Salute Sette 

Aggressioni ai medici, lo psicologo: "Persa capacità di mediazione del pensiero"

Le aggressioni ai medici, ai sanitari, agli infermieri e persino agli operatori del 118 sono sempre più frequenti. L’ultima aggressione si è verificata addirittura in sala operator...

Le aggressioni ai medici, ai sanitari, agli infermieri e persino agli operatori del 118 sono sempre più frequenti. L’ultima aggressione si è verificata addirittura in sala operatoria, nell’ospedale Perrino di Brindisi. Oggi, con il presidente dell’Ordine degli Psicologi di Puglia, Vincenzo Gesualdo, proveremo a capire quali sono i meccanismi psicologici che fanno saltare l’autocontrollo e la mediazione del pensiero, che dovrebbe guidare ogni azione. L’esperto ci ha spiegato che l’ambiente e le tecnologie, abituandoci alla velocità, ci fanno pensare di meno e ci rendono più istintivi. Nell’intervista di oggi proveremo a suggerire una “cura sociale”. “Il senso della morte e della sofferenza non è più compatibile con una società che inquadra tutto nel desiderio, nella voluttà e nel realizzare in tempi rapidissimi tutti i nostri obiettivi. Questo ci dà un sentimento di frustrazione che si trasforma in aggressività”.  Gli psicologi individuano l’origine dei comportamenti aggressivi in alcune caratteristiche endemiche all’individuo, come la provenienza da una famiglia in cui l’aggressività è uno stile relazionale diffuso o da un gruppo sociale in cui le modalità interattive sono estremamente violente. Ma, recenti studi, mettono in luce come la moltiplicazione dei comportamenti aggressivi sia dovuta a una società altamente competitiva, che si basa sulla velocità. Vivere in “modo accelerato” impedisce la riflessione e rende istintivi. Raggiungere velocemente l’obiettivo desiderato, la guarigione e i propri desideri sono gli imperativi sociali che spingono l’individuo a interventi non sempre ragionati. L’istinto, il “complottismo” e il sospetto che dilagano nei social e sul web sono elementi che determinano comportamenti sociali molto pericolosi. Il presidente dell’Ordine degli Psicologi punta il dito su famiglia e scuola: è da lì che bisogna ricominciare. È necessario imparare a utilizzare il ragionamento tra il pensiero e l’azione.  I DATI ALLARMANTI Dall'inizio del 2020, le aggressioni fisiche sono già decine in tutta Italia e tre nel solo grande Salento. Familiari, pazienti e accompagnatori troppo spesso si scagliano contro medici o personale sanitario. Il fenomeno, secondo i dati di un recente sondaggio Anaao Assomed diffusi da Ansa, è sempre più preoccupante. La percentuale dei medici che si dichiarano vittime di violenza è schizzata al 66,19%: nel 33,81%  dei casi si tratta di percosse. La percentuale sale tra i dottori in servizio nel pronto soccorso e al 118: chi lavora in questo difficile settore viene aggredito spessissimo, almeno verbalmente (l'80% dei casi). Se si guardano i dati, si scopre che ad avere la peggio sono le donne, che rappresentano il 56% dei casi di aggressioni.  INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DELLA PUGLIA, VINCENZO GESUALDO  Come si può spiegare una recrudescenza delle aggressioni nei confronti di medici e sanitari? Si tratta di sociopatici? Qual è il meccanismo che induce un aggressore a fare irruzione in una sala operatoria per spintonare i medici?  “C’è un livello di aggressività esasperato. Quello che sta venendo meno è il meccanismo di mediazione fra il pensiero e l’azione. manca la consapevolezza. Tutta la società oggi è legata al concetto di velocità, di celerità: questo lascia poco spazio al pensiero. La velocità rende difficile l’acquisizione completa delle informazioni. Le persone si aspettano che accada tutto e subito, non hanno la pazienza di ragionare, di pensare a quello che stanno facendo e l’istinto e l’aggressività prevalgono”.  Mi sta dicendo che la velocità di una società altamente competitiva rischia di imbestialirci?  “Certamente, perché non dà la possibilità di pensare alle proprie azioni. È venuto meno il livello di mediazione del pensiero e anche del processo. Noi ormai siamo abituati a passare dal pensiero istantaneamente all’azione, senza ragionamento. Non ci diamo più la possibilità della sospensione dell’azione. Il senso del processo e che una cosa ha un’inizio, un durante e una fine. Ma oggi uniamo l’inizio alla fine, saltando il momento del ‘durante’ e questo provoca una profonda frustrazione. Questa è una delle cause che sta portando all’imbarbarimento e anche a un atteggiamento cinico”.  Abbiamo perduto la capacità dell’intervento di mediazione del pensiero?  “Questo è avvenuto a tutti i livelli, anche dal punto di vista sociale e nella politica (abbiamo visto che tipo di messaggi mandano i nostri politici ultimamente: istintivi e privi di riflessione)”.  Il web ha inciso sulla perdita di riflessione prima di agire?  “Assolutamente sì. Pensiamo ad Amazon, che realizza in 24 ore tutti quelli che sono i desideri. Basta cliccare”.  Si sta realizzando una disintermediazione: la riflessione tra pensiero e azione è sempre più marginale?  “Esatto, si cerca subito una risposta istintiva. Poi, è chiaro che abbiamo della medicina una visione un po’ idealizzata”.  Ci illudiamo che la medicina debba renderci immortali? “Il senso della morte e della sofferenza non è più compatibile con una società che inquadra tutto nel desiderio, nella voluttà, nel realizzare in tempi rapidissimi tutti i nostri obiettivi. Questo ci dà un sentimento di frustrazione che si trasforma in aggressività. La medicina non è l’arte di far sopravvivere le persone e di non farle morire. La medicina, così come tutte le altre discipline che aiutano l’uomo nella sofferenza, deve avere la capacità di umanizzare il percorso di vita di una persona, non di renderlo immortale”.  Come si può intervenire per cambiare questi comportamenti aggressivi nei confronti di chi è chiamato a prendersi cura di noi?   “Bisogna lavorare sulle famiglie e nella scuola, facendo accrescere il senso civico: questi sono i due pilastri fondamentali. Molto possono fare anche i mass media, che hanno un ruolo importante di mediazione. Il processo è culturale (ci vuole un’inversione culturale): il senso di comunità dovrebbe prevalere sull’individualità”.   Gaetano Gorgoni

Potrebbeinteressarti