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Con i disturbi alimentari si rischia la vita: arenato il progetto del centro notturno Asl

“Siamo costretti a mandare fuori regione pazienti gravissimi, che hanno bisogno del ricovero” - spiega la direttrice del Centro Asl CAterina Renna. Il covid ha fatto dimenticare un’altra importantissima battaglia per la salute dei salentini.

I numeri sono allarmanti. Anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da alimentazione incontrollata (quello che genera le abbuffate di cibo), disturbi alimentari sotto soglia e i disturbi della nutrizione (feeding disorders) colpiscono duro molti salentini: qualcuno rischia la vita. “Siamo costretti a mandare fuori regione pazienti gravissimi, che hanno bisogno del ricovero” - spiega la direttrice del Centro Asl per la cura e la ricerca dei DSA. L’ex manager Asl Melli aveva firmato la delibera per il centro di ricovero più di 2 anni fa: a disposizione 20 posti letto con il placet della Regione, ma ora tutto si è arenato. Il covid ha fatto dimenticare un’altra importantissima battaglia per la salute dei salentini. 

L’incubo del COVID-19 ha offuscato tante importanti battaglie, non solo quelle contro i tumori, ma anche quelle contro i disturbi dell’alimentazione, che creano problemi serissimi di salute pubblica. La lotta ai disturbi alimentari è andata avanti grazie alle videochat, come ci spiega la dottoressa Caterina Renna. I dati del Ministero della Salute parlano di un aumento dei disturbi alimentari pressoché costante nel tempo: si registra un moderato calo dell’età mediana (da 25 anni a 23 anni) e della proporzione di ricoveri di sesso femminile rispetto a quelli maschili (il tasso di ricovero dei maschi arriva fino al 18%) confermando un abbassamento dell’età di insorgenza dei DA e una loro maggiore diffusione nella popolazione maschile. “Nei maschi si nota un tasso più alto nelle fasce d’età più giovani (inferiore ai 10 anni e dai 10 ai 14 anni) e segue un andamento decrescente. Nelle donne il tasso è più alto nella fascia 15-19 anni e segue una distribuzione normale. Sono diminuiti i ricoveri per diagnosi principale di bulimia nervosa (BN):  un decremento dei ricoveri dal 2014 al 2018, riguarda le donne, passando da 1 su 100.000 abitanti a 0,73 su 100.000 abitanti. Confrontando il tasso di ospedalizzazione del 2018 per anoressia nervosa (AN) distribuito per età con lo stesso studio riferito agli anni 2004-2005 emerge una distribuzione sovrapponibile nell'età adolescenziale con un picco intorno ai 17 anni, mentre risulta significativamente diminuito il tasso di ospedalizzazione nell'età adulta. Il Ministero della Salute spiega che per quanto riguarda i tassi di ospedalizzazioni nelle diverse regioni italiane, emergono forti differenze tra una regione e l’altra. Il Salento, che ha sempre avuto un centro all’avanguardia nell’Asl si è fatto superare da altre comunità, dove esistono centri per ricoverare questi tipi di pazienti, che hanno bisogno di uno specifico tipo di approccio multidisciplinare. “Nelle regioni dove sono presenti reti di servizi diffuse e specializzate nel trattamento dei DA il tasso di ospedalizzazione, che ricordiamo segnala la necessità di un ricovero salvavita, è molto più basso, evidenziando come un intervento precoce nel territorio possa evitare l’aggravarsi dei quadri clinici e migliorare la prognosi” - spiegano gli esperti del Ministero della Salute. Nel Salento il Centro per la Cura e la Ricerca sui Disturbi del Comportamento Alimentare, attivato come Unità Operativa Semplice Dipartimentale nel 1998, ha fatto tanti passi in avanti, ma ora manca il più importante: l’attivazione di 20 posti letto per non mandare fuori regione i pazienti (cosa che aumenta pesantemente i costi della sanità pubblica). 

INTERVISTA ALLA DIRETTRICE DEL CENTRO PER LA CURA E LA RICERCA DEI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE, DOTTORESSA CATERINA RENNA 


Dottoressa, quest’anno è passato un po’ sotto traccia l’evento del 2 giugno (Giornata Mondiale dei disturbi alimentari). Il covid ha fatto dimenticare tante gravi patologie, anche i disturbi dell’alimentazione, vero?

“Sì, abbiamo fatto una campagna social spinta. Con il nostro centro, insieme a “Pensa differente”, abbiamo fatto una campagna Facebook molto importante: ogni ora è uscito un cartello e un messaggio fatto dalle ragazze che frequentano il nostro centro, con le loro poesie e i loro lavori. Diciamo che il covid non ha arrestato il nostro lavoro, nonostante le difficoltà: abbiamo avuto il contributo di autorevoli professori che sono intervenuti sui vari temi”. 

Che tipo di impatto avuto l’emergenza covid sui pazienti del centro?

“Noi abbiamo comunque continuato a lavorare su piattaforma, con videochiamate, cercando di fornire lo stesso servizio e la stessa assistenza che fornivamo prima. Non ci siamo fermati un attimo: tutti i pazienti in carico sono stati costantemente contattati dall’internista, dal nutrizionista, dallo psichiatra, dallo psicologo e da tutte le figure specializzate. I gruppi di terapia hanno continuato a funzionare: adesso abbiamo ripreso l’attività in presenza”. 

Quindi, possiamo dire che il centro ha ripreso la sua normale attività in presenza...

“Sì, stiamo aumentando le attività in presenza e stiamo diminuendo quelle su piattaforma. Facciamo attenzione alla sicurezza ed evitiamo affollamenti”. 

Quanta gente ospitate nel centro diurno?

“In questo momento abbiamo più di 70 pazienti in carico, rapportandoci anche con le loro famiglie, che sono parte della terapia. I nostri pazienti vengono seguiti costantemente, fornendo tutto quello di cui c’è bisogno”. 

Dopo tanti anni, il centro notturno è ancora un progetto arenato, nonostante ci sia già la firma di un direttore Asl e l’ok dalla Regione Puglia. La burocrazia ha tempi insopportabili, oppure non ci sono i soldi? 

“La delibera c’è già dal 2017: sarebbero pronti 20 posti letto per curare le persone senza mandarle lontano da casa. C’è chi è in pericolo di vita: in questi casi siamo costretti a rivolgerci a centri notturni specializzati che sono fuori dalla Puglia. Bisognerebbe muoversi e mettere in moto una macchina che probabilmente il covid ha fermato. Abbiamo gli spazi, i posti letto, ma tutto è ancora fermo. Da parte della regione Puglia c’è sempre stata massima disponibilità: bisogna procedere ora che la battaglia al virus sta dando un po’ di tregua. La burocrazia ha i suoi tempi, ma a un certo punto bisogna accelerare, anche per il bene delle casse della nostra sanità, perché mandare i pazienti fuori regione costa troppo”. 

Quali sono i problemi più diffusi fra gli adolescenti, per quanto riguarda i disturbi alimentari, nel Salento? 

“Sicuramente l’anoressia è molto frequente fra gli adolescenti, nelle persone più adulte la bulimia e il disturbo da alimentazione incontrollata, che poi si accompagna all’obesità”. 

Mangiare in maniera disordinata, abbuffarsi anche di notte, è un grande rischio per la salute...

“Alcuni pazienti non riescono a frenarsi, mangiano anche se lo stomaco è pieno e quando sentono il senso di sazietà. Non ascoltano le sensazioni del loro corpo”. 

Il primo approccio è sempre psicoterapeutico: bisogna capire cos’è che brucia nell’anima, vero? 

“L’approccio è sempre psicologico, nutrizionale, espressivo, con i laboratori creativi, psichiatrico, internistico e altro. Approccio multidisciplinare”. 

Il farmaco quanto spazio ha all’interno di questi approcci?

 “I farmaci sono utili e ci danno una mano quando è presente una comorbidità psichiatrica (la presenza di altre patologie sottostanti al disturbo alimentare ndr): depressione, disturbo d’ansia, disturbo ossessivo e altro. Problemi che, nel 90% dei casi, possono associarsi al disturbo alimentare. I farmaci ci possono aiutare nella prima fase e dopo si lavora tantissimo con la psicoterapia”. 

Gaetano Gorgoni 

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