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Covid-19, arriva la stretta sui centri privati: solo emergenze e le liste d’attesa rischiano il collasso

Le liste d'attesa rischiano il collasso dopo la stretta sui centri privati a causa del Covid-19

Per accedere alle prestazioni dei centri privati, da oggi, ci vuole la lettera U o la B sull’impegnativa: previste solo prestazioni urgenti, entro 72 ore o entro dieci giorni. La decisione è stata presa in una riunione straordinaria delle autorità, alle 22 di ieri, 12 marzo 2020. L’emergenza farà accumulare le prestazioni ordinarie e le liste d’attesa rischiano di esplodere quando saranno superati i giorni di blocco degli spostamenti e delle attività. Inoltre, sono sospese tutta una serie di prestazioni socio-assistenziali.

La scorsa notte la Regione Puglia ha varato delle nuove misure per la prevenzione, il contrasto e il contenimento dell’emergenza epidemiologica da covid-19. Si tratta di restrizioni per i centri privati e convenzionati molto dure e destinate ad allungare le liste d’attesa. Sono sospese tutte le prestazioni che non siano urgenti o comunque da fare entro 10 giorni, ad “esclusione di quelle dei soggetti già presi in carico”. Per effettuare anche le prestazioni urgenti le aziende sanitarie private dovranno seguire scrupolosamente i protocolli di sicurezza (triage telefonico, pre-trattamento e accoglienza muniti di dispositivi di protezione individuale). Dal 13 marzo 2020 fino al 3 aprile 2020, è prevista la sospensione delle attività dei centri semiresidenziali sanitari, socio-sanitari e socioassistenziali per soggetti anziani, disabili, minori, psichiatrici (centri diurni e polivalenti). “Le autorità sanitarie della Puglia ritengono necessario rafforzare ulteriormente le misure di sorveglianza sanitaria adottate per il periodo di tempo sufficiente a prevenire, contenere e mitigare la diffusione della malattia infettiva e diffusiva COVID-19. Considerati i conseguenti risvolti sull’assistenza domiciliare, le istituzioni sanitarie hanno ritenuto, a scopo preventivo e prudenziale, di dover attivare ogni utile iniziativa tesa a ridurre il rischio di contagio” - ci spiegano al telefono i responsabili del Dipartimento Salute della Regione Puglia. 

SOLO PRESTAZIONI URGENTI (72 ORE) O DA EFFETTUARE ENTRO 10 GIORNI 

Il direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Vito Montanaro, e il presidente della giunta regionale pugliese Michele Emiliano hanno disposto il blocco delle prestazioni di assistenza domiciliare programmata, assistenza domiciliare integrata, riabilitazione domiciliare: le deroghe sono previste solo per le prestazioni nei casi particolarmente gravi o indifferibili, da garantire attraverso tutta una serie di procedure di sicurezza.

Continueranno ad essere garantite, invece, le prestazioni di assistenza domiciliare oncologica e le cure palliative domiciliari mediante fornitura agli operatori dei dispositivi di protezione individuale. 

Sono sospese le prestazioni garantite dal servizio di assistenza domiciliare (SAD), che resteranno in piedi solo per i soggetti anziani e disabili privi di sostegno familiare.

È stato disposto anche il blocco delle attività dei centri semiresidenziali per soggetti psichiatrici: i cosiddetti centri diurni, su tutto il territorio regionale, favorendo percorsi di domiciliarità per i casi gravi.

Insomma, i malati gravi, anche con problematiche psichiatriche, vengono scaricati sulle famiglie, che in questo periodo sono in quarantena: oltre al danno, la beffa! 

A questo bisogna aggiungere che le liste di attesa andranno presto in tilt, perché è prevista la “sospensione delle attività delle strutture private accreditate e/o autorizzate a qualsiasi titolo che erogano prestazioni ambulatoriali riconducibili alle discipline di fisiokinesiterapia, radiodiagnostica, patologia clinica e branche a visita”. Per quanto attiene le prestazioni già prenotate sarà cura delle singole strutture provvedere a dare informativa ai soggetti interessati con l’obbligo di assicurarle alla riapertura delle attività. Restano operative solo le attività comprese nella classe di priorità “U” e “B”. 

CAOS LISTE D’ATTESA 

Se le liste d’attesa erano già un caos, il COVID-19 contribuirà a farle esplodere: queste nuove disposizioni bloccano erogazione di prestazioni importanti, anche per individuare patologie rischiose. La decisione delle autorità regionali, anche se ritenuta necessaria a contrastare la diffusione del nuovo coronavirus, rischia di mettere ancora più in crisi la sanità pubblica e di pesare sulle fasce deboli. I medici curanti non sono stati informati ancora. Il provvedimento suscita già le prime critiche perché tabacchiere, centri commerciali ed edicole restano aperti, mentre si bloccano prestazioni importanti per la salute. 

“Ci sono anziani che si fanno male e hanno il nostro centro come punto di riferimento per farsi la tac con urgenza: vengono direttamente qui. Da oggi non possiamo più fare questi esami, senza la prescrizione di urgenza, quindi succederà che andranno a intasare gli ospedali già nel panico. Dove mandiamo i pazienti traumatici?” - protesta uno dei medici della sanità privata. Anche le prestazioni ambulatoriali degli ospedali pubblici sono sospese. Ma nei centri privati si chiedono come mai vengano presi provvedo così drastici anche per chi ha provveduto alle sanificazioni, alle precauzioni richieste dal Ministero della Salute e può fare affidamento su ambienti spaziosi che garantiscono  distanze e areazione. Cup, farmacie e para-farmacie sono avvisati: devono frenare le liste d’attesa che a breve potrebbero raggiungere lunghezze record. 

Gaetano Gorgoni 


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