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Gestire l’ansia da coronavirus, anche la paura fa ammalare: i consigli dell’esperta

Gestire l’ansia da coronavirus, anche la paura fa ammalare: i consigli dell’esperta


Imparare a vivere con equilibrio anche momenti angoscianti è importante: stare a casa sì, ma non deprimersi né angosciarsi. È solo così che potremo venire fuori da questa lunga quarantena sani e più forti di prima. Oggi la neuropsicologa Selenia Greco ci aiuterà a capire perché è necessario non farsi sopraffare dalle emozioni negative: ne risente il nostro stesso sistema immunitario. Era il 9 gennaio 2020 quando sono stati riferiti i primi contagi di polmonite ad eziologia ignota nella città di Wuhan, poi attribuiti al nuovo coronavirus (SARS-CoV-2) come agente causale della malattia respiratoria denominata COVID-19. Già dai primi giorni qualcuno si è chiuso in casa, dopo aver svuotato i supermercati, qualcun altro ha minimizzato: il giusto atteggiamento è seguire le istruzioni delle autorità sanitarie senza cadere nella paranoia. 

Secondo alcuni studiosi, la psicosi, la fissazione su un pensiero negativo e il continuo stato di paura sono condizioni capaci di abbassare le nostre difese immunitarie e di farci ammalare. È importante spezzare il pensiero negativo pur avendo la capacità di vivere responsabilmente quello che viene imposto dalle autorità. Non si esce da casa per bloccare il contagio: dunque si devono trovare dei diversivi per eliminare il pensiero fisso angosciante. “Le aree del cervello più antico, dove esiste l’ipotalamo, sono collegate ai sentimenti, agli affetti e alle emozioni, ma anche agli ormoni e al sistema immunitario, per questo depressione e il rischio di patologie degenerative aumentano quando si è in determinate condizioni psichiche” - ha spiegato il noto scrittore Raffaele Morelli a proposito del prevalere della paura al tempo del nuovo coronavirus. 

La dottoressa Selenia Greco, Neuropsicologa Clinica e Forense, esperta in sindrome di Tourette e Malattie Extrapiramidali, Responsabile Unità di Neuropsicologia del Dipartimento di Neuroscienze del Poliambulatorio Calabrese Cavallino (LE), oggi, ci spiega come affrontare questo periodo particolarmente difficile per tante famiglie che devono fare i conti con la paura del contagio, ma anche con l’angoscia dell’economia che crolla. 

INTERVISTA ALLA NEUROPSICOLOGA SELENIA GRECO 

“Oggi non si fa altro che parlare di questo incalzante contagio, in televisione, in radio o nelle sale d’attesa - commenta la neuropsicologa  - ‘È un’influenza come le altre’ - dice quello più spavaldo. ‘Che fine faremo?!’ - si chiede  spaventato un altro”.

Allora, dottoressa, come possiamo davvero gestire l’ansia e l’angoscia che si stanno diffondendo velocemente?

“In qualità di psicologa, attiva nella task force attivata dal CNOP (Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi) con l’Ordine degli Psicologi di Puglia per l’emergenza da coronavirus, sento di condividere con voi alcune direttive utili per la gestione dell’angoscia che regna sulle nostre teste. Fino a qualche settimana fa l’approccio è stato di gran lunga superficiale, del resto non ci toccava direttamente, i casi erano circoscritti alla provincia cinese, ben lontana dalle nostre calde e sicure case. Registrati i primi contagi in Europa è scattata la caccia agli untori, presi dal panico che le nostre vite non fossero più tanto sicure: un misto tra psicosi e razzismo ha guidato le reazioni di molti. Ora che il contagiato potrebbe essere il nostro vicino di casa o il collega siamo nel pieno della pena, il terrore psicologico dilaga più velocemente dello stesso virus”.

Come combattere questo stato di ansia? 

“L’ansia e la paura sono due emozioni positive ed utili, sono quelle che ci permettono di quantificare i pericoli in una data situazione, di ricercare strategie affidabili e di mettere in pratica i comportamenti più validi. Ma quand’è che queste due emozioni non sono più utili e sviluppano le fragilità emotive? 

Nel momento in cui non sono direttamente proporzionali all’evento correlato, sfuggendo dal nostro controllo.

In queste ultime settimane stiamo assistendo non solo all’aumento dei casi di contagio da COVID-19, bensì ad un’epidemia di insicurezza globalizzata:

 la gente non si sente più al sicuro e nel tentativo di esorcizzare la paura sta compiendo un errore, ovvero quello di non voler modificare alcune abitudini quotidiane. Cosa fondamentale per delimitare concretamente il rischio del contagio. Cambiare le abitudini può sembrare una richiesta banale, sebbene sia la più efficace e vitale, quella che realmente può arginare il numero di contagi”. 

La paura, a volte, serve a tenere in casa chi potrebbe diffondere il Covid-19, ma l’eccesso diventa patologico, vero? 

“Le situazioni di emergenza richiedono attente riflessioni e calma nella gestione delle nostre emozioni: in questo modo ci comporteremmo con razionalità. Tuttavia, non sempre la logicità ci fa da guida: l’essere umano è guidato da aspetti di psico-logicità, ovvero è mosso principalmente dalle emozioni che giocano dei ruoli cardine. Per questo motivo, imparare a gestirle favorirà la messa in atto di adeguati comportamenti.

Questo è senza ombra di dubbio un momento difficile, ci sentiamo tutti disorientati. La richiesta di stare in quarantena, la riduzione o la temporanea sospensione dal lavoro, la paura per un libero professionista di perdere quel lavoro che tanto si è faticato a realizzare, vivere un anniversario senza poterlo festeggiare, star lontani dai parenti più anziani e analoghe immobilizzazioni stanno mettendo a dura prova le nostre capacità di gestione.

Il coronavirus ci pone davanti ad aspetti di sofferenza collettiva, la richiesta è quella di limitare le relazioni, di mettere un freno ai nostri contatti sociali, di distanziarci gli uni dagli altri: non uscire da casa, distanza minima di un metro, baci e abbracci vietati, così come le aggregazioni. In un’epoca storica in cui viene denunciata una dipendenza da tecnologia ci riscopriamo, dinanzi ad una simile emergenza, più vulnerabili e alla ricerca di normalità. L’essere umano nasce come animale sociale, ovvero un essere che è in relazione con gli altri suoi simili. 

Ecco che ridurre e controllare questa nostra natura diviene difficile, perché necessita di poter apportare delle modifiche ai paradigmi di socializzazione che ci guidano dalla nascita. Difatti nelle ultime ore stiamo assistendo al contrario: giovani universitari e professionisti che hanno abbandonato le regioni del nord per tornare a casa, persone allarmate che hanno letteralmente svuotato i banchi dei supermercati e delle farmacie, giovanissimi che continuano a fare serata nei locali come se niente fosse.

Atteggiamenti e comportamenti che ricordano un passo del Manzoni, relativo la Peste che colpì Milano nel 1630, quando ne I Promessi Sposi si legge: ‘Sono partiti prima della mezzanotte. Nonostante le grida che proibivano di lasciare la città e minacciavano le solite pene severissime, … furono molti i nobili che fuggirono da Milano per andarsi a rifugiare nei loro possedimenti in campagna’.

Per farla breve stiamo assistendo a gente che, a modo suo, sta cercando di scongiurare il panico, comportandosi in modo ostile e contrario a se stesso. Ed è esattamente questo modo di affrontare le situazioni che tramuta la paura in angoscia e genera un danno collettivo su più fronti”. 

Non è facile razionalizzare per alcune persone sopraffatte dal panico, come tutti quei salentini fuggiti dal nord l’altro giorno...

“Cercare ossessivamente quel che siamo convinti possa aiutaci in realtà ci destabilizza ulteriormente. Come fare quindi ad evitare che questo accada? Di certo cercare in modo tormentoso di non essere vulnerabili ci rende più deboli e poco concentrati sul problema reale, vale a dire aumenta la possibilità di comportarsi in maniera sbagliata perché se la paura dilaga la razionalità viene meno, se viene meno la razionalità aumenteranno le emozioni negative, e tenderemo a comportarci in modo nocivo e improduttivo.

 In poche parole, tutto quel che facciamo guidati dalla paura ci farà ottenere l’effetto indesiderato.

Essere leggeri e non superficiali: affrontare la situazione evitando di sottostimare il problema e sottraendoci da inutili allarmismi.

Uno dei primi passi è quello di attenersi ai dati oggettivi evitando di ricercare compulsivamente informazioni dal ‘dottor Google’ in quanto fuorvianti e non sempre veritiere. La fake-news, i social, i finti audio di finti esperti, il canale della tv sintonizzato solo sui telegiornali per avere la conta dei nuovi contagi, dei decessi e dei guariti, il continuo accesso alle informazioni catastrofiche non farà altro che esacerbare una svantaggiosa fobia mediatica, che intensificherà la psicosi veicolando un terrore diffuso”.

Anche noi cerchiamo di far capire che bisogna seguire solo i canali ufficiali e le testate giornalistiche (come la nostra)  che hanno un rapporto diretto e “confidenziale” con le autorità sanitarie. Le fake news si moltiplicano: pensiamo alla vitamina C per curare il covid-19 (bugia smentita dai medici) e alle notizie complottistiche di un virus creato in laboratorio per una guerra biologica (anche questo smentito dalla scienza, che ha dimostrato il passaggio dai pipistrelli all’uomo, come la SARS nel 2002)...

“Risultano utili le informazioni ufficiali, aggiornate ed accreditate, emanate dal Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus e/o dall’Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/ .

Fondamentale è attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo, astenendosi dal diventare virologi per un giorno. Ci sono gli esperti che collaborano con gli enti sopracitati e che mettono a disposizione le loro competenze per permettere ad ogni cittadino di affrontare con rigore ed attenzione l’emergenza da coronavirus. Del resto ci viene chiesto di mantenere una certa distanza fisica, non di allontanarci emotivamente dalle altre persone. La condivisione delle emozioni e dei pensieri è indispensabile per evitare che il panico diventi collettivo, generando una riduzione della razionalità e la conseguente messa in atto di comportamenti improduttivi e dannosi.

Parliamone insieme, restiamo uniti seppur a distanza. Nulla vieta di avere contatti telefonici con le persone che amiamo e di cui ci fidiamo. Lamentiamo spesse volte la mancanza di tempo: approfittiamone adesso e applichiamo piccoli cambiamenti nelle routine quotidiane, facciamo in modo che sia un tempo buono speso al meglio”.

Ora che non si può andare in palestra (ma ci si può allenare in solitudine vicino casa), però, non dobbiamo trasformare le nostre ansie in cattivi stili di vita, abbuffate e altri comportamenti scorretti...

“Pur trascorrendo molto tempo in casa è bene cercare di mantenere uno stile di vita sano, tenendoci ben lontani dal cadere nella trappola di pratiche di compensazione emotiva dannose, quali l’abuso di cibo, fumo e alcool: emozioni negative ed internalizzanti come la frustrazione e la depressione sono del tutto normali in casi come questi e possono essere contenute. Parlare con qualcuno, rivolgersi ad uno specialista dedicato, fare una passeggiata in aperta campagna o in riva al mare, riprendere in mano quel libro impolverato sul comodino, ascoltare con calma il nostro disco preferito, dedicarci al nostro hobby da tempo trascurato, fare meditazione ed attività fisica all’aperto o in casa, cucinare, e sperimentarci in nuove attività può certamente riposizionarci su sane emozioni e positivi stati d’animo”.

Poi, c'è più tempo per i nostri figli...

“In questa situazione di criticità non dimentichiamoci dei più piccoli, che sentono che qualcosa non va e si arrabbiano davanti agli adulti che, nel tentativo di proteggerli, nascondono loro la verità. Tutto quel che non si conosce genera ansia e irritabilità, quindi armiamoci di pazienza e creatività e spieghiamo ai nostri bambini cos’è questo coronavirus. I bambini sono capaci di comprendere ed apprendere le giuste misure comportamentali anche in casi di emergenza. Ascoltiamo le loro domande, diamo loro le giuste risposte, rassicuriamoli e spieghiamo loro cosa sta realmente accadendo. Anche i bambini possono e devono essere attori consapevoli in questa battaglia al coronavirus. Informare con la giusta leggerezza li aiuterà a comprendere la situazione e a rispondere allo stress in modo adeguato. Tutto quel che non si conosce fa paura, per questo parlare di questo nemico invisibile può aiutare grandi e piccini. Condividere pensieri ed emozioni ci permette di non veicolare terrore e di avere un appropriato comportamento, sano, razionale e protettivo verso noi stessi e le persone che ci stanno vicino. Parliamone tra di noi e con i bambini: l’unico contagio da non temere è l’empatia!

E per chi sentisse il bisogno di un confronto con uno specialista per la gestione dell’ansia ricordo l’esistenza della task force composta da psicologi pronti a fornire il giusto supporto in un momento di così delicata emergenza”. 

Gaetano Gorgoni

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