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Iperuricemia, dalla dieta sbagliata alla gotta: cura tempestiva per evitare danni gravi

I consigli del nefrologo dirigente ospedaliero del “Sacro Cuore di Gesù” di Gallipoli, dottor Alessandro D'Amelio 

L’iperuricemia è una patologia conosciuta fin dall’antichità e ancora non c’è chiarezza su quanto incida la genetica e quanto lo stile di vita. Il problema colpisce soprattutto gli uomini. Una delle cause principali è l’eccessiva introduzione di purine, sostanze azotate che vanno a formare il nostro DNA e che possono essere prodotte dal metabolismo del nostro corpo o derivare invece dalla degradazione di alcuni alimenti. La produzione di acido urico in eccesso tende a restare a livello del plasma. Ma in questa malattia un ruolo importante può essere anche quello dei reni: l’acido urico può aumentare quando l’apparato renale non riesce ad eliminarlo in maniera efficiente. Comunque, le cause che portano a questo malfunzionamento sono diverse: dai tumori all’uso eccessivo di antibiotici, dai trattamenti chemioterapici alla psoriasi, dalla glicogenosi di tipo 1 alle malattie renali, che chiaramente riducono l’eliminazione dell’acido urico con le urine. Il problema può essere scatenato anche da un'alimentazione ricca di purine, quando si è geneticamente predisposti (alici, sardine, cozze, sgombro, salsicce, fegato, l’estratto di carne e la selvaggina e abuso di alcol incidono). La iperuricemia può dipendere dalla gotta (in questo caso interviene il reumatologo) e dalla patologia sottostante del diabete mellito. L’eccesso di acido urico scatena tutta una serie di sintomi: dalla formazione di calcoli ai dolori articolari, dal pruriti al gonfiore, bruciore e infiammazione delle articolazioni, ma anche coliche renali e ipertensione arteriosa. Gli esami del sangue possono svelarci il meccanismo che è andato in tilt. Per la cura bisogna rivolgersi a un medico internista: reumatologo e nefrologo sono specialisti indicati per la cura. 


I CONSIGLI DEL NEFROLOGO DIRIGENTE OSPEDALIERO DEL “SACRO CUORE DI GESÙ” DI GALLIPOLI, DOTTOR ALESSANDRO D’AMELIO 


Il responsabile del reparto di Nefrologia dell’ospedale di Gallipoli spiega che il trattamento consiste nell’uso di farmaci antinfiammatori, FANS, Colchicina, ma anche nella sospensione di farmaci che possono causare o aumentare l’iperuricemia quali aspirine e derivati, cortisonici, diuretici. Sono consigliati i farmaci capaci di ridurre la produzione di acido urico come l’allopurinolo o farmaci che ne favoriscono l’eliminazione come il probenecid. Secondo l’esperto, il paziente deve essere sottoposto a una dieta che escluda i cibi ricchi di purine: ridurre carne, eliminare alcol e aumentare il consumo di acqua, anche per preservare la funzione renale. “I problemi che può causare l’aumento dei valori di acido urico non devono essere sottovalutati, proprio per evitare guai renali e cardio-vascolari. Noi internisti cerchiamo di intervenire innanzitutto con la dieta: chi assume molte proteine può andare incontro a questi problemi. La dieta è il primo approccio insieme a quello farmacologico. 

Un internista può affrontare con competenza questo problema. Nell’insufficienza renale notiamo un aumento dell’acido urico, ma questo fenomeno si può manifestare anche per una dieta sbagliata”. Il problema è multifattoriale: i farmaci possono ripristinare i valori, ma è necessario rivoluzionare la propria dieta. Il reumatologo deve entrare in campo necessariamente quando viene riscontrata la gotta. 


Gaetano Gorgoni 


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