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Sanità, cosa cambia nel 2020. Il problema dei medici di base

Come aveva annunciato il ministro Speranza ai nostri microfoni ci sono due miliardi per il Servizio Sanitario Nazionale e due miliardi per l’edilizia e le strutture sanitarie, ma ci sono tropp...

Come aveva annunciato il ministro Speranza ai nostri microfoni ci sono due miliardi per il Servizio Sanitario Nazionale e due miliardi per l’edilizia e le strutture sanitarie, ma ci sono troppe resistenze da parte dei medici di base per l’utilizzo dei 235 milioni messi a disposizione per l’acquisto di strumentazione diagnostica. Molti medici declinano perché significa dover fare tutta una serie di diagnosi (ed esporsi a tutta una serie di errori) senza guadagnare un euro in più. Promesse mantenute per quanto riguarda l’aumento dei fondi e degli investimenti nella sanità. Nell’intervista fatta nei giorni scorsi al ministro Speranza avevamo anticipato tutta una serie di interventi che oggi sono diventati realtà. “Con il via libera alla manovra economica da parte della Camera, diventano Legge l’abolizione del superticket, il più grande aumento del Fondo sanitario degli ultimi anni e tutte le misure destinate ad assumere medici, infermieri e personale” - ha spiegato il ministro della Salute. Sono state stanziate più risorse per il Sistema Sanitario Nazionale per il 2020: un incremento che sale dallo 0,9 all’1,8 per cento. “Una vera cura ricostituente”. Nel 2018 si era partiti con 827 milioni: adesso ci sono 2 miliardi in più. Nella legge di bilancio 2020-2022 ci sono due miliardi per l’edilizia sanitaria: ammodernamento dei luoghi di cura, nuovi macchinari e infrastrutture telematiche. Viene abolito, come promesso, il super ticket che si pagava anche per un’ecografia alla mammella e per tanti altri esami: si caricava un costo di 10 euro. Oggi un esame simile costa 36,15 euro anziché 46,15. Sono state sbloccate le assunzioni di medici, infermieri e sanitari: dovranno essere coperti migliaia di posti che oggi vengono occupati da pensionati o medici stranieri e precari in convenzione. Saranno stabilizzati 32 mila medici e infermieri e 1600 ricercatori. Saranno rinnovati 130 mila contratti nel pubblico e centomila nella sanità privata. Tra i punti che restano critici c’è quello che prevede un rafforzamento della medicina territoriale per decongestionare gli ospedali: 235 milioni a disposizione dei medici di base per le attrezzature diagnostiche di nuova generazione. C’è anche un piccolo contributo di 50,6 milioni in due anni per le farmacie destinati alle prenotazioni delle visite specialistiche, controllo aderenza farmaci  ed esami vari. C’è pure una parte dedicata anche al biotestamento, che oggi è più facile. IL PROBLEMA DEI MEDICI DI BASE I 235 milioni per i medici di base rischiano di restare un buon proposito. Ma si potrebbe considerare il bicchiere mezzo pieno: un primo passo per una medicina territoriale più efficiente. Innanzitutto bisogna chiarire che quella cifra non potrebbe bastare se ogni medico di famiglia in Italia chiedesse tutti gli strumenti previsti. Infatti, il Ministero non si è fermato alla garanzia degli strumenti per la misurazione della pressione arteriosa o del battito del cuore. A disposizione dei medici di base potranno essere fornite apparecchiature per effettuare elettrocardiogrammi, spirometrie ed esami del sangue. La manovra di bilancio 2020 stanzia i fondi necessari per fornire la strumentazione adeguata ai medici di base, ma l’accoglienza è stata fredda. I medici di base potranno usufruire di elettrocardiografi per effettuare ECG, dermatoscopi per le diagnosi precoci dei tumori alla pelle, strumentazione per la spirometria e tutte quelle apparecchiature che generalmente sono di proprietà delle aziende sanitarie. Dal 2020, basterà quindi prendere appuntamento col proprio medico di base per effettuare questo tipo di esami in un tempo ristretto e con costi relativamente contenuti e inferiori rispetto a quelli attuali  sostenuti dal sistema sanitario nazionale, ma molti medici di base hanno evitato ulteriori oneri senza incentivi all’aumento del lavoro. Molti studi medici di base sono già sovraffollati, soprattutto da un’utenza anziana e pensare che oggi esami che potevano essere solo prescritti debbano essere effettuati in ambulatori già congestionati, con un ulteriore carico di responsabilità per l’addetto ai lavori, diventa un impegno di cui in molti cercano di fare a meno. Certo, l’idea è giusta, ma bisogna adattarla alla pratica, magari finanziandola con altre figure collaterali che vengano a fare gli esami specialistici negli ambulatori dei medici di base. Lo scopo è quello di superare le attese per gli esami negli ospedali, ma forse sarebbe stato meglio creare un collegamento virtuoso tra privato e pubblico, facendo smaltire dal primo le liste d’attesa che il secondo non riesce a smaltire. La chiamata in causa dei medici di base per rafforzare la medicina territoriale difficilmente potrà risolvere tutti i problemi delle liste d’attesa, anche se può essere un’idea da sviluppare meglio.  

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