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Coronavirus, le raccomandazioni per i più fragili: ecco i comportamenti anti-contagio

Le scorte di mascherine, camici e tute bastano solo per oggi a Bari. La protezione civile si sta attivando per trovare una soluzione

Il Ministero della Salute ha diffuso una circolare in cui spiega qual è il comportamento da tenere da parte dei medici nei confronti degli immunodepressi e dei pazienti che sono in una particolare condizione di fragilità. Ma non ci sono sufficienti garanzie se pensiamo che persino al Policlinico di Bari sono finite le  protezioni indispensabili per lavorare. Le scorte di mascherine, camici e tute bastano solo per oggi a Bari. La protezione civile si sta attivando per trovare una soluzione, ma l’allarme del direttore generale Migliore dà un quadro chiaro dei nostri ospedali (e delle enormi criticità che devono affrontare), che spesso diventano focolai di covid-19 e non riescono a tutelare anziani e persone più fragili: “Servono forniture tempestive e regolari”.

La grande emergenza nel pieno della guerra al covid-19 è creare uno scudo per i più fragili: è nelle case di ricovero, ospedali e strutture di cura che possono scatenarsi i focolai, proprio per le inevitabili condizioni di vicinanza in cui operano esperti e pazienti. 

Il Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile, nell'ambito della situazione emergenziale dovuta alla diffusione del virus SARS-CoV-2, ha elaborato delle raccomandazioni molto importanti. Le regole stabilite si basano sulle evidenze di letteratura medica e sono rivolte ai pazienti immunodepressi (ad esempio, soggetti affetti da immunodeficienze congenite o secondarie, riceventi un trapianto di organo solido o cellule staminali emopoietiche, affetti da malattie autoimmuni in trattamento con farmaci ad azione immuno-soppressiva), così come a quelli affetti da patologie oncologiche o onco-ematologiche,  cioè ai soggetti particolarmente a rischio, sia per quanto riguarda la morbilità (sviluppo di quadri d'infezione alle basse vie aeree, inclusa la polmonite, rischio di insufficienza respiratoria) che la mortalità, in caso d'infezione da virus respiratori. Per questa tipologia di pazienti anche un semplice raffreddore può essere fatale, ecco perché il covid-19 diventa una minaccia tra le più pericolose dei virus circolanti.

Le raccomandazioni, dunque, si rivolgono ai pazienti sottoposti a trapianto di organo solido o a trapianto di cellule staminali emopoietiche (TCSE); a soggetti con immunodeficienza primitiva (compresi immunodeficienza comune variabile, CVID); persone con infezione connatale o acquisita da HIV; pazienti che per qualsiasi condizione (es. patologie autoimmuni o, più in generale, immunomediate) stiano assumendo cronicamente trattamenti immunosoppressivi [es. farmaci inibitori della calcineurina, micofenolato, azatioprina, ciclofosfamide, methotrexate, steroidi a dose ?1 mg/Kg, modificatori della risposta biologica (es. anticorpi monoclonali inducenti alterazioni di numero e funzione delle cellule dell'immunità innata o adattiva)].

LE RACCOMANDAZIONI FONDAMENTALI DEL MINISTERO DELLA SALUTE 

Tutti i pazienti immunodepressi, indicati su, non esistendo al momento vaccini o farmaci antivirali specifici per l'infezione da SARS-CoV-2, devono evitare la presenza-frequenza in luoghi affollati (anche la spesa al supermercato, che devono lasciarla fare ad altri familiari e devono poter stare a distanza anche dai congiunti). Una delle raccomandazioni più importanti è quella di indossare la mascherina (di comune uso, quali quelle chirurgiche) fuori dal domicilio, in particolare quando si rendano necessarie visite in ospedale per esami e/o trattamenti. Ma se scarseggiano anche negli ospedali, come si fa? 

Tra le raccomandazioni per gli immunodepressi c’è quella di eseguire un'accurata e frequente igiene delle mani (si vedano anche le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sul lavaggio delle mani): precauzione che però vale per tutti, come quella di non toccarsi con le mani il viso, gli occhi, il naso e la bocca e di evitare le visite al proprio domicilio da parte di familiari o amici con sintomi respiratori e/o provenienti da aree a rischio (cosa che in periodo di quarantena generalizzata diventa difficile fare, ma queste regole valgono anche nel caso in cui il governo decida di “riaprire” l’Italia).  

L’immunodepresso, come ognuno di noi, deve contattare tempestivamente il medico curante non appena compaiono sintomi ascrivibili a infezione delle vie respiratorie (febbre, tosse, rinite); bisogna attivare, ogni qualvolta possibile, visite in telemedicina per evitare, salvo necessità cliniche e/o terapeutiche, gli accessi ai pronto soccorso degli ospedali; evitare di sospendere la terapia immunosoppressiva in atto, salvo diversa indicazione formulata da parte del medico curante; monitorare i livelli sierici d'immunoglobuline e praticare terapia sostitutiva in caso di valori di lgG ridotti rispetto ai range di normalità. Fino a quando la pandemia non sarà terminata agli immunodepressi è consigliato di lavorare da casa e di evitare qualsiasi contatto con altre persone, anche se a distanza di un metro.

 In caso di situazioni per le quali è imprescindibilmente necessario partecipare di persona a incontri di lavoro è necessario mantenere una distanza di almeno un metro (meglio due) dai colleghi, invitandoli a indossare una mascherina e a eseguire le corrette norme igieniche prima del contatto, compresa la sanificazione degli ambienti. 

CATEGORIE SPECIALI DI IMMUNODEPRESSI 

Particolari precauzioni devono inoltre essere considerate per i pazienti con malattie neuromuscolari immunodepressi: recenti evidenze documentano il potenziale neuro-invasivo del SARS-CoV-2, che potrebbe peggiorare i sintomi pre-esistenti. 

Ci sono alcuni farmaci (quali la clorochina) che, nonostante si stiamo sperimentando contro il covid-19, sono proibiti in pazienti affetti da alcune malattie neuromuscolari (es. miastenia gravis).

Il Ministero della Salute raccomanda fortemente alle strutture sanitarie presenti nel Paese di identificare e istituire percorsi e spazi (es. sale di attesa) dedicati ai pazienti in oggetto e preordinare gli accessi attraverso contatto telefonico e prenotazioni.

 “Si raccomanda a tutto il personale sanitario adibito alla cura di questi pazienti d'indossare gli appositi dispositivi di protezione individuale (DPI) (es. mascherine chirurgiche o quelle specificamente indicate per procedure speciali). Si raccomanda di posticipare, laddove possibile e in accordo con gli specialisti del settore che hanno in carico il paziente, i controlli di follow-up per i pazienti: sottoposti a TCSE da più di 1 anno in assenza di complicanze, con HIV in trattamento e conta CD4+>500/mcl e, più in generale, per tutti i pazienti con stabilità del quadro clinico da >6 mesi, in modo da limitare al massimo la frequentazione delle strutture sanitarie (sia per limitare il rischio di esposizione a SARS-CoV-2, sia per ridurre la mole di lavoro di strutture già in parte sovraccariche).

Dal punto di vista terapeutico, invece, per i pazienti sintomatici, bisogna considerare precocemente l'utilizzo di farmaci antivirali in studio (es. lopinavir/ritonavir; remdesivir). “Pur ribadendo l'incertezza attualmente esistente del beneficio clinico derivante da questo approccio, nei pazienti con deficit dell'immunità umorale che sviluppino un quadro di COVID-19 si può prendere in considerazione (ottimalmente nell'ambito di triaI clinici autorizzati) la possibilità di procedere all'infusione di plasma di soggetti convalescenti che abbiano superato l'infezione da SARS-CoV-2 - spiegano gli esperti  - Ovviamente, il soggetto donatore dovrà compiutamente rispondere ai requisiti previsti dalla normativa vigente per la donazione di emocomponenti”. 

LA PENURIA DI DPI, LA FRAGILITÀ DEL SISTEMA SANITARIO 

Se gli immunodepressi non possono essere trattati senza DPI e non possono muoversi senza le mascherine adatte (FFP3), come possiamo proteggerli se persino al Policlinico di Bari, la nostra eccellenza pugliese, cominciano a scarseggiare i dispositivi di protezione individuale? Qualcuno deve farsi un esame di coscienza: avevamo già l’esempio cinese. Siamo stati lì a guardare senza organizzarci e ancora oggi, in piena emergenza, ci perdiamo nei cavilli burocratici invece di organizzare in ogni provincia la produzione di DPI con le nostre aziende che hanno i codici Ateco giusti. 

Le scorte di mascherine, camici e tute monouso per l’Emergenza Covid19 coprono solamente il consumo di oggi: domani i malati potrebbero non ricevere più le cure necessarie. Al Policlinico di Bari ogni giorno è una lotta contro il tempo per riuscire ad approvvigionarsi di dispositivi di protezione individuale. La difficoltà quotidiana ad assicurare Dpi, che arrivano in quantità contingentate e non sufficienti, si somma alla criticità derivante da forniture di Dpi approvati dalla Protezione civile ma senza certificazione standard. È il caso delle tute monouso prive di certificazione sul rischio biologico.

“Servono forniture tempestive, regolari e adeguate che consentano ai nostri professionisti di essere adeguatamente protetti per affrontare in maniera più serena possibile l’emergenza – dichiara il vicepresidente Fiaso e direttore generale del Policlinico di Bari, Giovanni Migliore – Ci troviamo a dover combattere contro il Covid con le armi spuntate. Mancano i Dpi e manca anche il personale. Dobbiamo fronteggiare l’elevato numero di assenze in corsia, il rifiuto dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa predisposti per l’emergenza Covid. Ecco perché ritengo necessario un intervento legislativo per adeguare il decreto legislativo 81/08 alla situazione emergenziale e per assicurare la possibilità di contrattualizzare gli specializzandi a tempo determinato”.

È chiaro che siamo stati colti di sorpresa: i nostri governanti non hanno saputo giocare d’anticipo per produrre un numero sufficiente di dispositivi di protezione individuale, che come sappiamo sono monouso. Bisogna mettere in campo una nuova strategia, mettere da parte le lungaggini burocratiche e dare il via libera alle nostre fabbriche per produrre protezioni a norma: lo dobbiamo alle nostre prime linee, gli operatori sanitari che rischiano ogni giorno la vita, e alle persone più fragili che non possiamo permettere che vengano spazzate via dal covid-19. 

Gaetano Gorgoni 


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