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Decine di ripositivizzati nel Salento, ma non contagiosi. Buone notizie per l'estate: mare e piscina sconfiggono il virus

Buone notizie nella lotta al Covid: il parere del direttore SISP AREA Nord, Alberto Fedele

Anche nel Salento si sono verificate decine di casi di pazienti ‘ripositivizzati’: si tratta di chi si è ammalato di covid-19 e, dopo la guarigione e il tampone negativo, a distanza di una o due settimane, risulta positivo. È avvenuto a Poggiardo tre giorni fa. “Più che positivi sono indeterminati - spiega il direttore SISP AREA Nord, Alberto Fedele - È possibile che l’organismo si ripulisca”. Gli esperti pensano che i “ripositivizzati” non abbiano una carica virale sufficiente a contagiare altre persone, anche se non vi è certezza assoluta sull’argomento. Questa ipotesi è confermata anche da importanti luminari dell’Istituto G.Gaslini, che in una recente conferenza online concordavano sulla bassa carica virale di un paziente asintomatico nuovamente positivo. Buone notizie anche per gli amanti del mare e della piscina: il SARS-CoV-2 lì non può colpire, secondo gli esperti: acqua salina e cloro sono micidiali per il virus, che viene neutralizzato anche sulla sabbia. 

La ripositivizzazione di un paziente covid-19 è un fenomeno che è verificato diverse volte anche nel Salento: l’ultimo episodio riguarda un uomo di Poggiardo che sembrava guarito, ma quando ha scelto di donare il plasma si è scoperto che era nuovamente positivo. 

La letteratura scientifica spiega che una percentuale di soggetti può imbattersi nuovamente nel virus perché si riattiva o perché è stato acquisito una seconda volta. Una spiegazione scientifica chiara sulla “riposivizzazione” ancora non esiste, ma ci sono diverse ipotesi credibili in campo. Ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo sugli effetti di questo devastante coronavirus e sicuramente arriveranno risposte chiare anche su quest’argomento. 

IL PARERE DEL DOTTOR ALBERTO FEDELE, RESPONSABILE SERVIZIO IGIENE E SANITÀ PUBBLICA - AREA NORD - ASL/LE

Molti scienziati sono convinti che i soggetti ripositivizzati non abbiano la carica virale necessaria a contagiare qualcun altro: idea che il dottor Alberto Fedele, responsabile SISP area nord ritiene plausibile. “Si tratta di un’ipotesi molto realistica: infatti noi non stiamo notando infezioni secondarie nei soggetti che risultano nuovamente positivi. Tra l’altro non si tratta di positività chiare: sono stabiliti positivi per disposizione ministeriale, ma in realtà sarebbero ‘indeterminati’. Risultano positivi a uno dei geni che è proprio quello del virus. È possibile che si tratti di particelle geniche che vengono espulse lentamente dall’organismo. È come se ci si ripulisse dal virus espellendo queste particelle”. 

Dunque, secondo l’esperto, le tracce di RNA trovate con i tamponi in soggetti guariti potrebbero essere la prova che l’organismo si sta ripulendo.

“Un poco alla volta l’organismo si libera dalle cellule morte, quindi, a seconda di quando viene fatto il tampone, si può risultare nuovamente positivi. È verosimile che in questa fase non ci sia la carica virale sufficiente a contagiare altre persone. Pero si tratta di una teoria non ancora validata, quindi, per sicurezza, noi del SISP consideriamo i soggetti ‘ripositivizzati’ come positivi a tutti gli effetti e isoliamo anche i contatti. Per il principio di precauzione agiamo come prevede il protocollo nei casi normali di covid-19. 

Nel Salento abbiamo avuto decine di casi di soggetti ‘ripositivizzati’, ma abbiamo notato che non contagiavano i familiari”. Da tre giorni, nella provincia di Lecce, non si registrano casi di tamponi positivi, come ci conferma il dottor Alberto Fedele in mattinata: questo significa che la situazione è sotto controllo. Lecce e Taranto sono le province con i numeri più bassi per quanto riguarda il contagio. In Puglia non si è mai verificato il picco e la scienza sta facendo enormi passi in avanti nella conoscenza del covid. Avremo delle risposte confermate dalle evidenze scientifiche a breve anche sullo strano fenomeno delle “ripositivizzazioni”. 

PISCINE, MARE E SABBIA: IL SARS-CoV-2 NON COLPISCE 

Gli esperti hanno più volte spiegato che non è ipotizzabile la trasmissione del coronavirus attraverso la sabbia: un materiale che non può mantenere in vita il virus, anche se i granelli venissero contaminati dalle secrezioni di una persona infetta. Per rendere possibile il contagio le secrezioni (goccioline o altro) di una persona infetta dovrebbero passare immediatamente nelle vie respiratorie di un altro individuo. È difficile che le superfici all’aria aperta contengano una carica virale tale da poter trasferire il virus direttamente in un individuo sano. Anche il nuovo coronavirus ha una membrana sottile e instabile, che non regge nell’acqua di mare: l’acqua salina lo rende innocuo. La maggior parte degli esperti sono concordi nel dichiarare che l’acqua diminuisce il virus e disperde la carica infettiva: quindi nel mare non c’è alcun pericolo. Zero rischi anche in piscina, perché il cloro uccide il virus. Inoltre bisogna aggiungere che l’acqua delle piscine viene cambiata continuamente: ricordiamoci anche che il cloro ha un inevitabile effetto antivirale nei confronti di tanti altri microbi. 

Gaetano Gorgoni 

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