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Pedofilia ed efebofilia: cosa bisogna sapere per intervenire

Oggi trattiamo un argomento poco approfondito da alcuni punti di vista (prevenzione e aspetti medico-legali), nonostante la cronaca locale ci sveli la preoccupante consistenza del problema della pedof...

Oggi trattiamo un argomento poco approfondito da alcuni punti di vista (prevenzione e aspetti medico-legali), nonostante la cronaca locale ci sveli la preoccupante consistenza del problema della pedofilia. Si tratta di un tema tabù. Con lo psicologo e psicoterapeuta Davide Cavagna, che  si è occupato nella sua carriera dei pedofili e delle loro vittime, partiamo dalle differenze tra chi prova attrazione erotica per i bambini e chi la prova verso gli adolescenti per comprendere e conoscere dinamiche mentali, interventi e cure anche a favore di chi subisce le violenze. Di questo problema se ne parla poco e non sempre c’è una preparazione adeguata a prevenirlo e affrontarlo.  Con l’esplosione degli scandali nella Chiesa, tutta la società ha dovuto fare i conti con la realtà: il pedofilo può vestire i finti panni dell’uomo più affidabile e generoso di una comunità. Chi è preda di pulsioni pedofile non è sempre un minorato mentale: può essere molto intelligente e colto. Ma non c’è un solo tipo di pedofilia: sappiamo che i predatori che offendono sessualmente sono i più pericolosi, ma c’è anche una tipologia di pedofilo che non supera determinati confini. Nonostante tutta una serie di studi che sono giunti negli anni a ipotizzare determinate cause scatenanti, non sembra possibile attribuire l'eziopatogenesi della pedofilia ad un'unica classe di eventi, sia intrapsichici sia esterni. Bisogna prendere in considerazione una molteplicità di fattori, tenendo presente che non esiste un'unica tipologia di pedofili, come ci spiega nell’intervista di oggi il dottor Davide Cavagna – Psicologo e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, dottore di ricerca in psicologia sociale e dello sviluppo, che insegna materie psicologiche in istituti di formazione post-universitaria. L’esperto ci spiega che è necessario valutare caso per caso, ma che non si può trascurare nemmeno chi ama la pedopornografia per la possibilità di “escalation” a cui può arrivare.  Per quanto riguarda le cure, in Italia non è ammessa la castrazione chimica, ma si agisce con farmaci e psicoterapia.  I MECCANISMI PSICHICI DELLA PEDOFILIA  In tanti si sono interrogati sui meccanismi che generano la pedofilia: c’è chi ha persino teorizzato che la paura di affrontare una donna adulta faccia ripiegare il soggetto verso una personalità meno potente, che metta minor ansia, cioè un bambino. Ma le dinamiche psicologiche non sono così semplici. Secondo alcuni studi i pedofili hanno bisogno di dominare e controllare le loro vittime, come se supplissero ai loro sentimenti di impotenza durante la crisi edipica. Altri teorici credono che scegliere un bambino come oggetto d’amore sia una scelta narcisistica (scelta oggettuale narcisistica): è come se il pedofilo vedesse la vittima come un'immagine riflessa di se stesso bambino. In questa concezione classica il pedofilo si identifica con sua madre e vede se stesso nella vittima. Molti pedofili sono stati a loro volta vittime di pedofilia: “la conquista sessuale del bambino è lo strumento di vendetta, un senso di trionfo e di potere può accompagnare la loro trasformazione di un trauma passivo in una vittimizzazione perpetrata attivamente” - spiega Glen Owens Gabbard, uno psichiatra e psicoanalista statunitense. Secondo altri studiosi, alla base della perversione della pedofilia ci sarebbe un rapporto malsano tra madre e figlio. Le teorie sulle cause della pedofilia sono tante: da quelle parentali, che vedono le radici nel vissuto all’interno di una famiglia deviante, disfunzionale, dove manca l’identificazione col genitore, al modello delle precondizioni, che si basa sulla convinzione che il pedofilo non abbia capacità di sviluppare relazioni adulte e mature. Insieme a queste teorie, ci sono quelle psichiatriche e quelle del modello neuropsicologico e biologico, che tengono in considerazione anche delle possibili disfunzioni cerebrali. Nonostante le varie teorie, incluso il modello del "sexual learnig", si fa strada un modello misto, che ingloba più cause, più fattori che determinano la perversione del pedofilo. Le spiegazioni sono diverse e bisogna analizzare la vita di ogni pedofilo, individualmente, per inquadrarle, ma sicuramente il fattore familiare e il rapporto con i genitori resta uno degli elementi chiave.  INTERVISTA A DAVIDE CAVAGNA, PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA A ORIENTAMENTO PSICOANALITICO   I “profani” sono convinti che la pedofilia sia una malattia mentale, invece per la medicina e per la psicologia come possiamo definire questo problema? Si tratta di un disturbo, di una perversione sessuale o di un “gusto sessuale” di una persona sana dal punto di vista psichiatrico?   “Sono numerosi gli aspetti che vanno tenuti in considerazione per capire che cos’è la pedofilia, o meglio le pedofilie, perché si tratta di una realtà con molte e diverse sfaccettature. Bisogna innanzitutto distinguere tra pedofilia vera e propria, cioè l’attrazione erotica di individui adulti per soggetti prepuberi, dall’efebofilia cioè l’attrazione per soggetti che sono entrati nell’adolescenza. Nella pedofilia il desiderio sessuale è caratterizzato non solo dalla differenza di età, ma dal fatto che l’oggetto di attrazione è un individuo sessualmente immaturo, quindi fisicamente inadatto e psicologicamente impreparato ai rapporti sessuali. Da un punto di vista medico-psichiatrico, la pedofilia appartiene alle parafilie, termine con il quale si indicano quei comportamenti sessuali atipici chiamati comunemente ‘perversioni’. Ciò che accomuna le varie parafilie è l’esistenza di una pulsione sessuale, non di una semplice inclinazione sessuale: una pulsione è una condizione di eccitazione psicofisica perdurante, che produce fantasie peculiari e conduce a un’azione specifica per soddisfarsi. In psichiatria si distingue infine tra parafilia e disturbo parafiliaco: una parafilia di per sé non è considerata un disturbo mentale se non arreca danni a sé o agli altri, viceversa lo è se comporta disagio fisico o psichico per sé o per altri. A differenza di altre condizioni, la parafilia spesso è infatti ‘egosintonica’, cioè non produce disagio. Pertanto si possono avere casi in cui un individuo ha desideri atipici ma si limita a fantasticarli senza ‘passare all’atto’ (come viene narrato in Morte a Veneziadi Thomas Mann): la pedofilia agita e provoca invece certamente disagio nel minore e pertanto viene considerata un disturbo”.   Ci sono diverse tipologie di pedofilia, dunque...Le capita spesso di studiare o curare pazienti pedofili?    “Come accennavo prima esistono diverse forme di pedofilia, innanzitutto per la varietà di fantasie sessuali che il pedofilo coltiva e per il diverso grado di aggressività o tendenza all’azione che le accompagna. Sul tema si può leggere il bel volume di uno psicoanalista italiano, Cosimo Schinaia, dal titolo Pedofilia pedofilie, recentemente ristampato. In alcune forme particolarmente violente e pericolose di pedofilia il piacere sessuale è quasi secondario, prevale infatti la crudeltà e il sadismo: la pedofilia più che erotica serve a soddisfare pulsioni aggressive e distruttive. Difficilmente un paziente pedofilo, e più in generale un individuo con una parafilia, richiede spontaneamente un trattamento terapeutico, dato che chi vive o pratica una parafilia spesso non prova alcun disagio cosciente: di solito ci si rivolge a un medico o a uno psicologo quando vi sono ricadute fisiche o relazionali negative e compaiono difficoltà nel mantenere una vita normale e serena. Da un punto di vista clinico capita invece che individui che diventano improvvisamente consapevoli di avere fantasie e desideri pedofili chiedano un aiuto specialistico perché spaventati e angosciati dalla presenza di pensieri inappropriati: si tratta quindi di situazioni di paura di essere pedofili”.   Come si può curare un pedofilo socialmente pericoloso? Esistono cure farmacologiche?   “Nel caso dei cosiddetti sex offender è possibile, date alcune condizioni specifiche, avviare un percorso di cura: ad esempio, in carcere sono proposti o previsti anche percorsi psicoterapeutici che aiutino questi individui a capire e modificare le loro motivazioni e sviluppare tecniche di controllo cognitivo-comportamentale delle loro pulsioni. Nel caso di soggetti socialmente pericolosi o particolarmente violenti deve essere valutata anche la presenza di altri disturbi mentali o di personalità che possono contribuire a innescare o a facilitare la condotta criminale. Poiché le pulsioni hanno una base certamente biologica, sono state tentate anche cure farmacologiche (tra cui la cosiddetta ‘castrazione chimica’) i cui risultati sono però ancora molto discussi sia sul piano pratico che etico. Dalla ricerca sperimentale e dalla letteratura scientifica sappiamo comunque che per modificare o trasformare una pulsione sessuale non basta agire solo sul corpo ma bisogna operare a livello psichico per lungo tempo e in profondità, ad esempio con una terapia psicoanalitica”.    L’amante della pedopornografia è sempre un pedofilo praticante alla prima occasione, secondo Lei, oppure il passaggio alla violenza sui bambini è una fase che interessa solo una piccola percentuale di amanti della pedopornografia?    “È difficile dare una risposta univoca, perché bisogna considerare la personalità del pedofilo, oltre alle sue inclinazioni sessuali. La pedopornografia, come tutta la pornografia, permette a chi ne fruisce di soddisfare curiosità e fantasie anche proibite o vergognose acquietando temporaneamente le esigenze pulsionali. Tuttavia è la personalità che fa la differenza: il ricorso alla pornografia in alcuni soggetti modifica stabilmente la ‘psicosessualità’, cioè il modo di pensare e sperimentare emotivamente il piacere sessuale, e quindi può diventare una dipendenza che richiede ‘passaggi all’atto’. Inoltre, poiché per accedere alla pedopornografia bisogna usare volontariamente canali illegali, questa è sicuramente un campanello d’allarme rispetto a una possibile escalation”.    Tra le vittime dei pedofili ce n’è una che dopo 27 anni non ha avuto giustizia. Si tratta di Daniele Gravili, un bambino di 3 anni che fu portato via dal cortile di casa con l’aiuto delle caramelle, quindi violentato in spiaggia e soffocato nella sabbia per non farlo gridare. Un esperto disse che si trattava sicuramente di un minorato mentale che non riusciva a gestire i suoi impulsi. Secondo lei, qual è il profilo di un orco simile? È un sociopatico, un erotomane, un dipendente dal sesso? Non si può trattare di una persona intelligente e apparentemente normale?    “Non conosco il caso in questione e quindi non posso esprimermi in merito a una vicenda tanto drammatica. Il compito degli esperti è quello di valutare la personalità del pedofilo caso per caso e stabilire quale sia la condizione psichica di chi commette atti di pedofilia: se poi il responsabile è un soggetto davvero incapace di intendere e di volere, è chiaro che l’elaborazione emotiva del trauma diventa così ancora più difficile per tutti coloro che a vario titolo ne sono attori. In linea di massima, la sociopatia e la psicopatia – cioè la tendenza a condotte criminali e aberranti rispetto al comune sentimento morale – possono presentarsi in soggetti con ritardo mentale come pure in soggetti di intelligenza normale e perfino in soggetti molto intelligenti. Questo purtroppo ci dice che l’intelligenza non preserva a volte dagli ‘abissi dell’anima’”.    Perché si registrano così tanti casi di preti pedofili o di genitori pedofili? Gli “orchi” cercano ruoli e lavori che dovrebbero essere di garanzia e protezione dei bambini?   “Il personaggio dell’Orco che ci viene dal folklore e dalle favole rappresenta in modo simbolico la paura collegata all’immagine inconscia del ‘padre cattivo’ che divora i bambini. Per questo motivo siamo così fortemente turbati ed emotivamente scossi da notizie riguardanti gli abusi da parte di genitori o sacerdoti che dovrebbero essere dei ‘padri buoni’. Per lo stesso motivo siamo inoltre raramente portati a pensare che possano esistere anche soggetti pedofili di sesso femminile, cioè delle ‘madri cattive’, ma in realtà esistono come purtroppo la cronaca ci dimostra. Le statistiche ci mostrano tuttavia che la pedofilia non si concentra esclusivamente presso alcune categorie di persone: nel caso dei ‘preti pedofili’, la tendenza a sovrastimare la percentuale reale dei soggetti coinvolti deriva da un fenomeno ben noto che i sociologi chiamano ‘panico morale’, provocato dalla distorsione dei dati diffusi dai media. È chiaro però che questi casi salgono agli ‘onori’ o ‘orrori’ delle cronache perché viene manifestamente tradita la fiducia che abbiamo nei confronti di coloro a cui affidiamo i bambini e risulta turbata l’idea che l’amore per i bambini sia una caratteristica psicologica universale. Comunque questo non significa che chiunque si occupi di bambini sia pedofilo, spesso al contrario coloro che operano in questi settori sono persone con una vocazione alla cura dell’infanzia e sincero amore per i più piccoli. Succede però talvolta che il pedofilo, se è un vero predatore sessuale, cerchi di inserirsi in ambienti vocazionali o professionali consoni: occorre quindi maggiore attenzione, ad esempio tramite una corretta valutazione psicologica dei candidati a professioni o a incarichi che riguardano i minori”.   Secondo lei, l’idea della castrazione chimica su chi compie violenza è una cosa irrealizzabile?    “Come dicevo, sono state condotte anche sperimentazioni in tal senso ma, da un punto di vista dell’efficacia clinica, della deontologia professionale e dell’etica pubblica sono piuttosto problematiche. Vedo quindi numerose difficoltà a ricorrere a tale mezzo”.   È vero che molti pedofili possono sviluppare dipendenze da sostanze o depressioni?    “Proprio perché ha a che fare con una esigenza pulsionale persistente, la pedofilia, a volte, può assumere caratteristiche ‘tossicomaniche’, cioè diventare una condizione di eccitamento autoindotto e trasformarsi in un bisogno incoercibile, che è caratteristica comune di ogni dipendenza, non solo di quelle sessuali. Sappiamo inoltre che chi soffre di una qualche dipendenza, nel corso del tempo può anche ricorrere a altre dipendenze per placare la sua ‘fame psichica’ – torniamo così, in un certo senso, all’immagine dell’Orco che divora le sue vittime. Come tutte le condotte tossicomaniche, la dipendenza spesso serve per combattere una profonda sensazione di ‘vuoto’ interiore che può nascondere un vero e proprio disturbo depressivo”.   Un bambino abusato è davvero probabile che diventi pedofilo? Quale meccanismo scatta nella mente dell’abusato?   “Ogni abuso, non solo quelli di natura sessuale (anche maltrattamenti fisici o trascuratezza emotiva), costituisce un evento potenzialmente traumatico nella vita dell’individuo. Nel caso di abusi subiti nell’infanzia il potenziale psicopatologico di questi eventi è enorme, perché altera a volte in modo profondo lo sviluppo della personalità dell’individuo, anche perché l’abusante può manipolare il bambino facendogli credere di essere il responsabile di quanto è avvenuto. Molti studiosi oggi ritengono che chi è vittima di un abuso abbia una predisposizione a diventare abusante perché l’abuso può diventare un pattern comportamentale, un ‘modello operativo interno’ che si replica nelle relazioni future. Da un punto di vista psicoanalitico questo meccanismo psichico viene definito ‘identificazione con l’aggressore’ e serve per sopravvivere psicologicamente a una violenza: la vittima, per non soffrire più, fa proprie le caratteristiche del carnefice. È qualcosa di simile a quel che accadeva ai kapò nei campi di concentramento o alle persone sequestrate che soffrono della cosiddetta ‘sindrome di Stoccolma’. Nel caso del bambino, che si trova fisicamente e psicologicamente inerme di fronte all’adulto e che per giunta è spontaneamente portato a fidarsi degli altri, questo meccanismo può alterare profondamente lo sviluppo successivo della personalità”.   Il pedofilo è cosciente del suo problema? Sa di fare del male? È un soggetto privo di empatia?   “Come si è detto, molto dipende dalla personalità del pedofilo. Alcuni pedofili, specie i predatori sessuali sadici e crudeli, sono consapevoli delle proprie pulsioni, ma non provano vergogna o colpa per il proprio comportamento: si tratta di soggetti antisociali in cui è compromesso o corrotto quello che la psicoanalisi chiama il ‘Super-io’, cioè la struttura psichica che detta le regole morali. Altri possono convincersi che il loro comportamento sia adeguato e possono credere di amare davvero il bambino, oppure si giustificano attribuendo al bambino atteggiamenti seduttivi o sessualizzati: si tratta di soggetti in cui lo sviluppo dell’ ‘Io’, cioè le caratteristiche cognitive e affettive che caratterizzano l’identità personale e sociale, è alterato o distorto, a volte a seguito di traumi. Nei cosiddetti “narcisisti” mancano poi quelle elementari forme di ‘intelligenza emotiva’ che permettono di provare empatia verso gli altri e di riconoscere la gravità del proprio comportamento: questi soggetti sono dunque prevalentemente concentrati su di sé e ignorano i bisogni emotivi altrui o sono portati a manipolarli senza alcun riguardo. Vi sono invece individui che hanno preservato la capacità di provare sentimenti morali ed empatia, e spesso vivono un conflitto che li porta a combattere le proprie pulsioni e a chiedere infine aiuto. Come si può vedere, la gamma è piuttosto varia”. Cosa si può fare per le tante vittime di pedofilia?    “Vorrei concludere con una nota di speranza e un auspicio. Innanzitutto, benché la pedofilia rappresenti qualcosa di terribile per chi la subisce, le vittime possono oggi essere adeguatamente aiutate a superare i loro traumi attraverso opportuni interventi terapeutici. È anche auspicabile, in una società che sia attenta ai bisogni dei suoi membri e soprattutto alla salute e al benessere del bambino, che ci si occupi sempre più approfonditamente  della pedofilia tramite una corretta informazione, educazione, formazione degli operatori e prevenzione, oltre che in termini medico-legali”. Gaetano Gorgoni

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