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Risonanza magnetica, bloccare abusi e puntare su grandi macchine

Nel Centro Calabrese di Cavallino si è tenuto un convegno per fare chiarezza sulle grandi opportunità che offrono alcuni strumenti diagnostici, ma anche sulle criticità. È ...

Nel Centro Calabrese di Cavallino si è tenuto un convegno per fare chiarezza sulle grandi opportunità che offrono alcuni strumenti diagnostici, ma anche sulle criticità. È stato ribadito il concetto della necessità di lavorare con “grandi macchine”, affermato dalla giurisprudenza, e del rapporto virtuoso tra medico di base e radiologo. “Conversazioni di risonanza magnetica tra mito e realtà” ha chiarito gli aspetti tecnici e applicativi della risonanza magnetica a seconda del distretto corporeo da esaminare, ma anche quelli legali.  Le risonanze magnetiche non sono tutte uguali: si deve partire da questo fondamentale presupposto. Oggi esistono strumenti di nuova generazione, ma è necessario partire dal concetto di “grandi macchine”: le uniche con la potenza adeguata a fare una diagnosi puntuale (come hanno spiegato le sentenze dei giudici amministrativi). Le apparecchiature di risonanza magnetica con valori di campo statico di induzione magnetica non superiori a 0,5 Tesla non possono essere assimilate alle apparecchiature di risonanza magnetica, in quanto, indipendentemente dal distretto anatomico oggetto di indagine, per le prime non è richiesta autorizzazione all’installazione e all’uso, mentre per le seconde l’autorizzazione alla installazione è rilasciata, previa verifica della compatibilità, dalla Regione o dalla Provincia autonoma territorialmente competente. La differenza è enorme anche sul piano diagnostico: solo le apparecchiature con una certa potenza possono garantire indagini diagnostiche efficienti. Però, nonostante i grandi passi in avanti della tecnologia, la grande macchina non basta: è ancora centrale la figura del radiologo, che è pur sempre un medico specializzato in scienza dell’immagine, cioè nella diagnostica. L’occhio e l’esperienza sono fondamentali. “Anche il radiologo ha un approccio clinico e mette al centro il paziente costruendo un rapporto più umano. Senza il medico in grado di usare la macchina qualsiasi tipo di attrezzatura di ultima generazione non ha alcun senso” - spiega la dottoressa Maria Luisa Calabrese responsabile del Centro Radiologico insieme al dottor Ruggiero Calabrese. Il titolo del Convegno richiama un vecchio libro “Conversazioni sui raggi X”, del Professor Umberto Nuvoli, maestro del nonno Ruggiero Calabrese, primo radiologo della famiglia. Il nipote Ruggiero Calabrese ripercorre le grandi tappe che hanno che hanno fatto progredire la diagnostica per le immagini. La risonanza magnetica è una scoperta della modernità: la sperimentazione parte nel 1947. Negli anni ‘50 nasce lo spettroscopio e dopo molti anni arriva la risonanza magnetica. Oggi si possono ottenere immagini straordinarie, nitide e precisissime di qualsiasi parte del corpo come dimostrato dalle comunicazioni della Dott.ssa Adriana Paladini del Dott. Tommaso Condò e del Dott. Michele Corrado. La tecnologia ha fatto passi da gigante. Il principio di funzionamento si basa nel sottoporre il paziente ad un forte campo magnetico statico. L’intensità del campo magnetico varia fino sino tre tesla (anche se il dottore Calabrese ci spiega che esistono all’estero macchine che raggiungono i 7 tesla): quello che è necessario sapere è che utilizzando una macchina sotto i 0,5 tesla per determinate zone del corpo non stiamo facendo un esame adeguato. CORRETTEZZA DI UTILIZZO E PRESCRIZIONE DI PRECISIONE  Uno dei temi più attuali è quello della prescrizione non adatta: non si deve sempre ricorrere alla risonanza magnetica, che in determinati casi è assolutamente inutile per la diagnosi. “Capita che mi si chieda lo studio di un polmone con la risonanza magnetica, quando è impossibile studiare il parenchima polmonare con questo strumento diagnostico - spiega il dottor Ruggiero Calabrese - Anche se questi errori di richiesta sono rari, io consiglio sempre di creare un collegamento diretto col medico di base che fa la prescrizione iniziale. Collaborare significa perdere meno tempo, unire le forze e le competenze, ottenendo un risultato migliore. Nel mondo di internet e nella società della comunicazione spesso non si alza il telefono per chiedere qual è l’indagine più appropriata. È importante la connessione tra medico di base e radiologo”. Un altro problema che mette in luce il responsabile del Centro Calabrese è l’utilizzo abusivo (anche dal punto di vista legale!) di macchine a basso campo per distretti del corpo che non possono essere studiati con una bassa potenza. “Le macchine a basso campo possono essere utilizzate per gli studi articolari. Esistono ‘macchine dedicate’ in grado di esaminare solo alcuni distretti corporei: si tratta di macchine da 0,3 tesla, che possono studiare ginocchio e spalla, ma che non possono essere utilizzate  su altri distretti corporei, perché non vedrebbero problemi che con macchine più potenti verrebbero a galla subito. Stiamo parlando di tutela del paziente, che non dev’essere preso in giro. Quando studiamo strutture nobili,  come addome ed encefalo, abbiamo bisogno di macchine da 1 a 3 tesla”.  IL RAPPORTO VIRTUOSO TRA PUBBLICO E PRIVATO   Esistono ancora le liste d’attesa perché pubblico e privato non riescono a stabilire un rapporto virtuoso. Nel pubblico le macchine si rompono, le liste restano lunghe. Eppure basterebbe stabilire dei budget supplementari e adeguati tutte le volte che gli ospedali si trovano ad affrontare liste d’attesa insostenibili o problemi tecnici. Ricordiamoci che costa molto di più al sistema sanitario non diagnosticare una patologia o fare la diagnosi con strumenti inadeguati. L’importante è rivolgersi a centri capaci di garantire tecnologie adeguate e medici esperti. “È necessario lavorare con le strutture territoriali e con i medici di base per evitare che i pazienti intasino le strutture necessarie alle emergenze, cioè gli ospedali - spiega la dottoressa Adriana Paladini - Dobbiamo dialogare con i nostri colleghi e creare una rete di medicina territoriale efficiente: solo così si possono eliminare le liste d’attesa”. Gaetano Gorgoni  

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