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Covid, in Puglia basso livello di sorveglianza. Parte l’indagine sulla sieroprevalenza 

La Puglia ha scoperto solo 19 positivi per 100 mila abitanti, tra il 22 aprile e il 20

Secondo il grafico che permette di valutare l’attuale livello di ricerca del virus delle Regioni, elaborato dagli esperti della Fondazione Gimbe per il Corriere della Sera, la Puglia ha il più basso livello di sorveglianza d’Italia. Lopalco ha già spiegato che si fanno pochi tamponi perché i casi sono pochi, ma ci sono Regioni come il Veneto che hanno una strategia molto diversa. Intanto, è partita oggi un’indagine di sieroprevalenza dell’infezione da virus SARS-CoV-2: l’obiettivo è capire quanti italiani abbiano sviluppato gli anticorpi al nuovo coronavirus, anche in assenza di sintomi. L’operazione è stata avviata dal Ministero della Salute e dall’Istat, con la collaborazione della Croce Rossa Italiana, a partire da questo lunedì 25 maggio. Tra i 2000 Comuni coinvolti ci sono anche quelli pugliesi: saranno eseguiti 150 mila test per ogni comunità coinvolta, come ci aveva anticipato in un’intervista il direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Vito Montanaro. Si tratta di uno studio importante che si svolgerà in forma anonima e aggregata. 

Il grafico elaborato dagli esperti della Fondazione Gimbe e pubblicato ieri dal Corriere della Sera mette in luce strategie diverse, a seconda delle Regioni, nella Fase 2 del covid-19. Spicca il modello Veneto, che punta dall’inizio della pandemia sulla “caccia agli asintomatici”, ma tra le regioni più attive nel monitoraggio degli abitanti ci sono anche Umbria, Basilicata e Friuli. Il grafico che tasta il polso della caccia al virus nelle Regioni italiane si riferisce al periodo tra il 22 aprile e il 20 maggio e risponde a una domanda importante: quanti tamponi ‘diagnostici’ (il primo screening che si fa per sapere se un soggetto è infetto) al giorno ogni 100 mila abitanti vengono fatti e, quindi quanti positivi al SARS-CoV-2 vengono scoperti ogni giorno in base a queste ricerche? 

Il grafico fa emergere una ricerca estesa del virus in regioni come la Basilicata (nonostante 2.700-2.800 tamponi sono stati intercettati solo 8 positivi) e molto meno estesa in Puglia, dove si cerca poco e si trovano meno infetti. La Puglia ha scoperto solo 19 positivi per 100 mila abitanti, tra il 22 aprile e il 20

maggio, ma ha fatto meno di un terzo dei tamponi della Basilicata. Qualcuno si chiede se questo metodo possa far correre il rischio di intercettare meno positivi, perché si sa che chi cerca trova. Nel leccese abbiamo scoperto di recente un ripositivizzato che ormai circolava liberamente, solo perché lui ha deciso di donare il sangue per il plasma iperimmune. Dunque, i numeri pugliesi sono reali, vista la strategia diversa rispetto ad altre regioni? Secondo il professore Pierluigi Lopalco, la strategia pugliese è quella giusta, perché ha risparmiato risorse e si è concentrata sui sintomatici e sui loro contatti. Strategie diverse nelle diverse regioni vedremo a quali risultati porteranno: ci auguriamo che la malattia covid-19 lentamente sparisca dall’Italia, ma mantenere alta la guardia e continuare con il monitoraggio, magari premendo l’acceleratore sui test sierologici, non sarebbe male. 


L’INDAGINE SULLA SIEROPREVALENZA 


Oggi parte un’indagine epidemiologica utile per tutti noi: bisogna capire quanto è realmente diffuso il virus e c’è bisogno della collaborazione di tutti gli italiani selezionati per questa ricerca. Chi è stato selezionato viene contattato dalla  Croce Rossa Italiana per fissare, in uno dei laboratori selezionati, un appuntamento per il prelievo del sangue. “Il prelievo potrà essere eseguito anche a domicilio se il soggetto è fragile o vulnerabile - spiegano gli esperti del Ministero della Salute - Al momento del contatto verrà anche chiesto di rispondere a uno specifico questionario predisposto da Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico.

La Regione comunicherà l’esito dell’esame a ciascun partecipante residente nel territorio. In caso di diagnosi positiva, l’interessato verrà messo in temporaneo isolamento domiciliare e contattato dal proprio Servizio sanitario regionale o Asl per fare un tampone naso-faringeo che verifichi l’eventuale stato di contagiosità. La riservatezza dei partecipanti sarà mantenuta per tutta la durata dell'indagine.

A tutti i soggetti che partecipano, sarà assegnato un numero d’identificazione anonimo per l'acquisizione dell’esito del test. Il legame di questo numero d’identificazione con i singoli individui sarà gestito dal gruppo di lavoro dell’indagine e sarà divulgato solo agli enti autorizzati.

Su tutte le reti Rai, sarà in onda uno spot dedicato all’indagine e locandine saranno affisse nelle farmacie e nelle parafarmacie, grazie alla collaborazione offerta da Federfarma e dalla Federazione dell’Ordine dei Farmacisti Italiani (FOFI)”. 


Gaetano Gorgoni 

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