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Il Sars-CoV 2 nell'aria? Per Oms e Iss non è certo. Ipotesi sull'obbligo di mascherine

I vertici della sanità mondiale e nazionale invitano alla prudenza, visto che non esistono ancora evidenze scientifiche, ma singoli studi da verificare

Ancora una brutta notizia che arriva da alcuni studi: il nuovo coronavirus sembra che possa viaggiare nell’aria. È ancora un’ipotesi, come quella che fecero i ricercatori tedeschi per la permanenza sulle superfici (che poi è stata provata). Il dubbio più inquietante è se si possa contrarre la malattia respirando l’aria. La domanda è fondamentale per capire se basta così poco, ma i vertici della sanità mondiale e nazionale invitano alla prudenza, visto che non esistono ancora evidenze scientifiche, ma singoli studi da verificare. Inoltre, la carica virale sarebbe molto più debole. Questa nuova ipotesi, però, potrebbe costringerci, in futuro, a circolare con le mascherine anche dopo le misure che bloccano gli spostamenti.

Se il virus può sopravvivere nell’ambiente e restare nell’aria contaminata, difficilmente potremo tornare a una vita normale: diventeremo come alcuni orientali, che vanno sempre in giro con le mascherine. L’Organizzazione Mondiale della Sanità invita tutti alla calma: non esistono prove sulla trasmissione aerea e l’Istituto Superiore di Sanità sottoscrive questa presa di posizione. L’unico modo per contagiarsi con l’aria è in ambienti ospedalieri, con determinate tecnologie (broncoaspirazione o l’intubazione). La nuova frontiera è capire, però, se il virus si trasmette effettivamente per aerosol e non solo attraverso le goccioline di saliva, che possono depositarsi sulle superfici. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine mette tutti in allarme ipotizzando un viaggio nell’aria del virus, dopo uno starnuto, di diversi metri.

Negli USA l’Accademia Nazionale delle Scienze ha avvisato le autorità: il SARS-CoV-2, secondo i loro studi, è stato trovato nell’aria a quasi due metri di distanza dai pazienti. In altre parole, le “gocce aerosolizzate”, cioè che vengono trasportare dall’aria e che provengono da soggetti infettati, possono contagiare altri soggetti, anche solo attraverso il respiro. Del resto, negli studi più recenti, sono stati trovati campioni di Rna del virus nell’aria ben oltre la distanza di sicurezza di un metro. A questo punto non ci resta che sperare che questi studi vengano confutati. L’OMS sembra che proprio in base a queste novità stia pensando di raccomandare la mascherina a chiunque. Ora abbiamo solo la certezza che le goccioline dei soggetti contagiati (dette droplets) siano responsabili della trasmissione malattia covid-19, ma non sappiamo in quanti modi il virus possa raggiungere l’organismo umano. Anche la tesi dell’inquinamento che porta con sé nell’aria il virus non è basata su evidenze scientifiche e quindi è stata subito accantonata tra le fake news.

IN FUTURO TUTTI IN GIRO CON LA MASCHERINA CHIRURGICA?

Se le goccioline infette possono viaggiare nell’aria anche a due metri di distanza, il nostro look dovrà arricchirsi di mascherina chirurgica chissà per quanto altro tempo ancora. In America, seguendo il principio di precauzione, ci stanno pensando già. Sì, ma poi come si fa per gli occhi? Anche da lì il SARS-CoV-2 si può infiltrare. Dovremmo camminare vestiti da astronauti? Ad ogni modo la mascherina è sempre utile, anche nel caso in cui un soggetto sia positivo inconsapevole, per bloccare dalla bocca le “goccioline virali”. Il problema è che le mascherine chirurgiche, al contrario delle FFP2 ed FFP3 servono a proteggere solo gli altri dall’infezione, nel caso noi fossimo positivi. Insomma, bisogna capire anche che i DPI che utilizziamo non possono essere improvvisati. Se il virus viaggiasse nell’aria, la mascherina sarebbe una protezione minima, ma utile. Le goccioline evaporando diventano particelle chiamate aerosol, ma resta ancora da chiarire se in queste condizioni in patogeno è ancora attivo. Bisogna capire se la presunta carica virale nell’aria esista e se sia poi davvero così pericolosa. È chiaro che il virus, a causa di determinati macchinari, può essere presente in un ospedale anche nell’aerosol, ma sono situazioni specifiche in cui non ha in realtà una vera e propria carica infettante, secondo i virologi dell’ISS. All’aperto, in una stanza arieggiata o in ascensore, dopo che è salito qualcun altro, non è provato che ci si possa contagiare, anzi agli esperti sembra piuttosto improbabile. Insomma, non commettiamo l’errore di far diventare un’ipotesi la verità.

Gaetano Gorgoni

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