Economia e lavoro Puglia sette 

Uva da tavola, CIA: «Nei supermercati costa un occhio, ai produttori prezzi da fame»

L'associazione degli agricoltori denuncia le storture della Grande Distribuzione e richiama un intervento della politica


Un prezzo altissimo per i consumatori, uno sempre più al ribasso per i produttori: l’uva da tavola sui banchi della Grande Distribuzione Organizzata a volte costa un occhio della testa, ma agli agricoltori che producono quell’uva vengono riconosciuti prezzi da fame. La denuncia arriva dalla Cia Agricoltori Italiani- Puglia

«Se alle imprese agricole non è garantita la giusta remunerazione per il loro lavoro e per i loro prodotti, quello che si attiva è un cortocircuito negativo che ha effetti su tutto: mortalità delle aziende, perdita di posti di lavoro, minori investimenti nella qualità dei prodotti, più rischi potenziali per le tasche e la salute dei consumatori - ha spiegato Raffaele Carrabba, presidente regionale - in pratica, la GDO scarica su produttori e consumatori gli effetti di politiche tese a incrementare sempre di più il proprio fatturato a danno dell’agricoltura e dei cittadini».

«E’ un problema politico, oltre che di filiera e di mercato”, ha aggiunto - se la politica non interviene con misure, correttivi, regole più stringenti per la GDO e un patto che riequilibri il potere contrattuale delle parti, assisteremo a un progressivo ma sempre più veloce impoverimento del settore vitivinicolo, già sottoposto a prove durissime e drammatiche come gli effetti dell’emergenza pandemica e quelli degli eventi atmosferici estremi. Nelle ultime 24-36 ore, i vigneti di una buona parte della Puglia hanno subito danni rilevanti a causa delle nuove grandinate che si sono abbattute con particolare violenza sulle province di Foggia, Bari e Taranto. Se la politica europea, assieme ai livelli istituzionali nazionali e regionali non prende coscienza di queste problematiche sarà dura per la Puglia continuare a preservare i livelli occupazionali e il patrimonio d’eccellenza rappresentato dalle aziende vitivinicole che, bisogna ricordarlo, sono anche un presidio irrinunciabile per la tutela degli ambienti rurali e il ripopolamento delle aree interne oggi sempre più minacciate da emigrazione, degrado e furti nelle campagne».




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