Salute Sette Lecce 

Materiali e contenitori pericolosi, intervista al dottor Bernardi

Di recente abbiamo parlato della pericolosità dell’alluminio quando viene usato in maniera scorretta e con particolari cibi: oggi completiamo il discorso parlando anche di altri contenito...

Di recente abbiamo parlato della pericolosità dell’alluminio quando viene usato in maniera scorretta e con particolari cibi: oggi completiamo il discorso parlando anche di altri contenitori con un esperto del SIAN dell’Asl che si occupa proprio di queste tematiche. Attenti a non usare le bottiglie di plastica pet dopo che sono finite: la contaminazione microbica avanza e il materiale diventa tossico. Guardia alta anche per i cartoni delle pizze, che potrebbero essere costituiti da carta e cartone riciciclati contenenti quantità di bisfenolo A e dietilesilftalato, tossici per la salute umana: inoltre è altamente sconsigliato mangiare con questi contenitori per il “rischio migrazione”. Ecco tutti i consigli utili sui contenitori da cucina.  Le feste natalizie sono arrivate: la cucina è la grande protagonista dei ritrovi familiari salentini. Oggi vi daremo qualche consiglio per evitare che il materiale tossico rilasciato da certi contenitori danneggi il vostro organismo. Al centro dell’attenzione non solo l’alluminio da cucina, ma anche vari tipi di carta e cartoni che utilizziamo per conservare gli alimenti, le borracce, le bottiglie pet e tanto altro. Inoltre, bisogna fare grande attenzione a non mettere cibi caldi nei contenitori di plastica: rischiamo di far finire nel nostro organismo pericolosi veleno. Oggi vi proponiamo l’intervista a un esperto del Servizio Igiene, Alimenti e Nutrizione per spiegarvi come usare certi contenitori che possono diventare molto pericolosi se usati male.  INTERVISTA AL DOTTOR PASQUALE BERNARDI, DIRIGENTE DEL SIAN (ASL LECCE) Dottore, prima di parlare degli altri contenitori che si posso rivelare pericolosi, chiariamo una volta per tutte il discorso sull’alluminio da cucina. Meglio evitarlo? “L’alluminio è largamente impiegato nel settore alimentare per  la realizzazione di imballaggi e recipienti (pentole, vaschette monouso, caffettiere e film per avvolgere). Il rilascio di alluminio dai materiali a contatto di alimenti è condizionato dalle modalità d’uso e da altri fattori combinati quali il tempo di conservazione, la temperatura e la composizione dell’alimento. Con Il Decreto Ministeriale 18/04/2007 n 76, sono state previste specifiche disposizioni, in particolare i contenitori di alluminio devono riportare in etichetta una o più delle seguenti istruzioni: 1)non idoneo a contatto di alimenti fortemente acidi o fortemente salati; 2) destinato a contatto di alimenti a temperatura refrigerata; 3) destinato al contatto di alimenti  a temperature non refrigerate per tempi non superiori alle 24 ore.  La legge indica ai produttori di materiali l'utilizzo dell'alluminio, come materiale puro (nei recipienti) nei seguenti utilizzi: per un contatto breve, che non sia superiore alle 24 ore, l'alluminio può essere utilizzato in qualsiasi condizione di temperatura; per un contatto prolungato, con tempi superiori alle 24 ore può essere usato solo a temperatura refrigerata o di congelamento (gli studi hanno rilevato che anche dopo 10 giorni in frigo la migrazione dell'alluminio non è avvenuta praticamente per niente); per un contatto prolungato, con tempi superiori alle 24 ore e a temperatura ambiente può essere usato solo con alimenti che non hanno alcuna possibilità di far migrare l'alluminio (spezie, zucchero, caffè, cereali, pasta secca, legumi secchi, ortaggi essiccati). Questo perché più l'alluminio è a contatto con l'alimento, più c'è il rischio di migrazione. In particolare, ciò che aumenta la migrazione è tutto quello che può corrodere il materiale, causando la liberazione di alcuni atomi di alluminio che rimangono nell'alimento. Tra queste ci sono, oltre alla temperatura di cui abbiamo visto un accenno, anche l'acidità troppo alta e il troppo sale: sostanze che possono corrodere la struttura dell'alluminio. Proprio in base a questo, la stessa legge che abbiamo citato dispone di scrivere, sui prodotti in alluminio, una delle quattro seguenti diciture: • Non idoneo al contatto con alimenti fortemente acidi o fortemente salati; • Destinato al contatto con alimenti a temperature refrigerate; • Destinato al contatto con alimenti a temperature non refrigerate per tempi non superiori alle 24 ore; • Destinato al contatto con gli alimenti a basso potere estrattivo a temperature ambiente anche per tempi superiori alle 24 ore. Bisogna infine dire che quando l'alluminio è utilizzato per alcuni prodotti, a volte il problema della migrazione non si pone. Questo accade di solito con le vaschette in alluminio, comode perché molto leggere, che all'interno sono rivestite di un sottile strato di materiale plastico che impedisce il contatto diretto tra il cibo, anche caldo, che contengono, e l'alluminio in sé. Conoscere queste vaschette, quando le acquistiamo, non è difficile: devono avere il simbolo del bicchiere e della forchetta, ad indicare che sono idonee al contatto con gli alimenti. Se invece sulla confezione del materiale sono riportate delle indicazioni, come accade per la carta di alluminio, è molto importante leggerle e rispettarle. Regole per usare in cucina l'alluminio senza rischi sono: • Non usare l'alluminio a contatto con cibi acidi o molto salati. Queste due tipologie di cibo si possono riconoscere semplicemente assaggiando. Se questi cibi vengono a contatto con l'alluminio aumenteranno le possibilità di migrazione. • Non usare l'alluminio per lungo tempo a contatto con cibi caldi  perché l’alta temperatura corrode l'alluminio e ne causa la migrazione. • L'alluminio può essere utilizzato anche per brevi cotture e cambiare contenitore per la conservazione al fine di evitare fenomeni di migrazione. • Bisogna evitare l’uso dell’alluminio per la preparazione e conservazione degli alimenti destinati al consumo da parte dei soggetti piu’ sensibili (bambini,  anziani e soggetti con problemi renali) nei quali ci sono maggiori possibilità di accumulo per una ridotta attività escretoria Infatti la soglia di tolleranza per i soggetti appena citati è minore. • Nei forni a microonde, l'alluminio è sempre da evitare perché  riflette le microonde, rimandandole al dispositivo che le emette. Con queste regole si può fare un utilizzo dei prodotti in alluminio ottimale e soprattutto non rischioso per la salute. La pellicola di alluminio è comoda per la conservazione, e soprattutto per evitare il contatto con cibi esterni e con l'ambiente esterno (per cui preserva dalle contaminazioni crociate), ma per evitare la migrazione bisogna seguire tutti i consigli riportati, perché i danni da bioaccumulo, si vedono solo a lunghissimo termine (decine di anni)”. Le istituzioni sanitarie hanno messo sotto osservazione anche i cartoni per pizza: perché?  “Il Controllo della normativa MOCA è parte integrante dell’attività ispettiva, come previsto dall’art.3 del Reg Ce 852/04 riferito all’allegato II capitoli V e X del Regolamento stesso, inoltre è previsto dal PRIC acronimo di piano Regionale integrato dei controlli e dal Piano Locale dei controlli stabilito annualmente dalla ASL e contestualizzato alla realtà territoriale. Sono previsti anche dei campioni sui moca per valutare la migrazione globale e specifica. Il controllo prevede la verifica dello stato di manutenzione ed usura dei moca e nel caso di obsolescenza o eccessiva usura, detti moca dovranno essere dismessi. Gli utilizzatori dei moca, in base alle norme vigenti, devono dimostrare all’Autorità Competente della ASL l’idoneità all’uso dei cartoni per pizze, tramite certificazione rilasciata dal produttore. In tal modo il consumatore finale è salvaguardato. I cartoni delle pizze potrebbero essere costituiti da carta e cartone riciciclata contenenti quantità di bisfenolo A e dietilesilftalato,tossici per la salute umana. Ma la questione ‘cartoni per pizza contaminati’ è ben più vecchia di quanto si possa pensare: rilievi furono fatti per sostanze diverse già nel 2007 da un team di ricercatori dell’Università di Milano, coordinato dal professor Fernando Tateo. All’epoca fu evidenziata la contaminazione da parte di sostanze particolarmente preoccupanti: gli ftalati, sostanze tossiche per la riproduzione, già banditi dai contenitori per alimenti così come dai giocattoli per i bambini più piccoli. Sostanze, la cui presenza fu imputata ancora una volta alla carta riciclata impiegata e proveniente da inchiostri, lacche e adesivi usati nel materiale originale. Il problema è che nei cartoni la temperatura raggiunge i 60/65 gradi e siccome la pizza resta all’interno del contenitore per molti minuti c’è un serio problema di migrazione. L’aspetto critico è che alcuni cartoni suggeriscono addirittura di riscaldare le pizze nel forno con il contenitore. In effetti  alcuni consumatori lo fanno e, anche se è presente tra le istruzioni la possibilità di scaldare il cartone, il suggerimento è di evitare questa procedura. Oltre a questa pratica, molti più consumatori sono abituati a utilizzare il cartone come ‘piatto’ in cui mangiare la pizza: è fortemente sconsigliato perché in questo caso il problema migrazione può essere accentuato da eventuali danni che possono generarsi sull’interno del cartone (tagli che possono sgretolare il cartone)”.  Molti genitori hanno sostituito le borracce di plastica dei propri figli con quelle in acciaio, ma bisogna fare attenzione anche con questo materiale? L’acciaio inox può fare male alla salute? “Le aziende produttrici di contenitori di acciaio inox, in base alle norme vigenti, Reg Ce n 1935/2004, D.L. 29/2017, Reg UE 2023/2006, Reg Ce 178/02 e norme specifiche in materia, hanno l’obbligo in quanto operatori economici, di registrare l’attività di produzione presso il SUAP del Comune dove insiste l’insediamento produttivo, di possedere i requisiti generali in materia di igiene, di dimostrare all’Autorità competente della A.S.L.  S.I.A.N. di aver posto in essere le buone pratiche di fabbricazione e di dimostrare procedure documentate (risultati analitici- parametri chimici- prove di migrazione), oltre che la gestione dei prodotti non conformi  e la rintracciabilità ritiro-richiamo. Se si rispettano le regole di produzione e uso e i contenitori vengono lavati adeguatamente, non ci sono problemi”.  Quali sono i rischi dell’uso della ceramica in cucina?  “Le tipologie di imprese alimentari sottoposte a controllo ufficiale, anche tramite Audit, sono tutti i produttori di MOCA, comprese ceramiche. Normalmente il  personale addetto alle lavorazioni in tali aziende è adeguatamente formato e informato sui pericoli associati alla preparazione di oggetti destinati al contatto con gli alimenti, tutti gli smalti, i colori e le cristalline impiegati nelle operazioni di finitura di contenitori di ceramica destinati al contatto con gli alimenti, devono essere privi di piombo e di altre sostanze chimiche non idonee al contatto degli alimenti. Ovviamente tutto ciò dev’essere dimostrato all’Autorità Competente del S.I.A.N della ASL di Lecce, nel corso del Controllo Ufficiale o ispezione o Audit. Importatori/Depositi all'ingrosso di MOCA e produttori di alimenti (impianti registrati e riconosciuti CE) che utilizzano MOCA devono possedere il certificato rilasciato dalla ditta produttrice che i MOCA sono idonei a venire a contatto con gli alimenti. Stesse regole per i rivenditori di alimenti (impianti registrati) che utilizzano MOCA. I campionamenti dovranno essere effettuati prevalentemente presso le aziende di produzione, di importazione e di deposito all’ingrosso, nonché in caso di riscontro di non conformità alla verifica documentale. Le verifiche  analitiche si riferiscono principalmente a: - Prove di migrazione globale - Prove di migrazione specifica per la ricerca di piombo, cadmio. Le prove di migrazione globale saranno effettuate su tutti i materiali ed oggetti in ceramica destinati a venire a contatto con alimenti. Se le ceramiche utilizzate in cucina sono accompagnate dalla dicitura: idonee  a venire a contatto con le sostanze alimentari, così come indicato nei precedenti quesiti, non c’è alcun problema in quanto è sottinteso che la ditta produttrice di ceramiche, abbia effettuato a monte tutte le prove di migrazione in merito al rischio di piombo e cadmio soprattutto per l’utilizzo di colori”.  Che tipo di problemi può dare il riutilizzo della plastica in cucina, soprattutto per gli oggetti usa e getta?   “Sono state approvate direttive europeeche stabiliscono indicazioni dettagliate, come il Regolamento quadro CE 1935/2004 o il più recente 2016/1416. Le plastiche alimentari devono sempre essere marchiate e riconoscibili, contraddistinte dal simbolo con il bicchiere e la forchetta o dalla dicitura ‘per alimenti’. Talvolta possono essere presenti anche indicazioni precise sul corretto utilizzo degli oggetti. Se usate impropriamente, purtroppo, anche le plastiche alimentari – e in particolare alcune di esse – possono rilasciare sostanze chimichedi vario tipo, come additivi, residui o prodotti dovuti alla degradazione dei materiali. Con il PET (polietilene tereftalato, numero 1) vengono realizzate bottiglie e recipienti trasparenti per acqua, bibite e cibi. Questo tipo di plastica per alimenti è sicura se impiegata per contenere prodotti freddi. Il calore, infatti, ne favorisce la degradazione, che può rilasciare sostanze nocive con l’antimonio e l’acetaldeide. Questi contenitori sono concepiti per essere essenzialmente monouso, quindi, non dovrebbero essere riutilizzati a lungo Il PVC(polivinile) è potenzialmente pericoloso, perché rilascia ftalati. Se bruciato libera diossina, anche per questo si sta cercando di sostituirlo con altri materiali. Per la sua resistenza, in genere si utilizza per realizzare banner pubblicitari, striscioni e rivestimenti da esterno. Può essere presente anche nelle pellicole trasparenti per avvolgere i cibi, anche se la sua presenza nei materiali per alimenti è sempre più rara. Sono sempre da preferire le pellicole con le diciture ‘Senza PVC’, ‘PVC free’ o ‘Non contiene ftalati’.  Le plastiche potenzialmente più pericolose (policarbonato, resine epossidiche e melammina), possono rilasciare sostanze nocive come il bisfenolo A e la formaldeide. Questi materiali sono utilizzati per produrre stoviglie, bicchieri, piatti e recipienti rigidi antiurto. Questi oggetti non devono mai essere scaldati o entrare a contatto con cibi molto caldi. Per quanto attiene Il riutilizzo del bicchiere di plastica monouso, allo stato attuale non ci sono studi scientifici validati in merito. Sarebbe buona norma così come per le bottiglie monouso non riutilizzarli a lungo e a contatto con bevande calde”.   La bottiglia d’acqua di plastica dev’essere eliminata dalle nostre tavole? Fa sempre male? “Non esiste alcuna controindicazione, allo stato attuale, all’utilizzo della plastica destinata a venire a contatto con gli alimenti, quindi non fa male a condizione che ci si attenga alle indicazioni illustrate nei precedenti quesiti e la bottiglietta non sia riutilizzata: le bottiglie di plastica in PET sono progettate per essere usate una sola volta. Questo significa che, una volta svuotate, dovrebbero essere smaltite. Un utilizzo prolungato di questi contenitori potrebbe intaccarne le caratteristiche sia fisiche (tendono a deformarsi e il tappo può non chiudersi bene) sia chimiche e permettere che la plastica venga a contatto più facilmente con gli alimenti. Utilizzarle più volte (anche per bevande che non siano l’acqua, addirittura calde) non è consigliabile, neanche dal punto di vista igienico, perché potrebbe verificarsi una contaminazione microbica e soprattutto se esposte al sole per lungo tempo potrebbe comportare un’alterazione della microflora microbica. L’acqua in bottiglia di plastica deve essere conservata in un luogo fresco, lontano e al riparo della luce del calore e del sole. Infatti l’acqua esposta per lungo tempo al sole e al calore si può alterare e se ingerita potrebbe disturbare l’equilibrio della flora batterica”.  Gaetano Gorgoni 

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