Salute Sette Lecce 

L’aumento dei tumori delle vie biliari e la critica ai dati sulla mortalità al sud

Il presidente dell’Ordine dei medici, Donato De Giorgi, interviene all’indomani della Giornata Mondiale della lotta al cancro per spiegare che i dati sulla mortalità al sud sono sfa...

Il presidente dell’Ordine dei medici, Donato De Giorgi, interviene all’indomani della Giornata Mondiale della lotta al cancro per spiegare che i dati sulla mortalità al sud sono sfalsati a causa dei viaggi della speranza: “In tanti si curano al nord, ma nella fase finale, quando non c’è più nulla da fare, tornano al sud. Naturalmente vengono considerati come se fossero sempre stati curati qui”. Gli ultimi dati ufficiali sulla mortalità oncologica risalgono al 2016: la mortalità più alta riguarda il tumore al polmone, poi colon-retto, mammella, pancreas e fegato. Il presidente De Giorgi segnala un aumento dei tumori delle vie biliari. I dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) sono fermi al 2016, quando sono stati certificati 179.502 decessi attribuibili a tumore, tra i circa 600.000 decessi verificatisi in quell’anno. La causa di morte tra le più ricorrenti è il tumore, con il 29% di tutti i decessi, secondo solo alle morti per malattie cardio-circolatorie (che nel 2016 si sono attestate al 37%). È statisticamente provato, dunque, che, fino a 4 anni fa, 485 persone morivano in Italia a causa di un tumore. Il tumore al polmone ha fatto registrare un record di decessi 33.838, al secondo posto per mortalità si piazza il tumore al colon-retto (19.575), poi quello alla mammella (12.760), quindi il pancreas (12.049) e fegato (9.702). C’è da dire che la campagna di screening per prevenire tumore alla mammella e al colon retto in questi ultimi 4 anni potrebbe aver dato la sterzata che si attendeva da tempo, contribuendo a una diminuzione delle morti. Gli ultimi dati ci dicono che oggi si guarisce molto di più. La prima causa di morte fra gli uomini è il tumore del polmone (27%), mentre fra le donne è il tumore della mammella (17%), seguiti dai tumori del colon-retto (11% tra gli uomini e 12% tra le donne), dal tumore della prostata tra gli uomini (8%) e dal tumore del polmone tra le donne (11%). Oggi possiamo affermare con certezza che la mortalità cala per certi tipi di tumore (mammella, colon-retto, leucemia e altro), ma non il tumore alle vie biliari e al pancreas: queste forme tumorali, che prima erano considerate rare, aumentano nel Salento. Ce ne parla, nell’intervista odierna, il presidente dell’Ordine dei Medici, primario e chirurgo ospedaliero, specialista dell’apparato digerente, Donato De Giorgi, che ne approfitta per muovere una critica ai dati che riguardano la mortalità al sud.   INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI, DONATO DE GIORGI Presidente, lei nella giornata della lotta contro il cancro, a proposito della mortalità, ha detto che i dati che riguardano il sud sono sfalsati. Cosa intende dire? “Sappiamo che dalla Puglia si muovono ancora tantissimi pazienti per andare a curarsi al Nord. Un cospicuo numero, quando non c’è più nulla da fare, torna a curarsi al sud. Quindi, quando si registra il decesso a causa del cancro, non si tiene conto che il soggetto si è curato al nord. Quando parliamo di cancro, parliamo di malattie che hanno un’alta incidenza di mortalità, qualunque trattamento si faccia, sopratutto se i pazienti non vengono selezionati prima”. Dovrebbero essere selezionati prima dai vari centri? “Ci sono diverse metodiche per approcciare il tumore del pancreas, per esempio: ci sono tumori che possono essere operati di primo acchito, altri che necessitano prima di una chemioterapia che li riduce e altri ancora che non possono essere operati. In quest’ultimo caso il paziente dev’essere avviato a terapie palliative o solo a chemioterapia. Se si operano tutti, a prescindere, la mortalità diventa molto alta”. I dati che si registrano, anche se non aggiornati, al 2020 destano preoccupazione per alcune forme di tumore in aumento? “C’è un aumento dei tumori al pancreas, ma soprattutto della via biliare”. Registrate molti casi anche nel Salento? Certamente. Prima consideravamo il tumore alle vie biliari qualcosa di raro, ora sono diventati piuttosto frequenti i casi (non come i tumori del polmone o della mammella, ma comunque abbastanza frequenti!)”. In tanti si vanno a curare al nord, soprattutto nella fase iniziale, poi, quando non c’è più speranza tornano al sud, vero? “Nonostante siano leggermente diminuiti, i viaggi della speranza continuano incessanti: i pazienti oncologici salentini spesso si rivolgono alla sanità privata convenzionata del nord. Questi centri, che hanno dei volumi elevatissimi, molto spesso hanno dei follow-up che non sempre sono adeguati. I pazienti con forme tumorali molto gravi, oppure con delle complicanze, poi tornano al sud e vengono gestiti e monitorati qui. Quindi non abbiamo dei dati che possano dare un riscontro oggettivo degli esiti delle cure che vengono avviate al nord. C’è un registro, anche regionale, abbastanza preciso, ma non ci dice dove i pazienti vengono curati, qual è il percorso che fanno. Sarebbe interessante avere questo dato per confrontare il tasso di mortalità di chi si cura al sud con chi sceglie di curarsi o di fare una parte della cura al nord”. Intanto, il dato di mortalità per cancro in Italia è ancora fermo al 2016, vero? “I più recenti sono del 2016. Patologie come i tumori alle vie biliari e al pancreas hanno già un’alta mortalità: è chiaro che aumentando i casi aumentano le morti. Quando si parla di dati, ci si concentra molto sul numero di interventi fatti nel campo dell’oncologia e sulla sopravvivenza a un mese dall’operazione: è chiaro che i numeri al sud sono abbastanza attendibili, perché chi decide di curarsi qui, non va a passare l’ultima fase della vita al nord. Invece, chi va a curarsi al nord, quando ormai è in fase terminale, torna al sud. Analizzare i dati in questo modo cambia di molto le cose. Per esempio, all’Ospedale Panico di Tricase c’è un’alta mortalità dovuta ai tumori, ma solo perché vengono affrontati un numero di casi più difficili. A Copertino è inferiore il tasso di mortalità oncologica, quindi c’è una migliore performance, sempre nel 2016, però oggi è diventato un ospedale di base”. I numeri sono fondamentali per i centri che operano i tumori? “Non è detto che fare 2000 operazioni di tumore all’anno e dia risultati migliori di chi ne fa di meno. Certo, è necessario sempre fare un numero adeguato di operazioni, ma non serve fare una quantità industriale di interventi. È importante poi poter seguire il singolo paziente, potersi dedicare ai singoli casi e non agire come se si trattasse di numeri”: Quali sono i centri pubblici nel Leccese per l’intervento sui tumori alle vie biliari? “Lecce, Gallipoli e Tricase. Invece il tumore del colon retto si fa dappertutto visto che la patologia è frequente. Anche per quanto riguarda gli interventi al pancreas le operazioni si svolgono negli ospedali di Lecce, Tricase e qualcuno a Gallipoli”.   Gaetano Gorgoni

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