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Covid e prevenzione: ecco le novità sulla trasmissione del virus

Il gruppo di lavoro ISS Prevenzione e controllo delle Infezioni ha pubblicato delle nuove indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione

Il gruppo di lavoro ISS Prevenzione e controllo delle Infezioni ha pubblicato delle nuove indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione da SARS-COV-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da covid-19) nell’attuale scenario emergenziale SARS-COV-2. Si tratta di tutta una serie di indicazioni tecniche per gli operatori, ma anche di aggiornamenti sugli studi che sono stati fatti per quanto riguarda la trasmissione del virus: non ci sono certezze sulla trasmissione per via aerea (quindi non è provato che l’inquinamento favorisca la diffusione del virus), a meno che non si tratti di procedure che generano aerosol. Invece, per quanto riguarda le protezioni, il pressappochismo non è ben accetto: si utilizzano quelle specifiche ed efficienti, che devono essere sfilate senza toccare le parti esterne e ricordandosi di lavare subito le mani.

La sanità italiana, nonostante abbia avuto due mesi per prepararsi, si è fatta trovare impreparata all’appuntamento col virus SARS-CoV-2, che aveva già travolto la Cina. I dispositivi di protezione individuale, la sanificazione degli ambienti e tutte le procedure di sicurezza erano già previste dal testo unico sulla sicurezza sul lavoro (d.lgs 81/2008), ma troppe leggi in Italia restano solo sulla carta. RSA, ospedali e luoghi di ricovero hanno presto finito le scorte di DPI: abbiamo notato come persino ai 118 venissero fornite protezioni non efficienti e sono venute a galla tutte le criticità di una sanità che ha subito 25 anni di tagli e sprechi. “I DPI (cioè le protezioni che devono indossare i lavoratori) devono essere considerati come una misura efficace per la protezione dell’operatore sanitario solo se inseriti all’interno di un più ampio insieme di interventi che comprenda controlli amministrativi e procedurali, ambientali, organizzativi e tecnici nel contesto assistenziale sanitario” - spiegano gli esperti ISS. In altre parole, il datore di lavoro con il responsabile per la prevenzione e la protezione dovrebbero limitare al massimo l’esposizione al rischio e dovrebbero fornire il materiale di protezione più efficiente, oltre a occuparsi di turni sostenibili e sanificazione degli ambienti. Il gruppo di lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità ha inquadrato il problema nel documento redatto il 28 di marzo e oggi pubblicato sul sito del Ministero della Sanità: operatori sanitari che sono a stretto contatto con i pazienti e “addetti ai lavori” che prestano la loro opera all’interno di laboratori sono quelli che rischiano di più senza DPI adeguati e forniture sempre disponibili (perché monouso). 

“Risulta, pertanto, di fondamentale importanza che tutti gli operatori sanitari coinvolti in ambito assistenziale siano opportunamente formati e aggiornati in merito alle modalità e ai rischi di esposizione professionale, alle misure di prevenzione e protezione disponibili, nonché alle caratteristiche del quadro clinico di COVID-19” - spiegano gli esperti, che nelle loro raccomandazioni non fanno altro che ribadire quello che già dice la legge, che ha sempre obbligato gli operatori alla formazione continua. 

LE MISURE GENERALI DI PREVENZIONE 

Gli esperti spiegano i principali passi da compiere: dev’essere frequente l’igiene delle mani con acqua e sapone o, se questi non sono disponibili, con soluzioni/gel a base alcolica. In ambito sanitario è raccomandato l’uso preferenziale di soluzioni/gel a base alcolica, in modo da consentire l’igiene delle mani al letto del paziente in tutti i momenti raccomandati (prima e dopo il contatto, prima di manovre asettiche, dopo il contatto con liquidi biologici, dopo il contatto con le superfici in vicinanza del paziente);

evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca con le mani;

tossire o starnutire all’interno del gomito con il braccio piegato o di un fazzoletto, preferibilmente monouso, che poi deve essere immediatamente eliminato;

indossare la mascherina chirurgica nel caso in cui si abbiano sintomi respiratori ed eseguire l’igiene delle mani dopo avere rimosso ed eliminato la mascherina;

evitare contatti ravvicinati mantenendo la distanza di almeno un metro dalle altre persone, in particolare con quelle con sintomi respiratori.

Precauzioni aggiuntive sono necessarie per gli operatori sanitari al fine di preservare sé stessi e prevenire la trasmissione del virus in ambito sanitario e sociosanitario. Tali precauzioni includono l’utilizzo corretto dei DPI e adeguata sensibilizzazione e addestramento alle modalità relative al loro uso, alla vestizione, svestizione ed eliminazione, tenendo presente che alla luce delle attuali conoscenze, le principali modalità di trasmissione del SARS-CoV-2 sono attraverso goccioline e per contatto, a eccezione di specifiche manovre e procedure a rischio di generare aerosol. Guanti, camici e mascherine vanno sfilati evitando il contatto con la parte esterna e lavandosi subito dopo le mani: sono regole che salvano la vita! Le istituzioni sanitarie dovrebbero “coordinare la gestione della catena di approvvigionamento dei DPI”: è assurdo che ci si ritrovi a poco tempo dall’esplosione dell’emergenza senza dispositivi per proteggersi dai contagi. Bisogna tenere presente che mascherine e guanti non possono essere riutilizzati e devono essere smaltiti correttamente. Inoltre, la maschera chirurgica deve coprire bene il naso, la bocca e il mento. Il dispositivo di protezione deve essere cambiato se diviene umido, si danneggia o si sporca. “In tutti gli scenari, in base alla valutazione del rischio, bisogna considerare l’uso di camici idrorepellenti. Gli esperti dell’Istitito Superiore di Sanità, inoltre, consigliano un’organizzazione del lavoro che limiti i contatti e un ingresso troppo frequente degli operatori nella stanza in cui è ricoverato un paziente con covid-19.

QUALI DPI INDOSSARE QUANDO SI HA A CHE FARE CON PAZIENTI CON COVID-19

Le indicazioni degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità sono chiare e precise: chi ha a che fare con pazienti affetti da covid-19 deve indossare mascherina FFP2 /FFP3 camice monouso /grembiule monouso, guanti, occhiali di protezione/occhiale a mascherina/visiera, stivali o scarpe da lavoro chiuse con copertura usa e getta. Le raccomandazioni sono rivolte anche ai pazienti con qualsiasi sintomo respiratorio: questi ultimi devono mantenere una distanza dall’operatore di almeno 1 metro (in assenza di vetrata e interfono), mascherina chirurgica se tollerata dal paziente, isolamento in stanza singola con porta chiusa e adeguata ventilazione se possibile; alternativamente, collocazione in area separata sempre a distanza di almeno 1 metro da terzi. 

LE NOVITÀ SULLA TRASMISSIONE DEL VIRUS 

Sono goccioline le responsabili del contagio (? 5?m di diametro), generate dal tratto respiratorio di un soggetto infetto soprattutto con la tosse o starnuti (ma anche parlando semplicemente) ed espulse a distanze brevi (< 1 metro). “Tali goccioline non rimangono sospese nell’aria ma si possono depositare sulle mucose nasali od orali o sulle congiuntive di un soggetto suscettibile soprattutto nel corso di contatti stretti tra persona e persona - spiegano gli esperti ISS - 

SARS-CoV-2 si può anche trasmettere per contatto diretto o indiretto con oggetti o superfici nelle immediate vicinanze di persone infette che siano contaminate da loro secrezioni (saliva, secrezioni nasali, espettorato), ad esempio attraverso le mani contaminate che toccano bocca, naso o occhi.

Studi su altri coronavirus, quali il virus della SARS e della MERS, suggeriscono che il tempo di sopravvivenza su superfici, in condizioni sperimentali, oscilli da 48 ore fino ad alcuni giorni (9 giorni) in dipendenza della matrice/materiale, della concentrazione, della temperatura e dell’umidità, anche se tale dato si riferisce alla possibilità di rilevazione di RNA del virus e non al suo isolamento in forma infettante”. 

Dati sperimentali più recenti relativi alla persistenza del virus SARS-CoV-2, confermano la sua capacità di persistenza su plastica e acciaio inossidabile fino a 72 ore e su rame e cartone fino a 4 e 24 ore, rispettivamente, mostrando anche un decadimento esponenziale del titolo virale nel tempo. 

La trasmissione per via aerogena (che avviene attraverso particelle di dimensioni < 5 ?m che si possono propagare a distanza > 1 metro) non è documentata per i coronavirus incluso SARS- CoV-2, ad eccezione di specifiche procedure che possono generare aerosol (ad esempio, intubazione, tracheotomia, ventilazione forzata) e che avvengono soltanto in ambiente sanitario.

I dati attualmente disponibili non supportano quindi la trasmissione per via aerea di SARS-CoV-2, fatta eccezione per i possibili rischi attraverso procedure che generano aerosol se eseguite in un ambiente inadeguato (non in stanza di isolamento con pressione negativa) e / o in caso di utilizzo di dispositivi di protezione individuali (DPI) inadeguati. È probabile per contro che la trasmissione attraverso il contatto con superfici contaminate, in particolare nelle immediate vicinanze di un paziente COVID-19, abbia un ruolo, mentre quello via aerosol rimane ancora una ipotesi solo sperimentale. Non sono stati dimostrati casi di trasmissione fecale-orale del virus SARS-CoV-2. 

Gaetano Gorgoni

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