Cronaca Puglia sette 

Operazione antimafia della Dda: colpo alla Scu, 10 arresti

Operazione “Nexus” nel brindisino: l'accusa è di aver fatto parte di un'organizzazione di stampo mafioso riconducibile alla Sacra Corona Unita dedita soprattutto a rapine ed estorsioni.

Maxi operazione antimafia della Dda di Lecce ne brindisino: 10 persone sono finite in manette con l'accusa di aver fatto parte di un'organizzazione di stampo mafioso riconducibile alla Sacra Corona Unita dedita soprattutto a rapine ed estorsioni.

Questa mattina i i carabinieri della Compagnia di Brindisi, con il supporto dello Squadrone Carabinieri Eliportato Cacciatori “Puglia” e del Nucleo Cinofili di Modugno hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, nei confronti di 10 indagati, 8 residenti a Brindisi, uno detenuto per altra causa presso la casa circondariale di Livorno, uno in atto sottoposto agli arresti domiciliari nel comune di Erchie. Tra loro, 5 sono stati reclusi presso le carceri di Taranto e Lecce, e 5 sottoposti agli arresti domiciliari.

Gli arrestati sono ritenuti responsabili di aver fatto parte della medesima organizzazione criminale di tipo mafioso, capeggiata da uno degli odierni indagati e riconducibile alla frangia della “Sacra Corona Unita” del mesagnese Campana Francesco, dedita alla consumazione di reati contro il patrimonio (in particolare rapine, estorsioni, furti e ricettazione), commessi in concorso negli anni 2014, 2015 e 2018.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Nexus”, ed inizialmente diretta dalla Procura della Repubblica di Brindisi è stata condotta dalla Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Brindisi, e trae origine da una rapina a mano armata perpetrata la sera del 22 febbraio 2018 ai danni di una tabaccheria di Brindisi, a seguito della quale, dopo un inseguimento, vennero tratti in arresto in flagranza di reato tre soggetti del luogo. Nel prosieguo delle ricerche dell’arma utilizzata nella rapina e del denaro provento del reato, il personale operante constatava, lungo una strada interpoderale percorsa dai rapinatori in fuga, la presenza di due soggetti, anch’essi tra gli odierni indagati, noti per i loro collegamenti con personaggi di spicco della locale criminalità organizzata. La predetta circostanza, valutata nei termini di un’anomala coincidenza, apriva il campo all’ipotesi investigativa circa il coinvolgimento, in ordine all’evento delittuoso, di altri soggetti e forniva al contempo spunto per l’inizio di un’attività tecnica d’intercettazione. In particolare, le conversazioni successivamente captate consentivano subito di rilevare elementi di rilevanza investigativa in ordine all’esistenza di un’associazione a delinquere di tipo mafioso, dedita alla consumazione di reati contro il patrimonio, specialmente estorsioni, promossa e diretta dal carcere da uno degli indagati.

Lo sviluppo successivo delle attività tecniche e l’esito di numerosi servizi di osservazione e pedinamento svolti sul terreno dai Carabinieri di Brindisi, oltre a delineare i ruoli dei partecipi e, in particolare, quello del capo e promotore dell’associazione il quale che veicolava gli ordini nel corso dei colloqui settimanali con la compagna, avvalendosi anche dei cd. “pizzini”, permetteva altresì di acquisire una solida piattaforma probatoria in ordine alla consumazione di una serie di reati contro il patrimonio (quali rapine, furti, ricettazioni ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso), avvenuti ai danni di commercianti della zona. In particolare, tra gli episodi più significativi, veniva riscontrato un episodio di esplosione di colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio nei confronti di un noto autoconcessionario di Brindisi ed il successivo danneggiamento a mezzo di incendio di alcune vetture parcheggiate all’interno dell’autosalone, con la conseguente richiesta estorsiva ai danni del proprietario.

I riscontri effettuati nel corso delle indagini consentivano altresì di rinvenire e sequestrare diversi autoveicoli, oggetto di furto in provincia di Brindisi e poi restituiti agli aventi diritto, asportati col fine di attuare le azioni delittuose dell’organizzazione criminale o finanziarne le attività illecite.

L’intera attività d’indagine è stata coordinata dai Pubblici Ministeri d.ssa Giovanna Cannarile della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dott. Giovanni Marino della Procura della Repubblica di Brindisi.

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