per primi: è notorio da 20 anni che la clorochina dà problemi cardiaci! Basta controllare le dosi e adattarle sul singolo caso”. 

Lo studio sull’uso della clorichina contro la malattia scatenata dal virus SARS-CoV-2 pubblicato dal Lancet, che ha allarmato il mondo, oggi viene messo in discussione per la metodologia, tanto che l’OMS ha annunciato la ripresa dei test clinici.  L’AIFA ha sospeso l’autorizzazione all’utilizzo di idrossiclorochina per il trattamento del COVID-19 al di fuori degli studi clinici proprio in seguito alla pubblicazione sulla nota rivista scientifica. “Il problema è che troppi medici stanno facendo le cose di corsa in questo periodo e poi vanno incontro a questi dietrofront - spiega l’infettivologo e scrittore, con una lunghissima esperienza ospedaliera, Pietro Grima (è uscito il suo libro sulle influenze in questi giorni e a breve uscirà un suo lavoro sulle malattie da coronavirus) - Il guaio è che vogliono arrivare primi, guadagnarsi il titolo sui giornali. È notorio da 20 anni che la clorochina da problemi cardiaci!  

Abbiamo usato questo farmaco per l’artrite reumatoide e, prima ancora, contro la malaria (in due tre casi di malaria anche nell’ospedale di Galatina), ma sempre con molta prudenza per evitare alterazioni del ritmo cardiaco. Bisogna capire come può reagire il singolo organismo. Mi è rimasto impresso un paziente di Castro al quale somministrammo la clorochina: lavorava con la sua ditta in una zona dell’Africa e si era ammalato di malaria. Questo signore, però, era un cardiopatico che con il paquenil ebbe una serie di problemi di fibrillazione. Fummo costretti a sospendere per colpa delle alterazioni del ritmo cardiaco. Poi, fummo costretti a utilizzare il chinino endovena, se ricordo bene. Anche quando si utilizzava il plaquenil per l’artrite reumatoide, si facevano diversi elettrocardiogrammi in continuazione. Nel caso del covid si è scoperto che la clorochina può dare qualche effetto come antinfiammatorio”. 

Insomma, la clorochina, secondo il dottor Grima, può funzionare sotto stretta sorveglianza medica, insieme a tutta una serie di altri interventi. Questo è confermato dal fatto che gli studi sugli effetti collaterali di questo farmaco sono stati ritrattati, dunque il protocollo negli ospedali resta inalterato. “Trump ha assunto clorochina come profilassi: se un paziente usa questo farmaco per 3-4 giorni, non succede nulla: però gli effetti collaterali li conosciamo e bisognerebbe essere in grado di dare le giuste dosi, per il giusto tempo e con un monitoraggio scrupoloso  -  afferma Grima - Stanno nevrotizzando tutto: bisognerebbe avere meno fretta. Ci sono buoni risultati su diversi fronti: ad esempio, il plasma costa di meno e sembra essere efficacissimo, anche perché il vaccino non sarà pronto per la distribuzione prima di un anno”. 

IL RAPPORTO RISCHIO/BENEFICIO

Come sempre, bisogna mettere sulla bilancia i rischi e i benefici dell’uso della clorichina. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha spiegato che la clorochina è stata utilizzata al buio perché le evidenze scientifiche su pazienti covid erano confortanti a fronte di un profilo di tossicità che appare consolidato sulla base di usi clinici autorizzati per il trattamento cronico di malattie reumatiche. L’agenzia del farmaco quindi ha autorizzato l’utilizzo di questo medicinale nel contesto di una accurata valutazione tra rischio e beneficio dei singoli casi, considerando le patologie concomitanti (sindrome del QT lungo, aritmie maggiori, insufficienza epatica o renale, disturbi elettrolitici). Lo studio pubblicato sul Lancet mette in luce molti rischi e pochi benefici. Ma, come spesso succede nelle vicende che riguardano il COVID-19, da tre mesi a questa parte, è avvenuto spesso che gli “addetti ai lavori” si siano sbilanciati  in affermazioni avventate su riviste e giornali: il paquenil è stato presentato prima come una cura efficacissima, ma poi, pochi giorni fa, è stato descritto come poco conveniente a prescindere, salvo poi ritrattare lo studio. Ha ragione Grima: meglio non trarre troppe conclusioni affrettate, soprattutto con il covid. 

Gaetano Gorgoni 

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